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Parigi

09/19/2008 10:00

Daniela Silvestri

Recensione Film, Romantico, parigi, binoche, duris,

Parigi

Una sera qualsiasi, a Parigi, le diverse vite di alcuni personaggi si incrociano...

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Una sera qualsiasi, a Parigi, le diverse vite di alcuni personaggi si incrociano. Un gruppo di donne dell’alta borghesia decidono di concludere la loro serata mondana ai mercati generali, alla disperata ricerca delle attenzioni di giovani poco pretenziosi. In un attico di Montmartre Elise (Juliette Binoche) organizza una festa per il fratello Pierre (Romain Duris), che ha da poco scoperto di soffrire di una grave malattia cardiaca; una giovane universitaria incontra i suoi amici ad un bistrot, sotto gli occhi di qualcuno che la osserva a debita distanza, attraverso un vetro opaco. E non molto più lontano, profughi disperati intraprendono il proprio viaggio nella speranza di arrivare, prima o poi, proprio a Parigi.


L’ultimo lungometraggio di Cedric Klapisch non è un film che si svolge a Parigi o un film semplicemente su Parigi, è un film in cui vite, apparentemente così diverse, si incrociano e si sfiorano sotto l’egida di una tour Eiffel in secondo piano, sotto i tetti e i camini di una città che appare fredda e fagocitante, dove la paura della solitudine è più grande e invalidante della paura di morire. Perché alla morte non ci si può opporre, ma ad una vita sospesa e vissuta al rallentatore sì. Parigi non è più la Ville lumière di un tempo, al suono delle armoniche si sostituisce la splendida colonna sonora in cui spiccano le note di Satie, le persone si sfiorano, si guardano senza osservarsi davvero, si perdono per poi ricontrarsi quasi per caso. Parigi ha gli occhi di un giovane ballerino che non smette di ammirarla sino all’ultimo battito di un cuore malato, di un bambino che ancora si aspetta di vedere apparire babbo natale, di un giovane camerunese che cerca quei posti sinora incontrati solo nei suoi sogni di cartoline da turista, di un rampante architetto e dei suoi progetti futuristici di contro un vecchio professore di storia che nel momento in cui per la prima volta decide di vivere guardando al futuro, cade nella più classici dei cliché innamorandosi di una sua allieva. Su tutti lo sguardo del regista, che intesse la fitta trama di queste storie comuni, apparentemente così distanti, figlie di una metropoli cosmopolita che si scontra ogni giorno con le problematiche dell’integrazione sociale e culturale, e ne trae un puzzle dai colori tenui e grigi, come il cielo che d’inverno opprime i suoi famosi tetti variopinti.


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