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Il Maledetto United

04/08/2010 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Il Maledetto United

La storia di Brian Howard Clough, il primo special one

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Trent’anni prima che Jose Mourinho si accasasse a Stamford Bridge, il football inglese aveva già conosciuto uno Special One. Brian Howard Clough veniva da Middlesbrough, dal North Yorkshire operaio: la sua carriera è stata una delle più incredibili della storia del calcio, tanto da diventare quasi una leggenda. Atteggiamento perennemente sopra le righe, dialettica sprezzante e sferzante, invettive e attacchi agli avversari da lasciare a bocca aperta ma conditi da risultati clamorosi che lo mettevano al sicuro da qualsiasi critica: il potenziale deflagrante del suo personaggio fu limitato dal ruolo ancora pionieristico che i media, particolarmente la televisione, avevano all’interno dello sport. Ex attaccante, con valanghe di gol segnati nelle file del suo Middlesbrough e nel Sunderland, due club di medio livello, fino a indossare due volte anche la maglia della Nazionale di Sua Maestà Britannica, Clough appende gli scarpini al chiodo nel 1964 e inizia la sua carriera di allenatore all’Hartlepool United nella stagione successiva. Nel 1967 assume la guida del Derby County e dalle fredde e piovose East Midlands prende il via Il maledetto United di Tom Hooper.


Clough (un Michael Sheen altrettanto Special) e il suo fido vice Peter Taylor (Timothy Spall) sono impegnati a battagliare nelle retrovie della Championship (la serie B inglese) quando il sorteggio mette di fronte nella FA Cup il loro Derby al grande Leeds United, a quei tempi la squadra più forte del paese, allenata da Don Revie (Colm Meaney), a sua volta il miglior allenatore sulla piazza con una collezione di trofei alle spalle. L’emozione per l’incontro con Revie si tramuta prima in delusione visto che il grande coach nemmeno si degna di salutarlo, poi in rabbia vera e propria dopo la partita, contrassegnata dal gioco durissimo del Leeds, una costante di tutto il football britannico dei tempi, ma un vero marchio di fabbrica per il Leeds United. La sete di rivalsa fornisce una spinta decisiva alla carriera di Clough ma l’odio per Revie e per il Leeds (il maledetto United) diverrà una vera e propria ossessione, sempre più difficile da frenare. Da quella sconfitta Clough e Revie ripartono trascinando il Derby alla promozione nella massima serie dove non solo riuscirà a sconfiggere il Leeds ma anche a regalare alla città un incredibile scudetto e una semifinale di Coppa dei Campioni contro la Juventus. Il suo ego, sempre sul punto di traboccare, lo porta all’inaspettato licenziamento dal Derby in cui trascina anche Taylor che vorrebbe ripartire dalla tranquilla Brighton; la contemporanea chiamata di Revie alla Nazionale spinge Clough addirittura sulla panchina dell’odiatissimo Leeds e alla separazione violenta da Taylor. L’avventura di Clough a Elland Road è però condizionata dall’insubordinazione dei suoi giocatori, fedeli a Revie e mai dimentichi degli insulti riservatigli da Clough negli anni. Senza l’appoggio di Taylor, Clough viene esonerato dopo solo quarantaquattro giorni e una serie di risultati pessimi. Ma riconquisterà l’amicizia di Taylor e con lui porterà il piccolo Nottingham Forest a vincere addirittura due Coppe dei Campioni consecutive.


Uno spaccato del football degli anni ’70, tra campi fangosi spruzzati d’erba, cieli grigi sporcati da ciminiere, pioggia, tackles durissimi, King Kevin Keegan e stadi strapieni riscaldati dal boato della folla. Tom Hooper, più che sui suoi successi, si sofferma maggiormente sul personaggio Clough, sempre pungente e incisivo (risparmiandoci però le sue peggiori cadute di stile come quel “cheating bastards” riservato agli juventini) ma divorato dalla sua ambizione e dalla sua smania di superare Revie. Di quel calcio antico, quando buone idee e tanta inventiva potevano sopperire alla mancanza di soldi e una squadra qualsiasi poteva entrare nell’Olimpo delle Grandi, Brian Clough è stato l’indiscusso profeta. Vedere un allenatore, rintanato negli spogliatoi, percepire un gol della sua squadra dall’urlo dei tifosi, nell’era delle parabole sui tetti, non ha prezzo. Glory glory Leeds United.


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