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The Twilight Saga: Breaking Dawn Parte 2

14/11/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film, fantasy, twilight,

The Twilight Saga: Breaking Dawn Parte 2

A distanza di quattro anni da Twilight, arriva ora nelle sale il capitolo conclusivo delle avventure di Edward e Bella, commiato di una delle saghe letterarie e

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A distanza di quattro anni da Twilight, arriva ora nelle sale il capitolo conclusivo delle avventure di Edward e Bella, commiato di una delle saghe letterarie e cinematografiche più redditizie dopo Harry Potter. Breaking Dawn - Parte 2 ritrova dietro la macchina da presa Bill Condon, acclamato regista dell'adattamento cinematografico del musical teatrale Dreamgirls, che aveva già diretto la prima parte basandosi sulla sceneggiatura firmata sempre da Melissa Rosenberg.


I giorni da umana di Bella (Kristen Stewart) sono terminati. La ragazza, tramutata in vampiro dal marito Edward (Robert Pattinson), al suo risveglio come neonata scopre numerose sorprese. Dopo tanto tempo perso ad occuparsi della sua fragilità, Bella finalmente è forte abbastanza da permettere al suo amato di muoversi con libertà. La sorpresa più grande, tuttavia, è rappresentata da sua figlia Renesmee: non solo la bambina cresce a un ritmo disarmante, ma ha avuto anche l’imprinting con Jacob (Taylor Lautner). Il momento di felicità viene minato quando Irina (Maggie Grace), una vampira amica della famiglia Cullen, vedendo Renesmee fraintende la sua natura. Convinta di aver assistito alla trasformazione in vampiro di una bambina – il che rappresenta un crimine orribile nelle leggi dei vampiri – Irina si reca presso i Volturi e denuncia ad Aro (Michael Sheen) il reato. Grazie ad una visione di Alice (Ashley Greene) il gruppo dei Cullen riesce a scoprire in anticipo della prossima venuta dei Volturi, e si appresta allo scontro, grazie anche alla complicità di un gruppo di vampiri, pronti a testimoniare sulla natura strabiliante della piccola Renesmee.


Indubbiamente da quattro anni la saga di Twilight tenta di seguire le orme produttive lasciate da Harry Potter, altro fenomeno di massa rivolto al giovane pubblico. Se per le avventure del maghetto di Hogwarts la scelta della bipartizione del capitolo finale aveva motivazioni che andavano anche al di là del mero incremento di incassi, appare quanto mai discutibile la scelta di dividere l'adattamento del romanzo di Stephenie Meyer in due parti, visto e considerato che anche sulla pagina Breaking Dawn è pressoché privo di azione e colpi di scena. Bill Condon cerca di sanare questo deficit narrativo che si palesa attraverso tempi morti impossibili da evitare aggiungendo scene quasi del tutto improvvisate, ma che hanno per lo meno il merito di velocizzare la narrazione e rendere la fruizione spettatoriale più divertente. Gli sforzi del regista premio Oscar per Demoni e Dei vengono comunque resi vani da una sceneggiatura ridotta all’osso con dialoghi involontariamente grotteschi (una battuta su tutte: “Lei è un’esperta di trote”) e degli effetti speciali che, punto debole dal principio della saga, in questo ultimo capitolo raggiungono l’apice della mediocrità nella ricostruzione digitale di una baby Renesmee che sembra cambiare dimensioni e prospettiva ad ogni stacco di montaggio. Le sequenze incentrate sul branco di lupi capitanati da Jacob - ridotto a baby sitter testosteronico e lasciato in un angolo ad aspettare - è ancora una volta la più convincente, ma il resto sembra davvero provenire da una fiera di dilettantismo. Va comunque riconosciuto al film il merito di aver ridotto al limite le frasi retoriche e melliflue tra Edward e Bella: nel tentativo di proteggere la figlia, i due genitori novelli smettono di pensare solo al proprio amore, sottraendo però tempo anche al racconto di battaglie e scontri. Limite questo che si riscontra anche nelle pagine del romanzo, che lascia intravedere indizi di una guerra imminente per poi accartocciarsi su se stesso sotto il peso delle potenzialità sprecate.


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