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Oscar 2020: entra nella storia l'edizione che premia il cinema vero

2020-02-11 21:31

Samantha Ruboni

Articoli, Editoriale,

L'umiltà di Bong Joon-ho, le lacrime di Joaquin Phoenix, la rinascita di Renèe Zellweger in un'edizione, quella degli Oscar 2020, che premia il cinema

Un boato. È quello che ci ricorderemo come reazione al cambiamento della storia: la vittoria come Miglior Film di Parasite. Si è aperta una nuova porta, una nuova possibilità per il cinema e per le sue storie da raccontare. È stata la vittoria dell'originalità, delle nuove idee, di nuovi punti di vista e di nuovi mondi.


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Parasite ha fatto la storia, prendendo statuette in praticamente tutte le categorie principali: Film, Regia, Sceneggiatura Originale, Film Straniero. È la prima volta che accade per un film in lingua straniera, ed è bello che succeda in questo periodo di “asiafobia”.


Ma non si tratta solo di questo: Parasite ha vinto su tutti i reboot e remake che stanno invadendo le nostre sale cinematografiche, atrofizzandoci i neuroni, invece di ispirare e aprirci le menti. Bong Joon-ho invece è riuscito a mixare generi, a generare un'opera d'arte in ogni inquadratura e in ogni sequenza, a creare un luogo iconico già entrato nel nostro immaginario.


Bong Joon-ho è uno simpatico, umile. Uno che quando ha ritirato le varie statuette non ha fatti che ringraziare i compagni d'avventura; uno che elogia e cita, al punto da desiderare di dividere il suo Oscar in cinque con gli altri registi che erano in nomination con lui (e che costituivano praticamente la storia del cinema moderno!).


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Un ringraziamento speciale per Martin Scorsese, che lo ha ispirato con la sua frase the most personal is the most creative. Ma Scorsese è divenuto anche uno dei protagonisti della serata, non solo per gli omaggi a lui rivolti da parte degli artisti premiati, ma anche per la pennichella che lo ha sorpreso durante la performance di bEminem/b. Lo si può biasimare? Tranquillo Martin, a quell'ora eravamo tutti messi così.


Se i premi di Parasite sono iconici, anche la Sceneggiatura Non Originale è entrata nella storia: Taika Waititi vince per Jojo Rabbit, tratto dal romanzo Come semi d'autunno di Christine Leunens. Si tratta del primo Academy Award vinto da un autore di origine indigena: ed è proprio ai bambini che hanno le sue stessa origini che si rivolge Waititi nei ringraziamenti, dedicando l’Oscar proprio a loro.


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La sfilata degli attori, invece, l’ha iniziata Brad Pitt: Miglior Non Protagonista per C'era una volta... a Hollywood di Quentin Tarantino, dedica il premio ai figli in un discorso un po' in sordina rispetto a quello più tagliente dei Golden Globe, dei SAG e soprattutto dei BAFTA («Inghilterra ho saputo che sei diventata single, benvenuta nel club»), dove non si è nemmeno presentato.


Sua controparte femminile è Laura Dern, vincitrice per il ruolo dell'esplosiva avvocatessa Nora Fanshaw in Storia di un matrimonio: l’attrice, che proprio il 10 febbraio ha compiuto 53 anni, ha dedicato questo “regalo di compleanno” alla madre e al padre, gli attori Diane Ladd (presente alla cerimonia e visibilmente commossa) e Bruce Dern.


Passando ai protagonisti, si è aggiudicato l’ambita statuetta il favoritissimo Joaquin Phoenix per Joker: impegnato attivamente nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente e del clima, recentemente anche arrestato per aver partecipato a una manifestazione, l’attore porta sul palco dell'Academy un discorso dedicato alla giustizia e alla sbagliata superiorità umana sulla natura. L’attore si commuove e cita una frase di suo fratello, River Phoenix, «Run to the rescue with love and peace will follow».


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Favorita e vincitrice anche Renèe Zellweger: dopo un percorso accidentato, Renèe finalmente si prende {a href=https://www.silenzioinsala.com/articoli/2087/renee-zellweger-alti-e-bassi-di-una-diva-da-oscar}l’Oscar della rinascita{/a}, con un discorso dedicato alle sue compagne di avventura e soprattutto a Judy Garland.


Poche sorprese sull’Animazione, ancora in mano alla Disney, che con Pixar vince la statuetta per Toy Story 4. Molto interessante invece la vittoria del Miglior Cortometraggio d'Animazione, Hair Love, che parla dell'accettarsi per come si è.


Come Migliore Canzone Originale vince, dopo una super performance glitterata, Elton John con (I'm Gonna) Love Me Again, scritta per il film Rocketman. Per la Migliore Colonna Sonora il premio è andato a Hildur Guðnadòttir per Joker.


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Tra i documentari, il vincitore è American Factory, sui cortometraggi documentari vince Learning to Skateboard in a WarZone if you are a girl. Come short movie vince invece The Neighbor's Window di Marshall Curry.


Il red carpet è stato di nuovo luogo di silenziosi messaggi. Natalie Portman si è presentata, nella sua bellezza disarmante, con un copriabito sul quale erano scritti i nomi delle registe che non erano state prese in considerazione dall'Academy: una performance eccezionale, dopo il suo discorso di due anni fa ai Golden Globes, che criticava le nomination tutte al maschile. Spike Lee ha voluto omaggiare a suo modo il cestista Kobe Bryant, scomparso lo scorso 26 gennaio, con un vistoso completo giallo e viola, colori dei Lakers, con ricamato il numero di maglia di Kobe.


Se siete curiosi di sapere chi sono i vincitori delle altre categorie su {a href=https://twitter.com/silenzioinsala}Twitter{/a} e {a href=https://www.instagram.com/silenzio_in_sala/}Instagram{/a} trovate tutti i protagonisti di questa edizione degli Oscar 2020.


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