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Titanic

04/04/2012 10:00

Martina Calcabrini

Recensione Film, Romantico, Catastrofico, colossal, amore, mare, james cameron,

Titanic

Una storia raccontata, un’avventura vissuta, un sogno ad occhi aperti

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Ci sono emozioni che non si possono esprimere con le parole. Ci sono sensazioni che non possono essere trasmesse a chi non le ha mai provate. Esistono storie, reali o immaginate, che hanno bisogno degli occhi di chi le ha vissute sulla propria pelle per essere comprese. James Cameron lo sapeva bene quando, nel 1997, realizzò Titanic. Una pellicola che prende le mosse dalla verosimile esplorazione del relitto del Titanic da parte dell'astuto cacciatore di tesori Brock Lovett, coadiuvato da un team di validi professionisti, per trovare il famoso "cuore dell’oceano", una collana di diamanti appartenuti a Re Luigi XVI. La cassaforte rinvenuta di Caledon “Cal” Hockley, però, contiene soltanto un disegno di una bellissima donna nuda. Quando il telegiornale comunica la notizia, l’anziana Rose Dawson contatta Lovett per raccontargli la vera storia del transatlantico più famoso del mondo.


Aprile, 1912. Rose è una giovane aristocratica, superba ed arrogante che sale a bordo del Titanic accompagnata dal ricco fidanzato Cal e dalla madre Ruth. La ragazza apparentemente ha tutto quello che una donna potrebbe desiderare dalla vita. Ma la profonda aridità emotiva e l'infelicità che si nascondono dietro quell'invidiabile status sociale la porta sull'orlo del suicidio: decisa a buttarsi dalla poppa della nave, viene salvata da Jack Dawson, uno scapestrato artista di strada che le insegna i veri valori della vita. Divisa tra la voglia di libertà e la rigida oppressione della madre e del promesso sposo, la giovane ribelle decide di rinunciare ad un’esistenza piena di agi e ricchezze per l'amore, quello vero. Ma mentre Rose e Jack si scoprono innamorati, il transatlantico comincia a sprofondare lentamente e inesorabilmente nel cuore dell'oceano.


Una storia raccontata, un’avventura vissuta, un sogno ad occhi aperti. Le parole di Rose ammaliano il team di Lovett e, di riflesso, il pubblico di spettatori che, bramando per i risvolti della vicenda, sperano di assistere ad un lieto fine. Le seppiate immagini iniziali lasciano lentamente il posto ai fumi del motore della nave e a quelli dei puzzolenti sigari fumati in un bar di terz’ordine, quello in cui Jack e l’amico Fabrizio vincono i biglietti per salire sul Titanic. Un destino servito su un tavolo da gioco e ottenuto grazie ad una fortunata mano di poker. Un uomo comune destinato a cambiare la sorte di una giovane in pericolo. Dal primo momento in cui i due protagonisti si incontrano, Cameron realizza inquadrature frenetiche, rapidi movimenti di macchina, cambi repentini e contrapposti di mondi diversi. Le numerose soggettive dei personaggi permettono allo spettatore di entrare a far parte della vicenda, curiosi, sbigottiti, bramosi di carpire ogni dettaglio e ogni odore degli ambienti circostanti. Fuggendo dallo sfarzo della prima classe, dalla patina di buone maniere, da facoltosi ipocriti educati e signorili che nascondono i propri vizi dietro usi e costumi dell’alta società, nel chiassoso fondo della nave, tra fumi, boccali di birra, e cenciose risate, i giovani innamorati trovano l'anelata e fuggevole felicità. Cameron - grazie anche ad interpreti d'eccezione - commuove il pubblico e la critica di tutto il mondo con una storia piena di vita e di morte, cadenzata da una colonna sonora intensa ed incisiva. Sempre in prima fila, e talvolta pioniere, nella frenetica corsa al rialzo tecnologico, il regista di Terminator e Avatar non poteva sottrarsi dal riproporre il suo capolavoro di Oscar e incassi in versione rimasterizzata e riconvertita. Titanic è un classico senza età, un capitolo importante nella storia del cinema contemporaneo, che ricorda allo spettatore, adolescente o adulto, cinefilo o profano, quel che a volte dimentica: mai smettere di cercare e incarnare lo spirito libero e autentico dei sentimenti, cogliendo la vita attimo dopo attimo.


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