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Nymphomaniac - Volume 1

04/01/2014 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film, Drammatico, Erotico, nymphomaniac,

Nymphomaniac - Volume 1

Il pescatore si siede sul ciglio del fiume, prepara con cura l’esca, la inserisce nell’amo e usa la canna come una frusta affinché il filo raggiunga il punto pi

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Il pescatore si siede sul ciglio del fiume, prepara con cura l’esca, la inserisce nell’amo e usa la canna come una frusta affinché il filo raggiunga il punto più pescoso. La metafora della pesca che sovrintende la parte iniziale dell’impianto narrativo di Nymphomaniac funziona perfettamente anche fuori dalla sala cinematografica: per questo film si sono spesi fiumi d’inchiostro per il sesso scandaloso e sfacciato che avrebbe esibito ed è stata scatenata una campagna pubblicitaria ad hoc attirando l’attenzione di stampa e torme di spettatori affascinati da un argomento tabù, ancora oggi. Ma come dietro la succulenta mosca che attira il pesce si nasconde un simulacro di peli e nylon che cela l’amo, così il sesso per Von Trier è uno specchietto per le allodole per parlare di religione, letteratura, musica, psicologia, di arte, dell’uomo. Chi si aspettava una pellicola pornografica è completamente fuori strada: il sesso è esibito - nonostante si stia parlando della short version censurata - ma costituisce solo una parte del proteiforme universo del regista danese che aggiunge alla sua tavolozza un colore che raramente si è visto nelle sue pellicole precedenti: l’ironia.


Tornando dal fare la spesa, il vecchio Seligman (Stellan Skarsgard) trova Joe (Charlotte Gainsbourg) svenuta e pesta e la porta a casa per curarla. Davanti a una tazza di tè Joe racconta a Seligman la sua storia di ninfomane, dall’infanzia assieme all’amorevole padre (Christian Slater) e all’algida madre (Connie Nielsen), all’adolescenza con l’amica B (Sophie Kennedy Clark), l’incontro con il suo primo (e forse unico) amore Jerome (Shia LaBeouf) e le sue infinite avventure successive. L’impianto narrativo è di chiara matrice religiosa: è come se fossimo in chiesa, in un confessionale; Joe si sente una peccatrice, si dichiara “un pessimo essere umano” e racconta la sua storia come una lunga confessione; Seligman è lì per ascoltarla, ma anche per consigliarla, instradarla e supportarla, proprio come farebbe un sacerdote.


Il racconto si divide in otto parti (il Volume 1 tratta delle prime cinque), tutte con un proprio titolo e un tema di fondo: il primo capitolo, La Pescatrice Esperta, tratta dell’iniziazione alla ninfomania di Joe (Stacy Martin interpreta la protagonista da giovane) e dei parallelismi tra le tecniche di seduzione e quelle della pesca. Nel secondo capitolo, Jerome, si parla dell’amore, in grado di penetrare anche la corazza di una ninfomane cinica ed egoista come Joe. Nel terzo capitolo, La Signora H, vediamo le spiacevoli conseguenze che deve affrontare una persona che mantenga in piedi una decina di diverse relazioni con persone di età e situazioni disparate. Nel quarto capitolo, Delirio, Joe affronta il dramma della morte del padre, mentre nel quinto, La Scuola di Organo, trova il perfetto appagamento dal rapporto con tre persone diverse che la trattano in maniera totalmente diversa sia personalmente che sessualmente. La scelta programmatica di Von Trier è quella di opporre alla nozione di “peccato” insita nelle riflessioni di Joe, l’ateismo pragmatico di Seligman che incanala le devianze di Joe in un ordine naturale e intelligibile, accomunando le performance sessuali all’arte della pesca, alla letteratura (il delirio di Poe), alla musica (la polifonia accostata alle varie “tonalità” del sesso regalatele dai suoi amanti), alla matematica, alla filosofia; un richiamo forte alle nostre radici che è possibile osservare anche nell’amore per la natura che Joe eredita dal padre. E se alcune riflessioni suscitano qualche sorriso, come il numero degli amplessi richiamato dalla sequenza di Fibonacci, e certe massime possono risultate scontate (“L’amore è solo lussuria con un pizzico di gelosia”), la riflessione è continua e l’esperimento risulta audace, coinvolgente e interessante: ogni qualvolta la protagonista scopre un aspetto della sua personalità entra in gioco un sottouniverso di rimandi e richiami veicolato dalla ieratica voce del suo confessore in una continua ricerca di equilibrio e di armonia. La linea di galleggiamento, con un argomento così spinoso, è abilmente tenuta grazie a un’ironia di fondo che pervade la pellicola regalando momenti particolarmente gustosi dei quali il terzo capitolo, con una fantastica Uma Thurman, rappresenta il perfetto compendio. Attendendo la versione integrale, in questo primo volume di sesso se ne vede parecchio, ma niente che non si sia già visto. Nella colonna sonora spicca Fuhre Mich dei Rammstein.


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