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Quando il cinema è ricerca: due chiacchiere su Interstellar, con Amedeo Balbi

2017-07-25 16:31

Riccardo Cotumaccio

Articoli, Interviste,

Docente di Astrofisica a Roma, abbiamo parlato con il professor Balbi dei punti di contatto tra la finzione di Nolan e la ricerca scientifica

Avviene – di rado – che scienza e cinema si facciano compagnia su uno sfondo coerente, emozionante e perfino logico. È il caso di Interstellar, l’ultimo sci-fi di Christopher Nolan, uscito in sala lo scorso 6 novembre, vincitore di un Oscar agli effetti speciali e disponibile in DVD e blu-ray dal 1° aprile.


Per l’occasione, in quel della facoltà di Matematica in Tor Vergata, si è tenuta una masterclass inaugurata dal professor Amedeo Balbi, Docente di Astrofisica proprio alla seconda università di Roma, che ha approfondito i tanti punti di contatto tra la finzione della pellicola e la ricerca scientifica, parlando di come una trasposizione cinematografica sia riuscita ad interpretare tantissime teorie sino a prima delegate solo ai libri di testo e alle lezioni di astrofisica. Con Balbi, non potevamo che intrattenerci oltremodo per approfondire a parte i tanti spunti di conversazione cui lo studio di un astrofisico lascia campo.


bNel 1975 Stephen Hawking e Kip Thorne scommettevano sulla fisiologia dei buchi neri. Oggi, 40 anni dopo, qual è lo studio, la domanda, o l’incognita che più affligge le notti di un astrofisico?/b


Ce ne sono molte, ma per quanto mi riguarda la domanda più importante, quella che avrebbe le maggiori conseguenze per il nostro modo di vedere l'universo, è: siamo soli? La vita ha avuto origine su altri pianeti, oltre al nostro?


bHai premesso, all'inizio del tuo intervento, di non aver compreso al meglio alcune scene di Interstellar: credi sia stato un film troppo complicato perché poco fruibile al pubblico medio, o in questi casi l'ambizione ha prevalso a giusto titolo?/b


Io credo che in un film non tutto debba necessariamente essere spiegato in maniera didascalica, e che lo spettatore possa essere ritenuto capace di riempire i vuoti, di partecipare attivamente e di trovare una sua interpretazione di quello che vede sullo schermo. Soprattutto in un'opera visionaria come quella di Nolan credo che qualche elemento non facilmente comprensibile in una prima lettura faccia parte dell'esperienza. E lascia la voglia di continuare a pensare a lungo a quello che si è visto.


bLa rappresentazione del whormhole vista in Interstellar è stata così realistica da stupire (ed emozionare) lo stesso Kip Thorne. Quanto il cinema può influire sull'immaginario collettivo e stimolare gli scienziati stessi?/b


Moltissimo. Io stesso da piccolo ho iniziato ad amare l'astrofisica grazie alla fantascienza: 2001 Odissea nello spazio, star wars, ecc. E alcuni scienziati - Hoyle, Carl Sagan, lo stesso Thorne - hanno fatto il percorso inverso, diventando anche autori di fantascienza.


bInterstellar si unisce ai tanti fantascientifici che hanno trattato, in maniera più o meno astratta, le grandi domande dell'uomo sull'Universo. Per la tua esperienza da spettatore, qual è il film che più risponde in modo realistico alle leggi della scienza studiata e applicata in questo campo?/b


Premetto che non credo che la riuscita di un film di fantascienza dipenda esclusivamente dalla veridicità scientifica: il film deve funzionare sul piano emotivo e narrativo. Il mio film preferito in assoluto è comunque 2001 Odissea nello spazio. C'è una componente epica e visionaria e allo stesso tempo una grande attenzione al realismo scientifico.


bPer Il Post, qualche tempo fa, scrivevi che «Lo scienziato è colui che nei film, tipicamente, compare nel momento in cui serve qualcuno che dica una cosa incomprensibile. Nei film peggiori l’espediente si usa addirittura per mascherare un buco di sceneggiatura, oppure per rendere plausibile uno snodo narrativo che plausibile non è». Credi che Nolan abbia ribadito il tuo concetto o si sia discostato in merito?/b


Mi sembra che uno dei meriti di Interstellar sia proprio quello di non avere usato la scienza come riempitivo insensato, ma di averla intessuta nella trama in modo da diventarne una parte indispensabile. Le cose che dice lo scienziato interpretato da Michael Caine sono del tutto verosimili.


bNel corso della masterclass a Tor Vergata non c’è stato il tempo per sapere la tua sul finale. Come hai reagito da astrofisico prima, da semplice spettatore poi?/b


Il finale di Interstellar ricalca, mi pare, quello di 2001 Odissea nello spazio: un viaggio oltre la realtà che sperimentiamo quotidianamente, ma una realtà che però potrebbe essere parte del modo in cui è costruito l'universo, anche se oggi non abbiamo ancora le conoscenze scientifiche per saperlo. Un po' come prendere un greco antico e portarlo sulla stazione spaziale, un'anticipazione di quello che potrebbe essere il nostro futuro di specie, se continueremo a usare la ricerca e a esplorare il cosmo, arrivando a traguardi che oggi ci sembrerebbero semplicemente magici. Comunque quella parte l'ho vissuta soprattutto da spettatore, emotivamente - in quel momento l'astrofisico era affascinato, ma la comprensione di quello che stava succedendo l'ha rimandata a un secondo momento.


bLa piaga dei detriti spaziali, ampiamente trattata in Gravity può impedire in futuro la realizzazione di nuovi studi sull'atmosfera terrestre danneggiando (o impedendo) con molte probabilità prossime spedizioni. Quali sono state le cause di questo fenomeno e cosa si sta facendo per limitarlo?/b


Il problema c'è, ma la situazione non è affatto così grave come mostrato in Gravity, un film che si prende un po' troppe libertà scientifiche in un contesto che invece è presentato come estremamente realistico e contemporaneo. Quello che si fa è tenere sotto controllo i detriti che esistono e cercare di limitare per il futuro la produzione di altri.


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