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L’enigma delle anime gemelle: lo script in libreria

2016-10-04 11:50

Erika Pomella

Articoli, Cinema,

La sceneggiatura di Lucia Gilli presentata a Roma

Nel suo bellissimo saggio Empirismo Eretico, bPierpaolo Pasolini/b descrive la sceneggiatura cinematografica come «una forma che si muove verso un’altra forma». In altre parole, il regista di Mamma Roma, descrive la sceneggiatura come un testo dalla doppia identità: essa è letteraria nel suo stato iniziale, ma tende comunque ad una trasformazione cinematografica, in cui le parole vengono traslate in immagini. Descrizione questa che ben si sposa con la sceneggiatura L’enigma delle anime gemelle di bLucia Gilli/b, edito dalla Casa Editrice Progetto Cultura (a href="http://www.progettocultura.it/528-lenigma-delle-anime-gemelle-9788860925800.html"acquistabile qui/a) e presentato alla stampa Venerdì 25 Ottobre, nel grazioso ambiente del caffè letterario Mangiaparole. A dare voce a questa insolita scelta di marketing – ovvero di mandare in stampa una sceneggiatura prima ancora che essa sia conosciuta attraverso il prodotto filmico – sono intervenuti la stessa bLucia Gilli/b; bJoseph Lefevre/b, regista e docente di regia; bBiagio Cipolletta/b e bGuido Silipo/b, rispettivamente docente e consulente marketing.


pEd è proprio Guido Silipo a spiegare per primo la novità che L’enigma delle anime gemelle rappresenta, sia da un punto di vista culturale che di marketing: «Stiamo parlando di un libro che è una sceneggiatura» - ha detto - «Il problema delle sceneggiature è che sono di una noia mortale. Cioè sono una cosa assolutamente tecnica. Non è facilmente leggibile. Non è interessante per chi sta leggendo qualcosa di diverso. Per chi sta cercando storie, avventure o comunque quello che un libro di solito offre. E invece una sceneggiatrice scritta assolutamente bene, scritta con il mestiere dello scrittore e non utilizzando esclusivamente la penna dello sceneggiatore, mi diventa un oggetto-libro, assolutamente leggibile e di nuovo interessante. E di nuovo una cosa che puoi mettere sul comodino per sapere poi come va a finire la storia dei protagonisti». /p


pThriller surreale, L’enigma delle anime gemelle pone al centro del proprio racconto, un ragazzo, Niccolò, che di colpo si trova catapultato in un’esistenza Altra, una realtà ben diversa da quella in cui è solito muoversi e che vede la comparsa improvvisa di un Angelo Umano. Il regista bJoseph Lafevre/b si mostra piuttosto entusiasta dell’intero progetto: «Mi piace l’idea di sviluppare questo film, dove al suo interno hanno grande importanza i visual effects, quindi lavorare su oniricità, su effetti con cui l’uomo possa rimanere sbalordito. È una materia che mi interessa molto e in questa sceneggiatura ho trovato moltissimi spunti, e anzi ho dovuto tentare di frenarli… Devo dire che storie di angeli, intrighi misteriosi, città eterne, sono tutte cose che aiutano a tirare su un film molto originale, e sicuramente potrebbe essere anche un film da cominciare a sviluppare per nuove forme cinematografiche italiane». Poi, tra i bianchi tavoli del caffè letterario, serpeggia quasi la sensazione di essere tornati tra i banchi di scuola, quando bBiagio Cipolletta/b spiega al pubblico intervenuto le sue impressioni più tecniche sul prodotto in presentazione. «Per quanto riguarda la sintassi» ha cominciato a spiegare con il tono da docente universitario «sorprende in Lucia, sin dall’inizio, il suo stile secco, lapidario, breve, molto conciso e molto, molto denso». Quasi con timore che i giornalisti non credessero alle sue parole di poeta, Cipolletta ci tiene a dar prova di quanto ha appena dichiarato, attraverso l’analisi di un breve estratto dell’opera. Il poeta sceglie un episodio specifico, in cui Niccolò, che è il protagonista, e Astolfo, che è un angelo umano, sono assaliti da una banda di teppisti. /p


pCipolletta legge una parte del testo veramente breve, in cui viene descritto il modo in cui i due personaggi vengono assaliti e colpiti ripetutamente da calci e pugni. Il tutto, poi, si conclude con una chiosa lapidaria: «Questo è il male» dice Astolfo e Cipolletta si sofferma proprio sulla potenza di questa chiosa che, in sole quattro parole, riesce a rendere perfettamente un’idea piuttosto forte. «Ecco Lucia» - ha continuato a spiegare - «Attraverso Astolfo, non si dilunga a fare un’analisi di quello che è successo. Ma usa solo quattro parole, attraverso cui noi possiamo costruire il male. Siamo noi che poi andiamo a ripensare al male, a cosa può essere». A questo punto interviene l'autrice bLucia Galli/b, che per gran parte delle tempo è rimasta seduta composta, stretta nel suo tubino rosso, sorridendo timidamente, quasi non fosse ancora del tutto sicura di trovarsi davanti ad un pubblico accorso per la presentazione della sua sceneggiatura. «Ho voluto creare consapevolmente l’ambiguità» - ha detto con voce squillante. «Ho voluto lasciare appositamente lo spettatore nell’ambiguità. Anche perché, per come la vedo io, quando si parla di sentimento chiarezza effettiva non c’è mai. Se metti la chiarezza in un sentimento, per come la vedo io, non hai mai capito il sentimento. È sempre tutto un cambiare a seconda di come lo vivi, di quello che succedi, degli atteggiamenti che hai… Sui sentimenti, visto che non ci sono certezze, io li tratto con l’ambiguità che gli è propria». /p


pAd emergere, dunque, è l’immagine di un oggetto-libro polivalente, che si fa materiale cinematografico in vista di un possibile film che, se realizzato bene, potrebbe portare una grande ventata di originalità nel nostro impianto cinematografico. Dall’altro un racconto secco, che non si fa forte di virtuosismi stilistici spesso velleitari, ma usa le carte e le regole del thriller per avvincere il lettore/spettatore in una storia onirica e surreale. Presupposti per un libro da non perdere./p


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