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Miss Marzo

07/04/2009 10:00

Stefano Camaioni

Recensione Film,

Miss Marzo

Risvegliatosi, dopo quattro anni di coma, Eugene si ritrova in ospedale solo e disorientato...

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Risvegliatosi, dopo quattro anni di coma, Eugene si ritrova in ospedale solo e disorientato. Tucker, suo amico di vecchia data, lo ha colpito con una mazza da baseball tentando di rianimarlo, riuscendo miracolosamente nell'impresa, ed è l'unico volto conosciuto che gli sia rimasto vicino: famiglia, amici ed ex ragazza sembrano aver dimenticato il giovane abbandonandolo al proprio, infausto destino. Già distrutto nell'animo, Eugene scopre che Cindy, l'amore casto della sua vita, è ora una playmate che posa nuda per le patinate copertine di Playboy. Deciso a riprendere ciò che era suo, il ragazzo intraprende un viaggio lungo e surreale che vede come meta ultima la lussuriosa villa di Hugh Hefner, il papà di Playboy. Contemporaneamente l'assurdo Tucker si trova a dover fuggire dalla sua furibonda fidanzata e dal fratello pompiere di lei, decisi a fargli pagare caro un affronto subito. Inizia quindi un viaggio grottesco, pieno di picchi di follia e di discutibile goliardia, fatto di sesso, incontinenza e playboy.


Sorge spontanea innanzitutto una domanda: è davvero necessario tirare fuori dal cilindo pellicole così sature e prive di stimoli? L'unica parvenza di differenziazione dalle pellicole di genere in questo caso è l'eccesso di cattivo gusto. In più di un momento Miss marzo riesce davvero ad essere disturbante nel suo voler apparire eccessivamente simpatico, tirandosi addosso solo ondate di palese disgusto. In un'opinabile odissea fatta di diarrea e membri tagliati, regista e sceneggiatori si trovano aldilà del limbo, precludendosi ogni possibilità di una concreta considerazione positiva futura. Tra battute scontate e slapstick degni del peggiore dei trash-movies si dipana una matassa che sembra essere una sorta di Dorian Gray dei nostri giorni: all'imbruttire etico sociale corrisponde un film dall'assoluto nonsense. L'intero ripetersi delle battute non può che far cadere a picco gli zigomi degli spettatori. Spiace sempre demolire film indirizzati ad un pubblico post-puberale ma, allo stesso tempo, la gloriosa discesa della commedia americana e della sua corsa verso l'insuccesso sembra aver finalmente raggiunto il suo apice.


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