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Bohemian Rhapsody: Freddy Mercury e i Queen arrivano sul grande schermo

2018-11-23 11:11

Andrea Desideri

Articoli, Speciale,

In sala dal 29 novembre il racconto di una delle band più importanti della storia della musica: c'è hype per il Freddy Mercury di Rami Malek

Chi ama i bQueen/b, ma anche solo chi ama la musica, sa che Freddie Mercury non è solamente un frontman: si tratta di una vera e propria icona che, con le sue scelte, ha influenzato coetanei e giovani di qualsiasi epoca.


La dirompenza di un gesto, le fatiche di un tour, le espressioni durante un live restano impresse negli occhi di tutti noi grazie ai tanti video che continuano a circolare, ma anche grazie al cinema. La Settima Arte ha raccontato la grande musica attraverso opere documentarie, frutto di raccolte di materiali d'archivio e testimonianze. Oppure riadattando le vicende reali nella fiction, che - se fatta bene - è potentissima.


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Bohemian Rhapsody, nelle sale dal 29 novembre 2018, appartiene alla seconda categoria di lavori: i registi Bryan Singer e Dexter Fletcher - {a href='https://www.silenzioinsala.com/5145/bohemian-rhapsody/curiosita-citazioni'}ricordiamo che Singer è stato licenziato durante le riprese{/a} - hanno frugato nella storia dei Queen, per plasmare il racconto alle esigenze del cinema moderno. Tutto questo presuppone una certa dose di rielaborazione, volta a rendere la storia più appetibile pur senza stravolgere la realtà del vissuto.


Lo conferma anche la scelta di Rami Malek, attore statunitense reso famoso dalla sua interpretazione nella serie Mr Robot: nel film lui è Freddie Mercury. La somiglianza fra i due è disarmante, merito anche del lavoro di truccatori e costumisti, ma l'aspetto fisico non basta: Mercury era un gigante sulla scena e Malek – come lui stesso ha rivelato – si è dovuto cimentare in un percorso oltremodo complesso di avvicinamento e comprensione del personaggio.


«Ho visto i concerti, le sue interviste, ho studiato le fotografie, per poi iniziare a tracciare dei "racconti gestuali" che solo Freddie riusciva a creare. Ad esempio, Freddie era un boxer e un corridore, cosa che mi ha permesso di comprendere la ragione per cui Freddie correva da una parte e l'altra del palco e sferrava dei colpi in aria mentre si esibiva».


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Già dal trailer di Bohemian Rhapsody si evince quanto il film voglia puntare sulla spettacolarità: una macchinazione scenica, che mira alla riproduzione speculare di ogni singolo particolare, per giocare tutto sull’effetto sorpresa.


Tanti i brani presenti, i ritornelli e gli assoli che ben conosciamo, e altrettante curiosità. Racconta Malek: «Il fatto che Freddie sia stato bullizzato a scuola per la grandezza dei suoi denti, suggerisce il motivo per cui abbassava il mento ed evitava le domande dei suoi intervistatori muovendo un bicchiere davanti alla faccia o coprendo la bocca con una sigaretta. Potremmo anche desumere che fosse il motivo per cui Freddie cantava stando così attaccato al microfono e piegando la testa quando intonava degli acuti».


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Come confermano interpreti e registi, Bohemian Rhapsody è un’opera ricca di richiami e aneddoti (alcuni anche scomodi) sulla band. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati, un notevole spunto di riflessione per i curiosi.


Le aspettative sul film sono elevate, anche per via della massiccia sponsorizzazione e pubblicità che ha accompagnato questo progetto. Lavorare col passato – omaggiare grandi personaggi – può essere utile e molto stimolante, in special modo sul grande schermo, ma dipende da come lo si fa.


Il rischio di trasformare un possibile cult in un oltraggio è dietro l’angolo: chiedere a Benny Boom e Jeremy Haft, rispettivamente regista e sceneggiatore di All Eyez on Me, film ispirato alla vita di Tupac Shakur andato in scena lo scorso anno. Quello è un perfetto esempio di come non raccontare un’icona


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