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The Rolling Stones - Crossfire Hurricane

04/29/2013 10:00

Paolo Sammati

Recensione Film,

The Rolling Stones - Crossfire Hurricane

Parafrasando Sympathy For The Devil, l’invito è quello di lasciare che si presentino: sono uomini ricchi e di buon gusto, in giro da molto tempo a sottrarre l’a

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Parafrasando Sympathy For The Devil, l’invito è quello di lasciare che si presentino: sono uomini ricchi e di buon gusto, in giro da molto tempo a sottrarre l’anima e la fede degli uomini. Ladies and gentleman, i Rolling Stones. Una delle rock band più famose di tutti i tempi festeggia quest’anno il mezzo secolo di attività, celebrandolo con un documentario (e una raccolta antologica di 48 classici e due inediti) che ripercorre le fasi salienti di una carriera leggendaria, fatta di alti e bassi, eccessi e addii, rivalità ed amicizie.


Brett Morgen, per il New York Times lo “scienziato pazzo” del film documentario, dirige una panoramica a volo d’uccello sulla storia degli Stones che pare concentrarsi più sull’immagine mediatica del gruppo che sulla musica. Alternando interviste e filmati saccheggiati da backstage e concerti, ad estratti di altri documentari (Gimme Shelter del 1970, e Cocksucker Blues del 1972), il regista preclude dalla narrazione tutti quei momenti bui, opachi, che pure in 50 anni sono stati presenti. Ad essere indagata è quindi l’età dell’oro della band, con un procedimento cronologicamente retrospettivo rispetto a quello di Shine A Light. Se il documentario di Scorsese del 2008 si preoccupava di mostrare la vitalità di un gruppo leggendario, pervaso ancora nel 2006 da quell'energia e dai “principi cazzuti e decadenti” che avevano portato Jagger e compagni ancora una volta in tour (A Bigger Bang Tour), Morgen si ferma fondamentalmente agli anni ’80 con l’arrivo di Ron Wood, saltando a piè pari gli ultimi 25 anni e concedendo solo nel finale l’apparizione del gruppo nelle sue vesti odierne.


L’impressione è quella di un montaggio poco creativo per un film che patisce nel finale la mancanza di un ritmo incalzante. Di fatto le scene migliori sono quelle tratte da Cocksucker Blues di Robert Frank, noto per l’utilizzo di un gran numero di telecamere da parte di tutti i membri dello staff per riprendere ogni momento del tour nord americano del 1972. Nonostante le omissioni e qualche eccesso di autoindulgenza, le rievocazioni degli Stones si rivelano in alcuni casi malinconiche e piene di rammarico (toccante il ricordo dell’ex membro della band Brian Jones, morto annegato nella propria piscina il 3 luglio del 1969), in altri ironiche (le frecciate agli eterni rivali Beatles, a cui gli Stones erano in realtà legati da amicizie sincere). Come è immaginabile poi, le vicende raccontate da Keith Richards riescono a strappare risate ad un pubblico sbalordito di fronte alla straordinaria tempra e all'aura leggendaria che ormai fanno parte del personaggio. D’altronde, ripercorrendo i passi di una band come i Rolling Stones, non si può far altro che parlare di personaggi da interpretare, di palcoscenici da calcare e di vite interamente votate alla propria arte.


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