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Film di Natale, brutti e cattivi: L'Ultimo Capodanno di Marco Risi

2019-06-19 15:12

Emanuela Di Matteo

Articoli, Speciale,

Da un racconto di Niccolò Ammaniti, nel 1998 Risi dirige un film che demolisce e fa (letteralmente) a pezzi le Feste

Nel 1998 l'Italia non era ancora pronta a L'Ultimo Capodanno e, chissà, forse non lo sarebbe neppure oggi. Ci sono alcune cose ancora sacre nel nostro paese, almeno commercialmente, e una di esse è il Natale: perso completamente il suo significato spirituale e solidale, è rimasto un automatismo che ci spinge verso alimenti e sentimenti zuccherosi.


Almeno una volta all'anno, si va al cinema a vedere grevi commedie demenziali o storie di cerbiatti orfani gambizzati, teneri bimbi, miracoli, cagnolini e gattini parlanti, principesse innamorate. Tutti trovano l'amore a Natale, qualsiasi cosa possa significare, e chi proprio non ci riesce ha diritto almeno a una fetta di Panettone, gluten free e senza canditi.


Ma nel lontano 1998, il regista Marco Risi metteva le mani sul cupissimo racconto del ben poco gaio scrittore Niccolò Ammaniti e osava farne un film: L'Ultimo Capodanno.


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L'opera di Risi esce in sala, ma viene ritirata in fretta e furia solo tre giorni dopo. Pubblicizzata come divertente commedia all'italiana, grazie al nome del regista (figlio d'arte)- e alla presenza di attori di grande richiamo – Monica Bellucci, in uno storico nudo integrale, e la rassicurante Iva Zanicchi, cuoca e mamma – aveva inizialmente portato una buona quantità di pubblico al cinema.


Ma lo stesso pubblico, con altrettanta fretta, ne era uscito, probabilmente prima della fine del film, scandalizzato e disgustato. Niente affatto pronto a vedere se stesso – portato sullo schermo in modo così diretto e brutale – preso in giro, ridicolizzato in tutti i suoi vizi, con tutte le ignoranze e le ipocrisie. Letteralmente, fulminato e fatto a pezzi; brutalmente massacrato in una delirante orgia di brutalità e sangue.


L'Ultimo Capodanno è un colossale insuccesso, probabilmente il più brutto film sulle feste di tutta la storia del cinema italiano, almeno per lo stomaco degli ignari e sventurati che lo andarono a vedere, con l'intento ingenuo di farsi quattro spensierate risate.


Ne L'Ultimo Capodanno, in seguito rivalutato come cult movie, iconico e dissacrante, un esilarante capolavoro di genere, si ride: ma in modo tutt'altro che leggero. Si tratta di un primo esempio di pulp all'italiana. Crocevia degli eventi è un condominio romano, dove si incrociano le storie di diversi personaggi. Ci sono due ragazzi (Claudio Santamaria e Max Mazzotta) che, nonostante l'intero parentado nella stanza accanto, decidono di fumare sostanze psicotrope, con devastanti effetti allucinatori.


Indimenticabile Max Mazzotta, sballato, che biascica «Buon Anno e tante care cose!». Che resta la frase più giusta da dire, sempre, in ogni circostanza. Alessandro Haber, insospettabile padre di famiglia, si dedica a pratiche sadomaso, con esiti inaspettati, mentre la famigliola felice (Angela Finocchiaro) lo attende per il cenone.


La decrepita contessa Scintilla organizza un veglione nel proprio appartamento con tanto di giovane gigolò (Beppe Fiorello): «Scintilla, il tuo nome m'appiccia». Una moglie bella e perfetta (Monica Bellucci) scopre che il marito (Marco Giallini) la tradisce con la sua supponente migliore amica (Francesca D'Aloja) e decide di ricorrere a un'arma letale.


Una povera donna cerca di togliersi la vita, avvelenandosi, e un istante dopo scopre che il marito disperso in Cambogia sta per tornare. Intanto tre ladri scalcinati (Natale Tulli, Giorgio Tirabassi e Ricky Memphis) attendono il momento per agire, esibendosi in un dialogo esilarante sulla pericolosità delle olive ascolane.


E, fra tutti, un colossale e mitologico Adriano Pappalardo nel ruolo de Il Mastino di Dio, immortale nel celebre discorso di fine anno, poco prima della devastazione di un appartamento: «Perchè questo localo, non è un localo qualunque! ». Ebbene sì: L'Ultimo Capodanno è un brutto film di Natale, con tanto di nonno infilzato da una freccia sotto l'albero. E, con tutta la sua surreale ferocia, resta il mio film di Natale preferito. Il genere di film che permette di sperare e avere fede che anche le cose più surreali possano accadere… anche durante le Feste.


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