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Avengers Endgame: perchè siamo tutti Iron Man

2019-09-06 08:08

Marco Filipazzi

Articoli, Approfondimento,

A due settimane dall’uscita dell'ultimo Avengers è ora di parlare del finale senza paura di spoiler: ma se ancora non avete visto il film... state alla larga da

Sono passate più di due settimane dall’uscita in sala di Avengers: Endgame ed è finalmente giunto il momento di parlare senza remora di spoiler. Quindi, se siete ancora tra quelli che non hanno contribuito ai due miliardi e oltre di dollari d’incasso del film… state alla larga da questo articolo.


Come già preannunciato dal titolo, siamo a fine partita, è tempo di tirare una riga e far quadrare i conti, magari non tutti, ma molti sì. Il film è la chiusura della Saga dell’Infinito e dell’iniziativa Avengers presentataci da Joss Whedon nel 2012, quando i Vendicatori non erano il supergruppo coeso di oggi, ma un pugno di sbandati con un mucchio di problemi personali irrisolti.


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7 anni e 5 film corali più tardi ognuno dei sei Vendicatori originali trova la propria conclusione: una conclusione che mette in risalto, sotto prospettive differenti, un unico concetto cardine, molto disneyano.


bLa famiglia Avengers/b


Hulk è il solo a restare ancora in gioco, senza trovare una chiusura appagante. Banner è riuscito a convivere con il suo bestiale lato verde… ma è un dato di fatto, non un epilogo. Occhi di Falco voleva appendere l’arco al chiodo da un bel pezzo e finalmente riesce a farlo, ritirandosi così a vita privata e dedicarsi a moglie, figli e vita di campagna.


Vedova Nera ha trovato negli Avengers la famiglia che non ha mai potuto avere, facendosi madre del gruppo e guardiana del focolare dopo lo schiocco di Thanos, arrivando a sacrificare la sua vita per amicizia, amore e un bene superiore. Thor prende coscienza di non essere la persona più adatta a guidare il suo popolo e cede la corona di Asgard a Valchiria prima di imbarcarsi verso nuove avventure con la sua nuova famiglia: gli Asgardiani della Galassia.


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Captain America abbandona lo scudo e vive la vita che avrebbe voluto vivere nei 70 anni che gli erano stati sottratti. Quel ballo in salotto abbracciato a Peggy Carter è tutto ciò che ha sempre desiderato: anche in questo caso, una famiglia. Infine Tony Stark.... beh, per lui il discorso si fa più articolato.


bTony Stark: genio, miliardario, playboy, filantropo/b


Così Tony si presenta a Cap durante uno scambio di battute nel primo Avengers. Così aveva imparato a conoscerlo il pubblico nel corso della Fase I, con due film a lui dedicati e una breve comparsa nel finale de L’incredibile Hulk.


Un uomo a dir poco egocentrico, con evidenti problemi di alcool, che crea il proprio alter-ego d’acciaio non per altruismo, non spinto da un bene superiore, ma per salvarsi la vita. Il calamitante fascino di bTony Stark/b è senza dubbio debitore a quello ribelle di Robert Downey Jr., prima e unica scelta del regista Jon Favreau, nonostante l’ostruzionismo della produzione a causa dei trascorsi burrascosi dell’attore.


A conti fatti il ruolo di Tony Stark è stata per lui una lunghissima seduta di terapia, che l’ha aiutato a redimersi dal suo passato turbolento e dimostrare davvero di cosa fosse capace come attore. Nel corso dei film il personaggio è cresciuto, maturato. Grazie alla sua massiccia presenza all’interno dell’intera saga (su 22 pellicole compare in 10), si può dire che è sia il personaggio più longevo e quello con l’arco narrativo e lo sviluppo personale più ampio.


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Dopo lo schiocco di Thanos, Tony è probabilmente una delle poche persone al mondo a non aver perso qualcuno. Anzi, nei 5 anni seguenti si è costruito una vita esemplare: casetta in riva al lago, una bella moglie e una figlia amorevole. Ammettiamolo: vedendo per la prima volta la piccola Morgan Stark non avete sentito sussultare le viscere e fatto rapidamente i conti con il tempo trascorso, tanto per Tony, quanto per noi?


bNoi siamo Iron Man/b


Il 2 maggio 2008 molti di noi sono entrati in sala a vedere Iron Man sapendo poco del personaggio e con aspettative davvero basse. Eravamo poco più che ventenni e ne uscimmo come se ci avessero fatto un’iniezione di adrenalina, fomentati da quella folgorante ammissione in conferenza stampa: «Io sono Iron Man!».


11 anni e 20 film dopo (la maggior parte dei quali visti al cinema) è arrivato finalmente Avengers: Endgame . Chi ha seguito l’evolversi di questa saga ha sempre saputo che il cuore pulsante dell’Universo Marvel era quello blu e luminoso di Iron Man. Già in Captain America: Infinity War si era capito che la sola possibilità su 14 milioni di battere Thanos era nelle sue mani d’acciaio (l’indizio più evidente è quando Doctor Strange supplica il Folle Titano di risparmiarli la vita in cambio della Gemma del Tempo) e la sensazione si rafforza quando finalmente Tony riesce a parlare con suo padre Howard, potendogli dire ciò che non è mai riuscito a confessargli. L’ennesimo indizio, l’ennesima chiusura di un cerchio aperto 11 anni prima con il peso di quel cognome e di quell’eredità (le Stark Industries) che intrappolavano Tony nella sua ombra.


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Dopo aver superato i problemi di alcolismo, dopo aver accettato le conseguenze di essere Iron Man, dopo aver trovato finalmente appagamento sentimentale con Pepper, dopo aver messo da parte persino il proprio ego smisurato (le prime parole che dice tornando sulla Terra sono «Ho perso il ragazzo» riferendosi a Peter ed è impossibile non sentirsi subbugliare le budella), dopo essersi battuto per ciò che credeva giusto (il sistema di difesa globale Ultron prima, l’atto di registrazione dopo) e dopo essere diventato padre a sua volta, Tony si riconcilia infine anche con il suo passato.


Vedendo l’intera saga sotto quest’ottica… era facile prevedere cosa sarebbe successo. Tony non è più la rockstar che abbiamo amato sin dal primo momento: è cresciuto, maturato. E noi con lui. Il tempo è passato per tutti, se ci mettiamo a pensare a come eravamo undici anni fa.


Dieci film sono tanti, undici anni lo sono ancor di più. Anche per questo quando il nome di Robert Downey Jr. è apparso sullo schermo, l’ultimo a fare capolino alla fine dei titoli di coda - che hanno tutta l’aria di essere un lunghissimo memoriale - la sala cinematografica è esplosa in un boato da stadio, con tanto grida e applausi. 650 persone, perlopiù tra i 30 e i 40 anni, che presumibilmente hanno vissuto questi 11 anni seguendo l’evoluzione del MCU passo a passo, che hanno visto Iron Man nascere… ora hanno preso parte al suo funerale. Quel silenzio attonito mentre Tony chiude gli occhi per sempre, quelle lacrime mentre Pepper lo bacia e quelle grida liberatorie quando appare sullo schermo un’ultima volta. Il nostro modo per digli addio. Perché in fondo, a prescindere da quale sia il vostro Avengers preferito… tutti noi siamo Iron Man.


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