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Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

07/29/2014 10:00

Martina Calcabrini

Recensione Film, Avventura, apes, pianeta scimmie,

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

Era il lontano 1968 quando Franklin James Schaffner faceva la sua comparsa nel panorama internazionale con la regia de Il pianeta delle scimmie, fortunata trasp

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Era il lontano 1968 quando Franklin James Schaffner faceva la sua comparsa nel panorama internazionale con la regia de Il pianeta delle scimmie, fortunata trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Pierre Boulle. Dopo cinque capitoli intenzionati ad indagare il rapporto contrastante tra specie differenti, adesso il regista Matt Reeves (Cloverfield e Blood Story), ereditando il testimone da Rupert Wyatt, regista nel 2011 del riavvio della saga, col prequel Rise of the planet of the apes, siede in cabina di regia per realizzare Apes Revolution, nuovo, avvincente episodio che, seguendo alla lettera i principi evoluzionistici formulati da Charles Darwin, riflette sul problema della sempiterna discriminazione razziale.


San Francisco. Dieci inverni dopo la diffusione del virus T-113, gli uomini hanno suddiviso la cittadina americana in zone di isolamento, sfruttando qualsiasi risorsa utile alla sopravvivenza. Quando Malcom (Jason Clarke) e la sua squadra si avventurano nella foresta per cercare di riattivare la diga e generare, così, energia elettrica, si scontrano con un vero e proprio esercito di scimmie evolute. Nonostante la reciproca, iniziale diffidenza, l'uomo si accorge che Cesare (Andy Serkis), leader della fazione avversaria, è molto piu che un semplice primate. Giorno dopo giorno, allora, instaura con lui un rapporto di fiducia e stima reciproca, scatenando, però, la gelosia dei membri piú conservatori della tribù.


Rovine abbandonate di una civiltá decaduta immettono lo spettatore in una realtá devastata i cui silenzi sibillini si insinuano in ogni piccola crepa gridando il proprio dolore. Voraci piante rampicanti avvolgono in una morsa assassina l'intera cittadina di San Francisco, quasi stritolandone selvaggiamente gli ultimi referti. Illuminati dalla fotografia rugginosa e famelica di Michael Seresin (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban), gli arbusti irregolari, asimmetrici e gotici sembrano affondare le proprie radici nel basamento di ogni edificio, rivendicandone il completo possesso. I pochi umani sopravvissuti, nascosti alla vista e relegati ai margini della più recondita societá, si fanno scudo a vicenda e aguzzano l'ingegno per scampare allo scenario apocalittico in cui sono immersi. Scontrandosi accidentalmente con una etnia diversa e apparentemente opposta, che, al contrario, vive in una foresta tanto selvaggia quanto ospitale, gli uomini si rendono conto che le due specie sono piú simili di quanto si possa immaginare e che una, inevitabilmente, rappresenta l'evoluzione dell'altra. Scegliendo di costruire una narrazione centripeta intorno alla figura di Cesare, prima mostrato come padre e poi indagato come leader politico, gli sceneggiatori Mark Bomback (Wolverine: l'immortale), Scott Z. Burns (The bourne ultimatum: Il ritorno dello sciacallo), Rick Jaffa e Amanda Silver (entrambi autori de L'alba del pianeta delle scimmie) confezionano un prodotto intenso e coinvolgente che, spaziando tra generi diversi, riesce a configurarsi come un arguto romanzo di formazione. Attraverso vigorosi movimenti di macchina che si barcamenano tra zoommate esasperate, carrellate laterali e riprese a strapiombo, Reeves realizza un vero e proprio esperimento videoludico fatto di performance capture, modellazione tridimensionale ed effetti digitali all'avanguardia. Permettendo un costante cambio di prospettiva, atto ad analizzare processi cognitivi divergenti, il regista lancia un profondo messaggio antropologico secondo il quale l'uomo dovrebbe abbandonare qualsiasi pregiudizio per aprirsi alla costruttiva conoscenza dell'altro e, quindi, di se stesso.


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