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Alien - La clonazione

07/05/2012 10:00

Giuseppe Salvo

Recensione Film, alien, prometheus, alien vs predator, AVP, promecovenant,

Alien - La clonazione

Duecento anni dopo la sua morte, Ellen Ripley viene clonata e rigenerata mescolando i resti recuperati del suo dna umano

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Il secondo lo si era titolato {a href='https://www.silenzioinsala.com/1844/aliens-scontro-finale/scheda-film'}Aliens - Scontro Finale{/a}. O quanto meno la poco lungimirante distribuzione italiana decise per l’attribuzione di un carattere di transitorietà dalle ombre apocalittiche. Queste arrivarono con un ulteriore capitolo successivo, che avrebbe sancito l’effettiva conclusione narrativa suggellata nella compiuta perfezione trilogica. Ma la cappa delle atmosfere fincheriane deve esser sembrato un commiato fin troppo cupo da riservare all’eroina dell’odissea spaziale lunga tredici anni. Jean-Pierre Jeunet rappresenta la volontà di impartire un’ulteriore cambio di rotta stilistico alla saga aliena, attraverso l’impronta eclettica di questo regista francese che già aveva interpretato il tema della clonazione tracciandone spunti allucinati con l’acclamato La Città Perduta, e che adesso si trova a dover adattare quel tessuto stilistico e procedere all’identificazione genetica xenomorfica del proprio surreale universo onirico.


Duecento anni dopo la sua morte, Ellen Ripley viene clonata e rigenerata mescolando i resti recuperati del suo dna umano con quello alieno. Questo nuovo clone è l’ottavo di una serie di esperimenti genetici portati avanti dai laboratori segreti della nave militare Auriga, con il celato e malsano obiettivo di generare la regina degli xenomorfi. Ma quando il programma di addomesticamento della razza aliena fallisce miseramente, e le mostruose creature si trovano a piede libero a bordo della nave, un gruppo di mercenari, al soldo dei militari coi quali contrabbanda corpi umani da utilizzare come cavie e involucri per i neonati alieni, cerca disperatamente una via di fuga. Forse per loro, l’unica possibilità di sopravvivenza è affidarsi a colei che porta in sé i geni del loro cacciatore.


I residui organici della saga vengono sfilacciati e dispersi in questo quarto capitolo diretto da Jeunet. Con una Sigourney Weaver ricreata e caricata di una nuova fascinazione predatrice, l’ibridazione si estende al dna formale e stilistico dell’intera operazione produttiva, che alla non sempre opportuna esibizione di interiora sanguinolente contrappone una più timida focatura interiore sulle dinamiche emotive dei personaggi (anche i burattini hanno sentimenti). La fragilità della scrittura di Whedon – anche se sugli schermi pare sia giunta una rivisitazione infedele della stesura originale – non regge le responsabilità di quello che dovrebbe essere il consolidamento nell’immaginario collettivo di una saga al capolinea, percorrendo a memoria le torbide linee di suspense dei capitoli precedenti, di poco mutate se non a livello di ritmo e di morbosità dei risvolti psicologici, sostituendo al sonno criogenico un artificioso obnubilamento della ragione – i cui mostri risultano sempre più raccapriccianti - e concedendole, di veramente inedito, il lirico sguardo finale su un pianeta Terra mai visto né avvertito finora. Purtroppo per gli amanti del filone fantascientifico inaugurato da Ridley Scott quasi un ventennio prima, araldo di variegate e sempre valide interpretazioni autoriali (anche di controtendenze mediatiche, come gli adattamenti fumettistici di Verheiden), {a href='https://www.silenzioinsala.com/1854/alien-la-clonazione/scheda-film'}Alien - La clonazione{/a} viene relegato anch'esso nella stanza 1-7, quella in cui Ripley osserva atterrita gli aberranti tentativi di clonazione precedenti a lei. Un esperimento poco riuscito che, nonostante conservi proprio nei truculenti e ripugnanti fragori cronenberghiani un suo insano fascino, viene presto scartato come materiale di archiviazione. Il regista francese avrebbe successivamente diretto Il favoloso mondo di Amelie, e la serie aliena originale, giunta alla sua epica conclusione, avrebbe generato soltanto imbastardimenti, partoriti e abbandonati a brancolare nel vuoto cosmico di rotte ancor più snaturalizzanti. Come l’estrema, ma ormai sfiancata ed esangue genesi del crossover {a href='https://www.silenzioinsala.com/1024/alien-vs-predator/scheda-film'}Alien vs Predator{/a}.


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