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Tarzan, dalla giungla al cinema: il re è tornato

2016-10-09 22:37

Martina Calcabrini

Articoli, Approfondimento,

The Legend of Tarzan, dal 14 luglio al cinema

È il 1912 quando lo scrittore Edgar Rice Burroughs modella il personaggio di Tarzan ispirandosi al mito del buon selvaggio di Rousseau. In un’epoca in cui la colonizzazione aveva infuso la convinzione che l’uomo bianco fosse superiore agli altri, l’autore plasma il suo eroe nel modo più verosimile possibile: un cucciolo d’uomo abbandonato nella giungla e allevato da un gruppo di scimmie più umane degli umani stessi. Forte dell’appartenenza a un popolo che lo accetta nonostante le evidenti differenze fisiche, Tarzan sviluppa i muscoli e la mente mettendoli al servizio della sua comunità, fino a diventarne il leader. Scoperto dai primi coloni presenti sul territorio, il giovane viene inizialmente ritenuto uno spirito maligno e un fantasma degli alberi, ma con il tempo riesce a essere addomesticato. Innamoratosi perdutamente di Jane – la ragazza che lo accoglie e lo immette nel mondo civile – Tarzan si rivela un inguaribile romantico, un cavaliere senza armatura che combatte privo di armi per difendere le persone che ama.


Consapevoli dello straordinario carisma del personaggio, sin dagli esordi, cinema e televisione decidono di trasformare in celluloide le sue movimentate avventure, narrate in un ciclo di 24 volumi. Ai tempi del muto, svariati registi filmano l’epopea dell’eroe realizzandone otto adattamenti cinematografici tra il 1918 e il 1929. Successivamente, il Signore delle scimmie viene interpretato da Johnny Weismuller in ben dodici film: dal Tarzan delle scimmie di W.S. Van Dyke del 1932 al Tarzan e le sirene di Robert Florey del 1948. Negli anni seguenti, Lex Barker e Gordon Scott valorizzano fieramente l’aspetto epico e drammatico della vicenda, focalizzando l’attenzione sulla componente ferina e istintuale dell’uomo piuttosto che sulla sua selvaggia umanità. Le numerose, consecutive, trasposizioni cinematografiche non brillano né per originalità né per creatività, sebbene il notevole successo riscosso da Tarzan, l’uomo scimmia di John Derek, del 1981, e Greystoke – La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie di Hugh Hudson del 1984, con un inedito Christopher Lambert.


Il fascino del personaggio non è svanito nel corso degli anni, tanto che nel 1999 un Tarzan 3D in versione animata firmato da Kevin Lima e Chris Buck fa il suo ingresso nelle sale cinematografiche e ne esce vincitore. Il protagonista, eccentrico, travolgente e carismatico, cattura la simpatia del pubblico perché riesce a trasformare la classica visione in quella che gli antropologi definiscono «osservazione partecipante»: attraverso lo sguardo, la vicenda tocca il cuore dello spettatore, lo solletica e lo emoziona in modo imprevedibile. Il suo sequel - diretto nel 2005 da Brian Smith - non riesce a eguagliare la grandezza dell’originale, ma evidenzia le difficoltà di adattamento di un eroe quasi adolescente ma ancora poco cosciente di sé. Questa sfaccettatura del personaggio, sfruttata in chiave satirica e grottesca, ha portato molti artisti a realizzare versioni tragicomiche della vicenda, prima su tutte quella di Totò – manovrato da un istrionico Mario Mattioli – che nel lontano 1950 ne indossa goffamente i panni in Tototarzan.


Da qualsiasi punto di vista si guardi la storia, comunque, Tarzan rimane indiscutibilmente uno degli eroi più moderni e affascinanti che siano mai stati inventati: un uomo d’azione pronto a sfidare il pericolo per una giusta causa; un temerario audace e valoroso secondo cui «qualcosa nel suo profondo si ammalerebbe e morirebbe se pensasse che ogni nuova avventura sia già stata vissuta». E così, dopo oltre un secolo dalla sua nascita, il Re della giungla torna al cinema in versione fantasy e, attraverso le mani esperte di David Yates, si affida al prestante Alexander Skarsgård per dar vita alla sua leggenda in The Legend of Tarzan.


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