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Piacere, sono un po' incinta

05/11/2010 10:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Piacere, sono un po' incinta

«Quando ho letto la sceneggiatura, ho riso molto e questo non mi capita spesso...

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«Quando ho letto la sceneggiatura, ho riso molto e questo non mi capita spesso. Alla fine ho pianto e ho pensato tra me e me: posso trasportare sullo schermo buona parte di questa storia, sarà un film pieno di soddisfazioni!». Queste le parole di Alan Paul in merito al suo debutto come regista, dopo un passato da produttore e l'esperimento alla regia sul piccolo schermo in alcuni episodi di Six Feet Under. L'idea, seppur non geniale o particolarmente originale, è intrigante: cosa succederebbe se, abbandonando un sogno e ripiegando drasticamente su un “piano B”, si presentasse l'occasione di una vita, ma fosse ostacolata proprio dal piano di riserva appena messo in atto? L'esempio è generico, ma nello specifico la sceneggiatura di Kate Angelo vorrebbe scavare nelle possibilità di un rapporto di coppia vissuto “al contrario”, dove la responsabilità di un figlio viene vissuta ancor prima di quella della costruzione del rapporto stesso: una situazione, nelle intenzioni, tragicomica. Quello che però è tragicomico, ahinoi, è il risultato finale.


Al largo dei suoi trent'anni, l'orologio biologico della bella Zoe (Jennifer Lopez) comincia a farsi sentire, insieme ad un desiderio, decisamente poco sopito, di maternità. Prendersi cura dei cuccioli del suo pet shop non le basta più: quel che desidera veramente è un frugoletto per casa. Ma come fare, in assenza di un fidanzato/marito con cui portare a compimento l'impresa? Semplice: sfruttare la scorciatoia rappresentata dall'inseminazione artificiale, per assicurarsi una progenie “su misura”. Ma proprio quando Zoe era convinta di volere una vita da mamma single, ecco arrivare nella sua vita il bello e dolcissimo Stan (Alex O'Loughlin). Come affrontare una nuova relazione di coppia con in grembo il bebè di qualcun altro?


In teoria Piacere, sono un po' incinta dovrebbe essere una commedia romantica e divertente, con spunti sagaci e sarcastici sull'assoluta impreparazione dell'essere umano, nonostante tutto, al mestiere di genitori. Nonché una storia sull'amore che, se vero, oltrepassa ogni stereotipo e difficoltà. Purtroppo il nuovo film con protagonista l'attrice/cantante/stilista newyorkese non è niente di tutto questo, dimostrandosi solo un'accozzaglia piuttosto volgarotta – e assolutamente di parte – di luoghi comuni sull'argomento “maternità”. È un peccato perché la pellicola inizia con scioltezza, ma si perde già dopo i minuti iniziali in una sceneggiatura che non va da nessuna parte, se non verso un finale scontato quanto ridicolo. Risulta davvero difficile affezionarsi ai protagonisti della vicenda: Zoe è anaffettiva ed egoista a livelli da guinness, eppure la morale da romanzetto harmony vuole che trovi in Stan un compagno tanto bello, comprensivo e sensibile, quanto “fessacchione”, vista la sua ostinazione ad ingabbiarsi in relazioni complicate e poco producenti. Ma si sa: l'amore è cieco. Sono gli sceneggiatori di Hollywood, invece, a vederci benissimo! Volendo raggiungere il disilluso (ma in fondo sempre trasognante) target medio, la sceneggiatrice Kate Angelo confeziona così una trama “precotta” che raggiunge il suo pubblico ideale senza colpo ferire.


Al di là della controversa morale del film, dei suoi personaggi stereotipati e delle situazioni surreali quanto scontate, c'è ben poco in The Back-up Plan, se non alcune delle scene meno eleganti della storia del cinema (vedasi la scena del test di gravidanza, fulgido esempio di volgarità gratuita e mancanza di idee). J.Lo, dal canto suo, entra bene in parte nonostante i suoi noti limiti recitativi, ma l'ingrato ruolo assegnatole non la salva da scene sinceramente imbarazzanti, che un sex-symbol come lei, per quanto autoironico, farebbe bene ad evitare. Bravo O'Loughlin, che abbina semplicità ed avvenenza facendone un ottimo “principe azzurro della porta accanto”, al quale auguriamo però di affrancarsi dal livello medio-basso delle ultime pellicole da lui interpretate (Whiteout - Incubo bianco). La mano di Alan Paul, invece, risulta quasi invisibile, con una rappresentazione scenica che risente molto del suo passato televisivo, senza aggiungere alcun guizzo creativo o soluzione alternativa nella scansione dello spazio-tempo. Non che si richieda a tutti gli esordienti l'estro di un Mark Webb, ma qualcosa in più del minimo sindacale, se si vuole avere un futuro sul grande schermo, è giusto dimostrarlo. Arrivati a questo punto, non resta che sperare, per la Lopez attrice, in un vero e proprio "piano di riserva"!.


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