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Donnie Darko

07/12/2009 10:00

Emidio De Berardinis

Recensione Film,

Donnie Darko

Donald – Donnie – Darko (Jake Gyllenhaal) è un adolescente con disturbi mentali...

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Donald – Donnie – Darko (Jake Gyllenhaal) è un adolescente con disturbi mentali. La notte, sonnambulo, esce di casa e si sveglia al mattino steso su un prato. Durante una di queste notti, il 2 ottobre 1988, una voce lo chiama fuori in giardino: materializzatosi in un coniglio gigante, di nome Frank (James Duval), la voce lo avvisa della fine del mondo, fra 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi. Nello stesso momento il motore di un boeing si schianta sulla sua camera. Da qui il conto alla rovescia per il collasso, le apparizioni di Frank si fanno più frequenti, spingono Donnie a compiere delle azioni folli legate a conseguenze che spianeranno la strada per l’avvento del fantomatico 30 ottobre 1988.


Donnie Darko è una di quelle pellicole preceduta da un alone di mistero, arrivata postuma in Italia. La sua trama, congegnata per catturare l’interesse e affascinare lo spettatore postmoderno, è farcita di viaggi temporali, universi paralleli, citazioni cinematografiche e letterarie e una marcata critica sociale. La storia è ambientata tra la vita e la scuola di un adolescente americano, ma non si perde nel raccontare lo scontro generazionale, i problemi puberali o il primo amore. Richard Kelly orchestra sapientemente la vicenda, si fa promotore di una regia fine che utilizza spesso slow e fast motion, condensa situazioni e stati d’animo in primi piani e in piani medi studiati e attenti a seguire lo svolgersi delle giornate, nella routine giovanile. Un quadro generale degli eventi per poi finire sulle sensazioni e i disturbi del bravo Jake Gyllenhaal che si dibatte, durante i 28 giorni, in una progressiva deflagrazione degli eventi: dalla normalità e regolarità dei primi giorni tra i banchi di scuola, alla scoperta di sempre nuovi indizi che materializzano realtà non razionali, passando dalla graduale defigurazione del significante. L’intreccio è costruito su un processo di causa-effetto che genera richiami e connotazioni all’interno del film i quali concorrono alle possibili interpretazioni, come il romanzo IT e il pagliaccio che accompagna in macchina Frank, l’occhio di Escher in camera di Donnie e la forte presenza dell'elemento onirico.


Il suo punto di forza, il più evidente, è mettere in scena diverse possibilità interpretative. Purtroppo la quantità dei contenuti porta ad una dispersione semantica, nonostante il soggetto abbia delle ottime potenzialità e le citazioni cinematografiche - La casa, L’ultima tentazione di Cristo - risultino stimolanti. Un grande potenziale, dunque, lasciato parzialmente inespresso.


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