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Catwoman

03/29/2008 11:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Catwoman

La donna gatto, arriva al cinema interpretata da Halle Berry

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La donna gatto: sensuale, conturbante, mistica; tanti aggettivi che richiamano le sue forme perfette, l'inimitabile savoir affair e lo splendido costumino nero attillato. Che poi venga ricordata per le movenze feline di Eartha Kitt, per la penetrante voce di Adrienne Barbeau, o ancora dipinta dalla cattiveria sexy di una splendida Michelle Pfeiffer, poco importa. Il personaggio è del tipo raro: ogni suo movimento del corpo inganna i sensi e il suo carattere affascina.


Lanciata da Bob Kane e Bill Finger nel lontano 1940, grazie all'atteggiamento artistico e moderno del regista francese Pitof, la creatura dal fascino imperturbabile torna sui maxi schermi cinematografici per raccontare, ancora una volta, se stessa. Le sue origini, tuttavia, così come vengono raccontate, non le ricorda nessuno: Patience Philips (Halle Berry) è una bella donna ma insicura. Assassinata dopo avere scoperto il segreto che si nasconde dietro la crema contro l'invecchiamento di una società di cosmetici, viene resuscitata e dotata di poteri felini. Adesso è in caccia, pronta all'avventura e alla vendetta.


La donna gatto di Pitof (Il Patto dei Lupi), contrariamente dalle apparenze e in netto contrasto con l'incipit, è tutto fuorché sensuale. Il costume volgarmente feticista non giustifica lo stile adottato in funzione della trama. La narrazione è banale, prevedibile e fastidiosamente pretenziosa. Ambisce ad accalappiare l'interesse degli adolescenti - e per carità, in alcune occasioni focalizza lo scopo - ma si dimentica di porre un freno al cattivo gusto. Il film è tuttavia dotato di ritmo, effetti speciali ben realizzati e scelte cromatiche che esaltano i toni dark. In questo senso, il regista gioca in casa mettendo in mostra tutta la sua esperienza passata nell'uso della computer grafica, contestualizzata in una realtà - di fatto - a lui poco congeniale. Catwoman si muove come un gatto, pensa come un gatto, mangia come un gatto; pratiche che limitano l'interpretazione dell'attrice a un ciclico emulare il regno animale senza alcuna sfumatura emotiva. L'obiettivo della produzione era ovvio: espandere l'universo batmaniano in una serie di spin-off leggeri e gradevoli per un pubblico variegato. I risultati non hanno soddisfatto praticamente nessuno e da subito si è parlato di flop. La Warner però non sembra preoccuparsene, dopotutto, restano ancora sei vite da sfruttare.


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