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Premi César 2020: tra polemiche e premiazioni, Polanski divide ancora

2020-02-29 18:40

Samantha Ruboni

Articoli, Speciale,

Si è svolta in un clima infiammato dalle nomination (prima) e dal premio (poi) a Roman Polanski, la 45esima edizione dei César: gli Oscar del cinema francese

Il 28 febbraio 2020, in un clima infiammato, si è svolta a Parigi la 45esima edizione dei bPremi César/b: gli Oscar del cinema francese.


Tutto è iniziato dalle polemiche per le 12 nomination (tra cui migliore regista) ottenute da L'ufficiale e la spia di Roman Polanski, accreditate dalle dimissioni collettive dei vertici del Premio, lo scorso 13 febbraio. Ad accendere i riflettori sulle candidature a Polanski sono state le proteste del movimento #metoo francese, il bBalance Ton Porc/b, che è arrivato persino a chiedere il boicottaggio del film.


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Tra i casi di violenze e molestie sessuali che il movimento #metoo - nato nel 2017 a Hollywood in in seguito alle mobilitazioni contro il produttore bHarvey Weinstein/b - ha avuto il merito di riportare alla luce, c'è anche quello di Roman Polanski: il regista, dopo essere stato condannato nel 1977 negli Stati Uniti per violenza sessuale su una 13enne, è fuggito in Europa e vive stabilmente in Francia.


Sin dalla sua uscita, L'ufficiale e la spia di Roman Polanski è stato accompagnato dalle polemiche: in concomitanza con l'arrivo in sala, un'altra attrice ha accusato il regista di averla violentata quando aveva solo 18 anni. Polanski, stavolta, ha negato tutto e il film (che in originale si intitola J'Accuse e narra del celebre affare Dreyfus) è uscito in sala collezionando ottime critiche.


Ma i malumori non finiscono qui. Quando lo scorso settembre 2019 il film è stato presentato al Festival del Cinema di Venezia, la presidente di giuria Lucrecia Martel ha dichiarato il suo "disagio" per la presenza in gara di Polanski. Alla conferenza stampa, in maniera molto diplomatica, però, Martel ha ritirato le accuse «Lascerei da parte le polemiche. Questo non è un tribunale morale, qui teniamo in piedi l'arte che è libera, sana e meravigliosa». La sua frase, però, invece di placare gli animi, ha spaccato a metà l'opinione pubblica: è vero che bisogna distinguere l'uomo dall'artista, la vita privata dal talento e dai premi meritati, ma è altrettanto giusto fare chiarezza sulle ombre e, soprattutto, sui fatti giudiziari.


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La Francia, nazione che ha "accolto" Polanski esule dagli USA dopo le accuse di violenza (poi confermate dal regista) sull'allora tredicenne Samantha Geimer, non sembra ancora avere le idee chiare. E i Cesar 2020 lo hanno confermato: dentro la Salle Pleyer di Parigi, al di là di lustrini e abiti lunghi, la premiazione si svolgeva tra silenzi e battutine sarcastiche; fuori un centinaio di persone si è radunato per contestare le nomination a Polanski e la sua conseguente vittoria, con tanto di fumogeni e cartelli accusatori.


Sebbene l'86enne cineasta non si sia nemmeno presentato alla cerimonia, è bastata la proclamazione del suo nome, vittorioso nella categoria Miglior regista, a far saltare sulla sedia Adèle Haenel, attrice simbolo della protesta Balance Ton Porc, lei stessa vittima di molestie a 12 anni da parte di un regista.


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L'attrice ha lasciato la cerimonia urlando «Vergogna», seguita dalla regista Celine Sciamma. Un atto di protesta, uno sfogo rabbioso che è arrivato come una doccia fredda sulla platea del Premio: il gesto di Haenel e Sciamma ha dimostrato come l'arte sia sempre legata alla realtà e che bisogna avere la forza di alzarsi e denunciare chi è colpevole.


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Tra i premiati di questa edizione numero 45 dei César, oltre alla Regia de L'ufficiale e la spia ha trionfato Le Miserable di Ladj Ly come Miglior Film e l'animazione Dov'è il mio corpo di Jérémy Clapin. Migliore Attore protagonista è andato a Roschdy Zem (Roubaix, une lumière), Non Protagonista a Swann Arlaud per Grazie a Dio. Tra le attrici, Anaïs Demoustier vince per Alice e il sindaco mentre la diva Fanny Ardant porta a casa la statuetta da Non Protagonista per il delizioso La belle époque.


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