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Bellas Mariposas

09/24/2013 10:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

Bellas Mariposas

Tratto dall’omonimo libro di Sergio Atzeni e presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 69° Mostra del cinema di Venezia, Bellas Mariposas è un film c

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Tratto dall’omonimo libro di Sergio Atzeni e presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 69° Mostra del cinema di Venezia, Bellas Mariposas è un film coraggioso ed energico, poetico e spietato, consapevole delle brutture che mostra ma senza voler scandalizzare o oltraggiare nessuno. La naturalezza e la spontaneità della pellicola emergono con forza, ed è difficile non esserne coinvolti.


Cate, ragazzina di undici anni, vive in una casa decadente nella periferia di Cagliari, posto poco raccomandabile per una bambina, dove pullulano criminali e drogati, e dove la speranza per un futuro più luminoso è fioca. Come se non bastasse la situazione interna nella casa di Cate è tutt’altro che tranquilla, il padre, imbroglione, falso malato e scansafatiche, sta in casa tutto il giorno senza fare nulla, la madre malata per davvero, è costretta a fare tutto per tutti, e il restante mosaico familiare composto da fratelli “superdotati” ma molto idioti e sorelle incinte, va e viene per la casa.


Il regista Salvatore Mereu - qui alla sua quarta prova dietro la macchina da presa (i precedenti lavori sono i bellissimi ma poco visti Ballo a tre passi, Sonetàula eTajabone - torna a raccontare una Sardegna inedita, fuori dall’immaginario comune in cui si è soliti inquadrare l’isola come un paradiso pieno di glamour e senza preoccupazioni. Qui si racconta di una periferia e un quartiere sporco, invivibile e soffocante, un piccolo universo popolato da una poco catalogabile umanità. Ma non c’è volontà d’accusa verso nessuno, Quello che si vede nella pellicola è continuamente in bilico tra documentario surreale e film realista. Lo spettatore crede a quello che sta vedendo pur dubitando se in verità una situazione simile esista davvero, pur non mettendo mai in discussione la credibilità filmica e la sincerità nel raccontarla. Perché il film appassiona e diverte, stupisce in maniera a volte grossolana per delle immagini (coraggiose per un film italiano) e delle situazioni al limite, ma tutto è inserito in un contesto sociale ben preciso, che viene affrontato con grinta dalla trascinante protagonista, la giovanissima Sara Podda, interprete di Cate. La costruzione narrativa esiste per creare un personale diario filmato del suo personaggio. La sceneggiatura a opera dello stesso Mereu, racconta dal punto di vista cronologico una giornata delle due ragazze protagoniste, la già citata Cate e la sua migliore amica Luna,(l’altrettanto brava Maya Mulas). Non si gioca mai di pietismo o di retorica, si rende chiaro il problematico microcosmo socio-ambientale in cui il film è svolto e quindi si lavora per contrasto tematico. Abbattere l’infelicità, la rovina, o una vita senza prospettive con la gioiosità e la colorata vivacità delle immagini dell’adolescenza, mai pronta ad arrendersi e sempre volenterosa di cercare il lato bello e innocente delle cose. E in questo Bellas Mariposas funziona in maniera straordinaria, non cadendo mai nello scabroso anche se per esempio, due undicenni parlano liberamente di sesso o sono coinvolte in situazioni erotiche. Bellas Mariposas non è un film triste o un racconto di formazione su due ragazze costrette a un’esistenza deficitaria e complicata. Piuttosto un inno alla vita e al non piangersi addosso, tanto che i continui sfoghi nella prima parte del film da parte di Cate suonano genuini e mai ridondanti, pieni di speranza nonostante tutto e tutti. Come pieno di speranza è il finale, sospeso tra il grottesco e il magico, e in piena linea con un film libero, anche ingenuo a tratti, ma puro, come le bellissime farfalle protagoniste.


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