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Misfits - Stagione 1

2017-02-16 11:00

Luca Lombardini

Recensioni Serie TV,

Misfits - Stagione 1

Ideata da Howard Overman, Misfits è una serie che impiega il tempo di un pilot per declinare le sue ispirazioni...

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Ideata da Howard Overman, Misfits è una serie che impiega il tempo di un pilot per declinare le sue ispirazioni. Nathan, Simon, Kelly, Curtis e Alisha sono cinque ragazzi investiti da superpoteri e condannati a svolgere servizi socialmente utili. Sono anche la risposta britannica al quintetto formato nel 1984 da Andy, Brian, John, Allison e Claire in The Breakfast Club di John Hughes. Tre ragazzi e due ragazze: come i liceali di The Breakfast Club anche agli adolescenti di Misfits sono costretti a una punizione, non più a scuola ma presso i servizi sociali. Ambientato nell'immaginario quartiere di Wertham, il Misfits set potrebbe assomigliare a qualunque sobborgo industriale inglese in stile Birmingham, ma è in realtà girato a Southmere Lake: location che ospitò già Arancia Meccanica pellicola alla quale la serie si rifà senz'altro: un'onnipresente presenza lacustre accompagna, cullandole, le giornate dei nostri eroi. Non sfugge, inoltre, nel pilot come Tony, assistente sociale trasformato dalle conseguenze dell'improvvisa tempesta in mostro assetato di sangue, abbia movenze simili (se non identiche) a quelle brevettate dagli infetti di 28 giorni dopo di Danny Boyle.


Riveduti...e scorretti


Hughes, Kubrick, Boyle ma non solo. Perché se Robert Sheehan (Nathan Young) dà vita a un personaggio che non poco assomiglia a una versione contemporanea, riveduta, infantile e corretta di Alex DeLarge (cresciuto però a brit pop e non a suon di Beethoven), Misfits finisce ben presto per concentrarsi sulla portante tematica dell'esistenziale disagio giovanile, filtrato attraverso gli occhi di cinque adorabili perdenti, ai quali viene concesso l'onore/responsabilità di convivere con dei poteri che tanto assomigliano a delle condanne. Caso emblematico quello di Alisha, ragazza dalla nomea di “facile” che si ritrova tra capo e collo la possibilità di condurre gli uomini, alle estreme conseguenze e condizioni dell'eccitazione sessuale, solo sfiorandoli. Su tutte regna incontrastata la portante tematica della crescita, del passaggio dall'età adolescenziale a quella adulta: tra il capolinea di sogni infantili (la carriera infranta dell'ex velocista Curtis) e la necessità di un'interazione con il mondo esterno, meglio ancora se avverso, al fine di uscire dal proprio, solitario guscio di autocommiserazione (l'iniziale emarginazione di Simon, quasi una monade estranea al resto del pianeta); ovvero le basi metaforiche sulle quali si è sempre retta e poggiata ogni singola storia di supereroi che si rispetti. E se Iwan Rheon fatica non poco a prendersi la scena, Misfits non lesina scudisciate all'Inghilterra old style, morigerata e con la puzza sotto il naso, di cui si farà beffe proprio nel finale di stagione.


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