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The Parade - La sfilata

15/03/2020 11:00

Marcello Perucca

Recensione Film,

The Parade - La sfilata

Viene utilizzata l’ironia per raccontare la vita difficile della comunità Lgbt in Serbia

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Tempi difficili e complicati per tutti gli amanti del cinema, con la chiusura delle sale cinematografiche a causa dell’epidemia da Coronavirus. È per questo motivo che si plaude all’iniziativa del Cinema Beltrade di Milano che, pur avendo dovuto tirare giù la propria serranda, ha ideato la possibilità di fruire della visione on demand di pellicole al costo di un normale biglietto, acquistabili dal sito del cinema tramite la piattaforma Vimeo.


Al momento sono tre i film accessibili, ma presto il numero aumenterà. Fra questi vi è The Parade - La sfilata, del regista e scrittore serbo Srdjan Dragojevic, presentato al Festival Internazionale del Cinema di Berlino del 2012 e vincitore del Premio del pubblico. Ambientato a Belgrado nel 2009, il film è realizzato sotto forma di commedia, con una virata drammatica nel finale. Viene utilizzata l’ironia per raccontare la vita difficile della comunità Lgbt in Serbia. Qui, un gruppo di attivisti omosessuali sta preparando l’annuale Gay Pride; l'evento, nella capitale serba, ha sempre provocato grande tensione, considerati i costanti e frequenti attacchi da parte di gruppi neofascisti che, spesso, hanno causato delle vittime.


Fra gli attivisti vi sono il giovane Mirko, che per vivere allestisce location per matrimoni e il suo compagno, il veterinario Radmilo. Per via dei rispettivi lavori, i due verranno in contatto con Limun, eroe di guerra e nazionalista convinto, istruttore di judo e conduttore di una società di sicurezza privata, che odia visceralmente i gay. Limun, che si sta per sposare in seconde nozze con Biserka, donna dalle idee decisamente più aperte delle sue, accetta per compiacerla di affidarsi a Mirko per l’organizzazione del matrimonio. In cambio Limun e i suoi muscolosi sodali dovranno fare da scorta al Pride. Tuttavia i compagni di palestra di Limun rifiuteranno con sdegno l’idea di difendere persone per cui provano, a priori, solo odio. Il povero Limun, pressato da Biserka, si troverà così costretto a partire, insieme a Radmilo, per un viaggio che attraverserà i Balcani allo scopo di reclutare alcuni vecchi nemici/amici di guerra: il croato Halil, il bosniaco Roko e il kosovaro di origine albanese Azem.


Il film di Dragojevic si trasforma quindi in un classico “on the road”, in cui due personaggi completamente all’opposto fra loro dovranno giocoforza allearsi per far fronte alla causa comune. Alla fine entrambi si scopriranno arricchiti delle esperienze personali e umane del compagno di viaggio e la coppia iniziale si sarà trasformata in una sorta di sgangherato e improponibile “mucchio selvaggio” che viaggerà alla volta di Belgrado per scortare il corteo dell’orgoglio Lgbt. In The Parade - La sfilata si utilizza in maniera assai intelligente l’arma dell’ironia e dei cliché per veicolare un messaggio importante di fratellanza universale, raccontando gli strascichi della guerra fratricida combattuta nella regione agli inizi degli anni Novanta e che, ancora oggi, sono percepibili in una parte della popolazione: nazionalismo dominante, intolleranza nei confronti delle minoranze, corruzione dilagante nelle forze dell’ordine, idee neofasciste che fanno presa, soprattutto, fra i più giovani. Situazioni tragicomiche e gag vengono sapientemente alternate a eventi drammatici, che inducono lo spettatore al riso e, contemporaneamente, alla riflessione su quanto lavoro ci sia ancora da fare - nei Balcani in particolare, ma in generale, nel mondo – dal punto di vista della libertà di pensiero.


A tal proposito è sufficientemente pensare che il primo Pride senza morti svoltosi nella capitale serba risale solamente al 2010. E ciò è stato possibile grazie alla presenza, finalmente massiccia, delle forze dell’ordine, che misero in campo cinquemila poliziotti a scortare poche centinaia di manifestanti. Il film giova, oltre che di una bella sceneggiatura e della scrittura sempre all’altezza dello stesso Srdjan Dragojevic, soprattutto dell’ottima prova degli attori, tutti perfettamente calati nelle rispettive parti. Spiccano Nikola Kojo, nella parte del palestrato Limun, Milos Samolov in quella del mite veterinario Radmilo, Hristina Popovic che dà il volto alla scoppiettante Biserka e Goran Jevtic nella parte dell’attivista Mirko. Una bella scoperta – o riscoperta per chi aveva avuto già la fortuna di vederlo – e una lodevole iniziativa in questi tempi così difficili per tutti.


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