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Lilo & Stitch 2: Che Disastro Stitch!

11/04/2011 11:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Lilo & Stitch 2: Che Disastro Stitch!

Terzo lungometraggio rivolto al solo mercato dell'home video - seguito di Lilo & Stitch (2002) e Provaci ancora, Stitch! (2003) – viene in realtà considerato co

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Terzo lungometraggio rivolto al solo mercato dell'home video - seguito di Lilo & Stitch (2002) e Provaci ancora, Stitch! (2003) – viene in realtà considerato come il diretto sequel dell'originale. Nonostante le due dimensioni, i personaggi Disney hanno sempre goduto di una loro tridimensionalità, qui venuta meno per precise ragioni commerciali: Lilo & Stich 2 si riduce a una microvisione (o microadattamento) dell'ambientazione e dei temi che hanno reso famoso l'originale.


Su una trama molto esile si ramificano due sottotrame: prima che tutti gli esperimenti 626 sbarcassero alle Hawaii, Stitch aiutava Lilo a intraprendere le orme della madre, la più grande ballerina della sua generazione, ma cade in depressione perché non si sente all'altezza. La seconda vede Stitch combattere un'instabilità caratteriale a cui Lilo inizialmente non dà molta importanza. Col tempo si renderà conto che l'amico avrà bisogno del suo aiuto.


Calo evidente in termini di animazioni e visione creativa, si ricollega strutturalmente al primo film. La trama si rivolge ad un pubblico specifico (gli under 15), reiterando i leit motiv del capostipite (l'immaginario e le musiche di Elvis, comicità slapstick, buonismo in eccesso), non preoccupandosi di aggiungere nulla che possa in qualche modo stimolare il pubblico più esigente. L'abbondanza di colori accesi, le battute riciclate, oltre alla sicurezza di giocare con personaggi già formati, hanno concesso ai registi di cavalcare il successo cinematografico senza sforzi. Lilo & Stitch 2: Che Disastro Stitch! oltre ad allungare inutilmente la vita di un franchise evidentemente stanco, mette in mostra il suo approccio televisivo; non che questo sia un difetto, ma da un primo capitolo vitale e spiritoso, era logico aspettarsi il raggiungimento della piena maturità, che ne ampliasse il potenziale anziché comprimerlo in termini di appeal. In sostanza, un lungometraggio derivativo, rivolto ai più piccoli, i quali saranno probabilmente gli unici a trovare dei lati positivi in un prodotto che di nuovo offre esclusivamente la voce, in originale, di Dakota Fanning – che sostituisce Daveigh Chase (Lilo). Curioso poi come le uniche riflessioni umane innestate nella sceneggiatura (la morte, il perdono) vengano affidate all'alieno Stitch. Che gli umani, nel mondo creato da Dean DeBlois e Chris Sanders, non abbiano più nulla da dire?


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