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Zodiac

29/03/2008 11:00

Leonardo Piva

Recensione Film, David Fincher, Thriller, omicidio,

Zodiac

Una nuova ossessione cinematografica dal genio di David Fincher

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David Fincher si conferma dopo l’apocalittico Se7en, il liberatorio Fight club e l'arguto esercizio di stile Panic room, un validissimo storyteller capace di creare con grande logica e interesse, ossessioni e spessore sia psicologico che emotivo. Non corre il rischio di essere prevedibile e raccontare la consueta e piatta successione di omicidi di un serial killer; fa molto di più: presenta le ripercussioni che questa scia di sangue (presumibilmente durata più di venti anni) ha avuto sulle persone direttamente/indirettamente coinvolte. Tra questi spicca il sontuoso Robert Downey Jr. nelle vesti di un acuto ed eccentrico giornalista del San Francisco Chronicle. Il protagonista del film è però indubbiamente Jake Ghyllenhaal, nei panni del vignettista Robert Graysmith, che dopo un inizio da comprimario si ritrova piano piano a reggere il film esclusivamente sulle sue spalle con esito sorprendentemente (ma forse neanche tanto) positivo. La spalla di lusso che accompagna la vicenda è un Mark Ruffalo (l’ispettore Dave Toschi) in forma smagliante che non smette di indagare e scavare nell’illogica logica comportamentale del serial killer (per altro assistito dal sempre posato Anthony Edwards).


Sullo sfondo di una Los Angeles quasi interamente ricostruita digitalmente su green screen, Fincher si basa sulla tesi di Robert Graysmith, che negli anni ‘90 pubblicò la più credibile indagine sul serial killer, individuandolo in Arthur Leigh Allen. Zodiac è un film compiuto e profondo, che purtroppo non ha avuto il successo meritato nei botteghini statunitensi. È un thriller sull’ossessione (materia a cui rimane fedele la filmografia del regista di Denver), sull’ansia e sull’autoconvincimento nel cercare un senso anche laddove sembra non essercene. Sta proprio nel voler forzare i limiti, nella voglia di andare sempre più giù, fin dentro all'abisso che rendono Zodiac un film meraviglioso, in cui si respira per tutta la durata la mano di uno dei migliori talenti registici moderni.


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