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Il caso Kerenes

06/09/2013 10:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Il caso Kerenes

Cornelia (Luminita Gheorghiu) apparentemente non ha nulla che le manca...

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Cornelia (Luminita Gheorghiu) apparentemente non ha nulla che le manca. Membro dell’altà società, circondata da parigrado che, come lei, tentano di tenere sotto controllo tutto il contesto sociale che li circonda, la donna tuttavia insegue, senza successo, l’affetto del figlio. Barbu (Bogdan Dumitrache) è un trentenne che non sembra avere ambizioni, oltre a quelle di punire una madre oppressiva con insulti tutt’altro che velati. Quando però Barbu, a seguito di un incidente, uccide un passante, l’aiuto di Cornelia si mostrerà fondamentale, sebbene non sempre richiesto.


Vincitore dell’Orso d’Oro all’ultima edizione del Festival di Berlino, Il caso Kerenes si inserisce in un sottosuolo cinematografico volto ad analizzare il rapporto madre/figlio, che spesso finisce con l’apparire morboso e ossessivo. Da Mamma Roma a Psycho, arrivando anche al più recente Solo Dio Perdona, il cinema sembra aver ereditato il compito delle antiche tragedie greche nell'analizzare rapporti malsani, a volte perversi, che talvolta possono intercorrere tra madre e figlio. La santità della maternità, allora, viene insozzata da un’aura di putridume, che disturba e, allo stesso tempo, magnetizza lo sguardo dello spettatore. Il giovane autore Calin Peter Netzer, per la sua terza opera da regista, punta l’occhio implacabile della macchina da presa verso una donna di Bucarest che sembra annaspare in un continuo tentativo di tenere tutto sotto controllo, compresa la vita del figlio alla deriva. Eppure, ad uno sguardo più approfondito, Il caso Kerenes si mostra come uno spaccato della società rumena, dove due classi sociali ben distinte si fanno la guerra: da una parte l’alta borghesia, rappresentata dal personaggio di Cornelia, i cui soldi e il cui potere sembrano essere in grado di coprire ogni malefatta, anche la più orribile; dall’altra c’è un’umanità piegata e mortificata, che combatte come può non solo contro un destino molto spesso avverso, ma soprattutto contro una nicchia di privilegiati dimentichi di cosa siano l’umiltà e la giustizia. In questo senso è di brutale efficacia la scena in cui Cornelia è quasi del tutto costretta a confrontarsi con i genitori del ragazzino che Barbu ha ucciso. A quel punto i soldi di Cornelia e la sua spasmodica rincorsa al controllo non hanno potere contro il dramma umano di due genitori spezzati dal dolore.


Sebbene talvolta lento nell’articolazione dei vari personaggi e delle loro interazioni, Il caso Kerenes è un film affascinante, cupo e grigio, la cui disperazione non può lasciare indifferente chi guarda. Questo anche grazie alla sceneggiatura di Razvan Radulescu, sulla cui tensione continua Netzer costruisce un impianto scenico fatto di lunghi piani sequenza alternati a primi piani con macchina a mano, che rimandano un’instabilità non solo mentale, ma anche sociale. Persino Bucarest, ripresa con toni lugubri, finisce col diventare protagonista rivale dell’incredibile Luminita Gheorghiu, vero cuore pulsante di un film che, volenti o nolenti, trascina nel gorgo infernale del proprio vortice emotivo.


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