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Gabriele Muccino racconta 'Padri e figlie'

2016-10-04 11:50

Caterina Bogno

Articoli, Cinema,

Padri e figlie è la quarta pellicola che il regista romano realizza negli Stati Uniti

A tre anni di distanza da Quello che so sull’amore, bGabriele Muccino/b torna al cinema con Padri e figlie, uscito in Italia il primo ottobre. Per l’occasione, il regista romano presenta il suo nuovo lavoro alla stampa in una breve conferenza che ha luogo nella panoramica terrazza Martini di Milano.


p Padri e figlie è un dramma che racconta l’amore tra un padre e una figlia attraverso l’intreccio continuo di due differenti piani temporali: la New York degli anni Ottanta, nella quale Jake Davis (bRussell Crowe/b) è uno scrittore di successo che lotta per crescere da solo la propria bimba (bKylie Rogers/b), e la New York odierna, nella quale Katie (bAmanda Seyfried/b) è divenuta un’affascinante studentessa di psicologia alle prese con i demoni della propria infanzia. Gabriele Muccino esplora un rapporto complesso come quello tra un padre e una figlia, trattato non troppo di frequente al cinema eppure così importante. Le donne, spiega il regista, sono inseguite dalla presenza del proprio padre, fantasma che le tormenta con il dolore della propria assenza o modello ineguagliabile ricercato senza successo in tutti gli altri uomini. Il legame che fin dall’infanzia si instaura tra una bambina e il suo papà è qualcosa di delicato e particolare: le donne, fin da bambine, hanno un istinto protettivo che si manifesta prima di tutto nei confronti del proprio padre. Come la piccola Katie che, nel film, si mette a servizio di Jake come una tenera infermierina che con dolcezza lo invita a mangiare qualcosa quando lui è troppo assorbito dalla propria scrittura anche solo per ricordarsene. Ed è proprio in questo senso che bisogna leggere l’amara confessione che la zia di Katie (Diane Kruger), una donna bella e distrutta, fa alla nipote: «Sai, Katie, gli uomini possono sopravvivere senza amore… ma le donne no, non possono». Elisabeth è, infatti, una donna cresciuta senza amore – «Mia madre era una donna estremamente cattiva, mio padre era uno che vedevamo ogni tanto a cena la domenica» racconta tra le lacrime – che, diventata adulta, ha riproposto lo schema della propria infanzia costruendo per sé e per la propria famiglia una casa fredda e silenziosa. È questo, per Muccino, il senso ultimo del proprio film e allo stesso tempo il fondamento sul quale il film stesso poggia: l’idea, cioè, che ciascuno di noi sia il risultato della propria infanzia, come una grande spugna che si gonfia del risultato di una programmazione involontaria che il nostro subconscio ha respirato nel nostro habitat primordiale con la famiglia e gli amici. Ed è qui che, inaspettatamente, entrano in gioco bMichael Jackson/b e quella volta in cui una passante gli fece una battuta sul suo naso scatenando involontariamente un’ossessione che sarebbe poi sfociata in un’infinità di interventi chirurgici… Muccino racconta questo aneddoto per ricordare l’importanza cruciale – e spesso al di là di qualsiasi controllo – che i primi anni della nostra vita rivestono nel determinare quello che saremo successivamente. /p


pNono film della carriera di bGabriele Muccino/b, Padri e figlie è anche la quarta pellicola che il regista romano realizza negli Stati Uniti, dopo La ricerca della felicità (2006), Sette anime (2008) e Quello che so sull’amore (2012). A chi si lo interroga su come egli sia riuscito a conciliare la propria autorialità con le esigenze e i ritmi della macchina produttiva hollywoodiana, Muccino risponde ribadendo l’assoluta libertà di intervento della quale ha potuto godere durante tutta le fasi di lavorazione al film: «In questo caso sono intervenuto al 100%, il film non potrebbe essere più mio di quello che è. Ci sono scene interamente scritte da me, dialoghi completamente riscritti da me… Non ho avuto alcuna ingerenza da parte dei produttori. Senza dubbio si possono trovare a Hollywood esempi di segno totalmente opposto, in cui a contare non è la sceneggiatura ma sono i produttori, in cui il ruolo del regista è ridotto a quello di mero esecutore… Fare film indipendenti come questo rappresenta una possibilità di fare cinema in modo libero pur restando a Hollywood, anche se bisogna certamente fare i conti con alcuni compromessi, a partire da un budget senza dubbio ridotto. È un altro campionato… ma sempre all’interno del campionato di serie A!». /p


pAnche sul cast di Padri e figlie – che riunisce attori del calibro di bJane Fonda/b, bRussell Crowe/b, bAmanda Seyfried/b, bAaron Paul/b, bBruce Greenwood/b… solo per citarne alcuni – Muccino ha potuto dire la propria fino in fondo. «Nemmeno a Hollywood esiste l’attore imposto, al massimo c’è l’attore legato alla sceneggiatura. In questo caso ce n’era un altro che a me non piaceva… e io l’ho fatto fuori per avere Russell Crowe». Qualcuno cerca di scoprire di chi si tratta. Muccino ride e aggira la domanda, custodendo l’identità del povero attore fatto fuori. /p


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