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Aiuto Vampiro

05/10/2010 10:00

Giuseppe Salvo

Recensione Film,

Aiuto Vampiro

Dalla serie di Buffy – The vampire slayer ideata da Joss Whedon, alla fortunatissima saga di Twilight, la traslitterazione in chiave giovanilistica del gotico u

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Dalla serie di Buffy – The vampire slayer ideata da Joss Whedon, alla fortunatissima saga di Twilight, la traslitterazione in chiave giovanilistica del gotico universo dei vampiri ha sempre suscitato la grande approvazione di un pubblico non necessariamente legato ai sussulti emotivi dei teen-ager. Un oscuro anfratto quello dietro la quale si celano i gelidi eliofobi, che nasconde anche le tentacolari attrazioni della ribellione al bigottismo, l’avversione alle imposizioni, la trasgressione delle regole borghesi alle quali adolescenti pubescenti raramente riescono a resistere. L’ultimo giovane svezzato a turbe pulsanti e assetate di curiosità è Darren Shan, protagonista della saga di dodici libri partoriti dalla penna dello scrittore irlandese Darren O’Shaughnessy, che narra le vicissitudini del ragazzo da una vita normale ad assistente di un vampiro, nel mezzo di una vera e propria girandola di bizzarre visioni ed eccentriche creature.


Darren (Chris Massoglia), liceale forgiato a immagine e somiglianza dei valori e delle regole impostegli dai propri genitori, giunge in possesso di un volantino che pubblicizza l’arrivo in città del Cirque du Freak. Incuriosito dall’insolito opuscolo, il giovane viola il vieto di frequentare il suo migliore amico Steve (Josh Hutcherson), considerato dalla famiglia un poco di buono, e decide di recarsi al luogo dell’unica esibizione programmata dalla bizzarra carovana circense. Lo spettacolo si rivela un’inaudita passerella di creature grottesche che si esibiscono in numeri di magia e macabro intrattenimento: dall’uomo lupo alla donna barbuta, i personaggi del circo itinerante lasciano sbigottiti i due giovani spettatori. Steve riconosce in uno di loro, Larten Crepsley (John C. Reilly), un vampiro raffigurato in uno dei suoi libri, ma Darren è più interessato al velenosissimo ragno addestrato a muoversi sulle musiche del flauto di Crepsley; infiltratosi nel camerino di quest’ultimo, lo ruba, nascondendolo nello zaino. Quando, il giorno dopo a scuola, il ragno morde Steve, Darren, per salvare l’amico in pericolo di vita, si rivolge all’unica persona in grado di aiutarlo. Il patto è solenne: in cambio dell’antidoto, Darren dovrà abbandonare la vita vissuta finora per essere iniziato dal vampiro Crepsley, e seguirlo come assistente.


Dimenticate gli acuminati canini e gli occhi glaciali di Angel, come pure gli schizzi vermigli di Underworld. Paul Weitz unisce i primi tre libri de La saga di Darren Shan, e confeziona una pellicola avvincente pur tenendosi a debita distanza dalle orrorifiche atmosfere del genere vampiresco. I succhiasangue (letteralmente, visto che i vampiri di O’Shaughnessy non dilaniano il collo delle vittime ma succhiano delicatamente il sangue da una fessura incisa con le unghia) non sono più gli aristocratici esseri della tradizione, ma degli emarginati giocolieri in una carovana di freak, molto più vicini, per attitudini e capacità, alle meraviglie dei mutanti ragazzi Marvel che ai malformi di Tod Browning, con in più stravaganze e amenità che sembrano provenire, nelle forme e nello stile (colori vivaci contrapposti a cupe atmosfere) dalla giostra espressionistica di Tim Burton. Ci si mantiene lontani dal prendersi sul serio, e la levità che attraversa i temi del film (dall’amicizia all’adolescenza che si compie, alla morte), se talvolta conferisce al racconto toni da commedia nera (Darren che, mentre attende di essere disseppellito dopo aver finto la morte, dentro la bara si passa il tempo col telefonino), mantiene pur sempre ritmi sostenuti e divertenti. Ci si avvale inoltre di volti conosciuti, del cinema comico (il carismatico John C. Reilly che, essendo un vampiro, è solito augurare buongiorno prima di andare a dormire) e non (i vari Ken Watanabe, Willem Dafoe), che sembrano apprezzare di buon grado la natura fantasiosa del film (si pensi a Salma Hayek nei panni della donna barbuta). Gli appassionati del genere fantasy o gli spettatori in vena di svago troveranno lo sperimentale Grand Guignol del regista di American Pie e About a Boy coinvolgente e assolutamente gradevole.


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