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Deadpool e gli altri: il cinecomic per adulti, tra violenza e umorismo

2019-01-29 15:19

Marco Filipazzi

Articoli, Approfondimento,

Il supereroe più scorretto, il mutante più amato, le graphic novel riuscite e quelle tradite: storie cupe e personaggi maturi per il pubblico over17

Dopo aver sviscerato l’evoluzione dei cinecomics negli ultimi 30 anni, torniamo agli albori del genere per esaminare un filone parallelo: quello del bcinecomic per adulti/b. Negli anni il cinema ha attinto, oltre che dagli arcinoti supereroi, anche da fumetti di nicchia, con storie e personaggi più cupi e maturi. Da Dick Tracy, portato sullo schermo nel 1990 da Warren Beatty (al netto dei colori pastello e della fisicità assurda dei gangster il risultato è una storia dagli echi pulp, noir e polizieschi), alla tragedia de Il Corvo tratta dall’opera di James O'Barr, sino alla trasposizione di Blade, personaggio dalla forte connotazione horror.


Nel 2001, con l’uscita di From Hell - La vera storia di Jack lo Squartatore, la parola «graphic-novel» inizia a diffondersi: identifica i romanzi a fumetti, storie autoconclusive destinate a un pubblico adulto. Per trasporre al meglio queste storie è però importante rispettarne il tono, in quanto certi personaggi e certe narrazioni possono funzionare solamente in quel modo. Quando ciò non avviene la trasposizione risulta ambigua: i cultori del materiale originale si sentiranno presi in giro e il pubblico generalista si ritroverà a vedere un film insipido.


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È la causa principale di famigerati fallimenti come Spawn, il Daredevil con Ben Affleck o Ghost Rider (e non è una coincidenza che questi ultimi due siano entrambi diretti da Mark Steven Johnson).


b2005: l’anno della svolta/b


Nel 2005, in pieno tsunami del genere, tre pellicole portano a una grande consapevolezza: è possibile realizzare cinecomics “per adulti” destinati al grande pubblico. Il primo film è senza dubbio Batman Begins: il più famoso eroe DC viene calato in una Gotham più cruda, spietata e reale rispetto ai film di Tim Burton e Joel Schumacher. Il secondo è Sin City, trasposizione tavola-per-tavola delle storie di Frank Miller: al di là dell’accanimento estetico pressoché maniacale di Robert Rodriguez, quello che colpisce è quanto le atmosfere della Città del Peccato siano rimaste invariate: noir old-school condito con abbondanti dosi di violenza e personaggi dalla dubbia morale, tra stupri, pedofili, prostitute, sicari, malavitosi, cannibali e terroristi. Infine Constantine, storia di un detective dalle percezioni soprannaturali tratto da un fumetto di Alan Moore e fortemente sottovalutato al momento della sua uscita.


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Nello stesso anno approdavano al cinema anche A history of violence di David Cronenberg (tratto da una graphic-novel di John Wagner e Vince Locke) in cui Viggo Mortensen è un uomo ordinario, incapace di sfuggire dal suo passato, e l’anarchico V per Vendetta, basato sul romanzo grafico di Alan Moore.


bWolverine: il tradimento/b


Sin dalla sua prima apparizione al cinema bWolverine/b è sempre stato l’X-Men più carismatico, grazie al casting perfetto di Hugh Jackman e al fascino emanato dal personaggio stesso. Ma se nei film dei mutanti la sua era solo una storyline tra le tante, all’annuncio del suo stand-alone le aspettative s’impennarono.


