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Un milione di modi per morire nel west

07/23/2014 10:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Un milione di modi per morire nel west

Risate grasse, rustiche e rumorose: la comicitá di Seth MacFarlane, giunto al successo grazie alla serie televisiva de I Griffin, è grossolana, scomoda, pungent

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Risate grasse, rustiche e rumorose: la comicitá di Seth MacFarlane, giunto al successo grazie alla serie televisiva de I Griffin, è grossolana, scomoda, pungente. Colpisce indifferentemente politici, borghesi e personaggi famosi, lasciando di stucco chiunque si trovi, più o meno volontariamente, coinvolto. A due anni di distanza da Ted, la sua opera prima nel lungometraggio, MacFarlane torna in cabina di regia per dirigere una pellicola divertente e scanzonata che intrattiene lo spettatore a colpi di linguaggio scurrile e battutacce di cattivo gusto.


1882, Old Stump, Arizona. Il giovane pastore Alan Stark (Seth MacFarlane), dopo essersi ritirato da un duello all'ultimo sangue, viene lasciato dalla fidanzata Louise (Amanda Seyfried), annoiata dalla sua mancanza di ardore e coraggio. Mentre cerca in ogni modo di riconquistare la ragazza che, nel frattempo, ha iniziato una storia con il ricco Foy (Neil Patrick Harris), Alan si imbatte in Anna (Charlize Theron), temeraria pistolera venuta da est, moglie del perfido criminale Clinch Leatherwood (Liam Neeson). Supportato dalla donna e dal suo migliore amico Edward (Giovanni Ribisi), Alan imparerá il vero significato dei sentimenti e dell'onore.


Nel paesaggio aspro e ostile del selvaggio west americano, ogni giorno, un cowboy manifesta la sua virilitá e la sua brutale forza fisica sfidando a duello un rivale e sperando di ucciderlo al primo colpo. Intenti omicidi, sguardi sanguinari, mani insanguinate e coscienze sporche convivono a braccetto con una religiositá bigotta e ottusa e con un conformismo disarmante che ingloba al suo interno qualsiasi esponente della società. E cosí, le strade si riempono di cadaveri accatastati, putrefatti e puzzolenti, destinati soltanto a sfamare i voraci branchi di lupi della foresta. Senza uno sceriffo che garantisca il rispetto della legge, allora, ogni abitante dell'Arizona si affida alla legge del piú forte, uccide prima di essere ucciso e nasconde le proprie debolezze dietro un'apatica maschera di indifferenza. In un contesto simile, Farlane e i co-sceneggiatori Alec Sulkin e Wellesley Wild (entrambi suoi collaboratori per Ted) inseriscono personaggi strambi in contesti bizzarri e paradossali, incorniciati dalla graffiante fotografia dalle tinte vintage realizzata da Michael Barrett (Battle of the year: la vittoria è in ballo). Le gag tragicomiche di cui questo universo è costellato, inoltre, nascono dalla strada, da gag di quartiere e da borghesotti di bassa lega che, nonostante il passare del tempo, rimangono legati alla terra arida e gretta a cui appartengono. Un'insolita Charlize Theron si presta volentieri al gioco, affiancata da uno straniante Liam Neeson e da un macchiettistico Giovanni Ribisi. Le loro interazioni, dunque, scatenano risate immediate ma, allo stesso tempo, lasciano l'amaro in bocca sia per la satira nascosta in ogni battuta che per lo squallore mediocre che emerge pian piano in superficie. Un milione di modi per morire nel west, dunque, fotogramma dopo fotogramma, si rivela una pellicola provocatoria e dissacrante che sprona gli spettatori a credere in se stessi, nonostante le evidenti difficoltá della vita.


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