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Angeli e Demoni

05/17/2009 10:00

Antonella Sugameli

Recensione Film, Thriller, dan brown,

Angeli e Demoni

Dal successo letterario di Dan Brown, Ron Howard dirige un blockbuster ambientato a Roma

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Adattamento cinematografico del più articolato romanzo di Dan Brown, Angeli e demoni in un solo giorno sbanca più di quanto abbiano fatto altri film in un intero week end. Prequel de Il codice da Vinci nella versione stampata e sequel sul grande schermo, il film racconta l’avventura vissuta da un docente universitario di Harvard, studioso di simbologia: Robert Langdon, interpretato dall’emblematico e poliedrico Tom Hanks. L’impresa ha inizio con l’omicidio ai danni di uno scienziato del CERN, perpetrato da una setta ritenuta scomparsa da secoli: gli Illuminati. La Città del Vaticano è minacciata di distruzione, quattro cardinali rischiano la vita, il mondo cattolico è in ginocchio: un uomo tenterà di salvare l’umanità da una catastrofe incombente, con l’ausilio di un antico testo da decifrare ed una donna al suo fianco, minacciato dallo scorrere incessante del tempo. Non è ammesso alcun margine d’errore, pena la morte.


Ritmi frenetici, dialoghi serrati, piani sequenza mozzafiato, questo in sintesi è l’attesissimo film di Ron Howard girato tra Roma e la Reggia di Caserta. Riadattamento del più complesso omonimo romanzo, riprende e sviluppa alcune tematiche già affrontate nel “Codice” in chiave più commerciale e meno polemica. Ritornano elementi cari allo scrittore: simbologia pagana e religione cattolica, il rapporto simbiotico tra arte e religione, l’immancabile suspence. La pellicola in esame subisce una rivisitazione della tematica rispetto all’opera letteraria, per ragioni cinematografiche, a discapito di personaggi chiave nel libro, non menzionati invece nel film. Il plot è semplificato e ridotto all’essenziale concentrando la sinossi nella questione scienza vs fede. Argomento delicato e ostico da trattare e da rendere sul grande schermo, denso di interpretazioni, ostracismi e conflitti mai sedati. Il protagonista potrà salvare la Chiesa solo comprendendo il percorso dell’Illuminazione e di ogni sua tappa. Ciascuna è infatti rappresentata dai quattro altari della fede cristiana, solo scoprendo il primo, troverà il segno per trovare i successivi. Soltanto le menti più fervide in passato riuscivano nell’ardua impresa, solo i più meritevoli potevano vantare l’appellativo “illuminato”.


La regia gioca le sue carte sull’effetto cardiopalma, puntando tutto sul protagonista, Tom Hanks, e sulla drammatica figura del camerlengo Carlo Ventresca, interpretato dall’attore Ewan McGregor, i quali conducono lo spettatore dentro la storia svelando misteri e mistificando certezze. La musica di Hans Zimmer accompagna ogni fotogramma, a dimostrazione del fatto che l’atto stesso della mise en scene non può prescindere dalla colonna sonora, amplificatrice di pathos, fino al parossismo, in cui l’obiettivo della fotocamera con una frenesia disperata, rincorre personaggi, ombre, volti, fino a fermarsi dinnanzi alla scultura brutale di un demone all’interno di una chiesa, dove un efferato delitto sta per compiersi. Fede vs ragione, brutalità vs levità, sono le coppie di opposti che animano un film godibile nel suo insieme e più coinvolgente rispetto al capitolo precedente. Rimane però insoddisfatto il pubblico di appassionati, legati al fascino seducente del romanzo, in cui ogni pagina vive nella mente, ogni personaggio è costruito attraverso l’immaginazione e la fine mai completamente dedotta.


“Il fisico Leonardo Vetra sentì odore di carne bruciata. Era la sua”. Personaggi come Leonardo Vetra, Maximilian Kohler rimangono impressi, seppur per una breve apparizione, portando con sé tutto il loro carico di illuminante saggezza o di brutale severità. Il libro è una vera e propria scoperta, un focolaio di leit motiv che costringono, il lettore, seducendolo con l’affabulazione delle parole, tra le maglie della trama, intricata e ben strutturata. I capitoli sono concisi e di una semplicità disarmante; la narrazione procede a più piani e lo scrittore svolge un mirabile compito non trascurandone nessuno e sviluppando ciascuna micro storia nella macrostoria in modo ineccepibile. Non mancano trovate azzardate e decisamente forzate, ma il romanzo vince la sua partita contro la pur riuscita pellicola.


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