Quando uscì X-Men Le origini: Wolverine (dopo che era stato piratato on-line privo della maggior parte della CGI) il pubblico si trova davanti una storia imbrigliata dai limiti imposti da una produzione poco coraggiosa. Il personaggio non appare mai cupo e tormentato come il pubblico si aspettava, perdendosi in svolte narrative spesso prevedibili e imboccando (da metà film in poi) un canovaccio anche troppo noto. Inoltre la pellicola è appesantita da una parata di personaggi perlopiù fini a sé stessi. Tra i vari Sabretooth, Silver Fox, Gambit, Blob, Bolt, Emma Frost, Kestrel c’è però un mutante che più di tutti era atteso sul grande schermo ed è stato bistrattato. Tantissimo. Al punto da non essere il personaggio noto ai fan dei fumetti. La sola cosa in comune con lui era in nome: bDeadpool/b.


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Il mercenario chiacchierone si ritrova con la bocca cucita, senza tuta rossa e nera, senza katane sulle spalle (bensì retrattili come gli artigli di Wolverine) intento a prendere ordini dal colonnello Stryker come se fosse un robot comandato da remoto.


bVietato ai minori/b


Qualche paragrafo fa si parlava dell’importanza di mantenere un tono coerente nella trasposizione per far funzionare i personaggi. Questa accortezza la troviamo nella trilogia de Il Cavaliere Oscuro (dove i problemi più grossi sono legati alla sceneggiatura, non al tono) e anche nel dittico di Zack Snyder composto da L'uomo d'acciaio e Batman v Superman: Dawn of Justice.


È stato anche ampiamente rispettato dalla Marvel quando ha deciso di far approdare su Netflix la serie Daredevil, ispirata in larga misura dalla seminale L’uomo senza paura di Frank Miller. E ancor di più, forse, l’ha fatto donando finalmente una controparte live-action pregevole a The Punisher. Certi personaggi sono necessariamente intrisi di una componente adulta senza la quale non avrebbero senso: perché non si può rendere giustizia al Punitore usando lo stesso tono di un film su Spider-Man!


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Così la 20th Century Fox si fa coraggio e annuncia quello che sarebbe diventato il primo film di supereroi (in senso stretto) ad approdare al cinema con un divieto ai minori di 17 anni non accompagnati.


bWolverine e Deadpool/b: il riscatto/b


Quando nel febbraio 2016 esce {a href=https://www.silenzioinsala.com/3457/deadpool/scheda-film}Deadpool{/a}, dopo 12 anni di gestazione (il primo script di David S. Goyer risale al 2004), è una ventata d’aria fresca nel panorama dei cinecomics: il film è una scheggia impazzita, esattamente come il suo protagonista. Violento, volgare, irriverente, intriso di battute meta-cinematografica ammiccanti alla cultura pop. In una parola: è Deadpool. Finalmente! Con 780 milioni d’incasso – al netto del Rating R con cui uscì negli USA e della messa al bando in Cina – il film si dimostra una scommessa vinta e incoraggia gli studios a portare avanti un altro progetto a lungo auspicato dai fan: un film crudo e violento che renda giustizia al personaggio di Wolverine.


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Le riprese del terzo capitolo dedicato al mutante canadese iniziano nel maggio 2016 (quando la corsa al botteghino di {a href=https://www.silenzioinsala.com/3457/deadpool/scheda-film}Deadpool{/a} era ormai conclusa) e, nonostante le smentite dei produttori, è impossibile non pensare che il successo del Mercenario Chiacchierone non abbia influenzato la decisione di puntare ancora sul Rating R.


Logan - The Wolverine incassa bene, viene osannato per i suoi toni da western crepuscolare, glorificato dalla critica con una nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e dai fan per aver finalmente restituito sul grande schermo l’essenza più pura del personaggio. {a href=https://www.silenzioinsala.com/4670/deadpool-2/scheda-film}Deadpool 2{/a} ricomincia da qui: con una frecciatina agli studios e al personaggio di Logan per aver “copiato” il suo coraggio. E forse è anche vero, ma alla fine che importa? Se il film funziona – e {a href=https://www.silenzioinsala.com/4670/deadpool-2/scheda-film}Deadpool 2{/a} funziona eccome, anche se manca l’effetto “shock” del primo – allora forse i divieti non sono così importanti, ma piuttosto necessari.


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