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Davide Aicardi ci parla della serie 'My First Life'

2016-10-04 11:50

Vito Sugameli

Articoli, Manifestazioni,

Il pilot della serie è stato premiato al Roma Fiction Fest 2012 per la migliore sceneggiatura originale

Oggi paliamo di un talentuoso sceneggiatore italiano: bDavide Aicardi/b, classe 76 (nella foto a destra, con bMarco Renzi/b). Di recente ha vinto al Roma Fiction Fest 2012 il Premio Carlo Bixio, il riconoscimento dedicato allo scomparso fondatore della Publispei. Anziche pubblicare una fredda notizia sulla premiazione (a proposito, a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f5f9f4b8-ef27-453e-a31e-871cb7aa92a4.html"qui/a potete vedere il video), ci siamo spostati fin dentro la casa virtuale di Davide; il risultato è questa intervista che riguarda tanto la serie My First Life quanto il suo autore.br /


p bCiao Davide, a distanza di qualche settimana, a mente lucida e fredda, come commenteresti la tua vittoria al Roma Fiction Fest 2012? Spiega ai lettori più distratti di cosa si tratta./b /p


pLa mente non è ancora affatto lucida. L'emozione ancora si nasconde negli angoli più reconditi del mio essere e ogni tanto esce fuori procurandomi momenti di folle (ma splendida) euforia.


Spiego ai lettori più distratti: all'interno del Roma Fiction Fest è stato organizzato il Premio Carlo Bixio (in onore del famoso produttore scomparso) che è finalizzato a premiare il migliore


progetto di serie tv comprensivo di sceneggiatura di puntata pilota. La prima edizione del premio è andata al progetto "Vlad e lo scudo Elfico" dei due giovani e valenti scribacchini Marco Renzi


e Davide... va be', il sottoscritto. /p


pbVlad e lo scudo elfico, pilot della serie, è stato premiato perché secondo la giuria rappresenta "un ritratto convincente dei giovani d’oggi, con un impianto originale, sostenuto da dialoghi credibili e personaggi reali e sinceri.“ Ci puoi raccontare la sua genesi e più in generale quella della serie?/b/p


pLa genesi è avvenuta a step. Sia Marco che io da sempre pensiamo che la televisione italiana si possa risollevare solo producendo prodotti in grado di essere venduti e divulgati anche all'estero. Il problema


è che questa cosa non può essere fatta scimmiottando prodotti di successo che per forma e contenuto vengono scopiazzati da serie esistenti. Per farlo bisogna ridefinire una nostra cifra creativa, il meno


provinciale possibile ma allo stesso tempo che racconti la nostra realtà per poi declinarla ed espanderla sul maggior numero di personaggi, situazioni e generi possibili. In sostanza, forse, la tv italiana va


un po' reinventata. Per cui il primo step è stato fare riferimento a un tipo di televisione che secondo noi racconta al meglio quello che è il territorio in cui viene prodotta: quella inglese. Ora il problema restava proprio quello detto sopra, ossia di non scopiazzare, ma ripartire praticamente da zero mantenendo di quelle favolose produzioni anglosassoni solo l'onestà intelletuale con cui parla agli spettatori. Ogni prodotto britannico, anche quelli di fantascienza, sembrano dire ai cittadini del Regno: "hey, amici, inutile girarci attorno, noi siamo così!". E in quel registro apparentemente restrittivo trovano grande respiro


internazionale perchè sono genuini e leali. Raccontano e parafrasano la vita reale, quella che gli sceneggiatori conoscono meglio e che quindi riescono a scrivere alla grande.


Abbiamo così individuato una fascia d'età a cui rivolgere la nostra serie che fosse allo stesso tempo ampia e interessante. E qual è il periodo che tutti noi ricordiamo meglio e con più malinconia se non l'adolescenza?


Da qui l'analisi dei nostri protagonisti: chi sono, cosa piace loro, cosa fanno, cosa non fanno e, soprattutto, come lo fanno! Come parlano davvero! In Italia spesso l'individuazione dei target trasla tutto indietro di un tassello, si scrive per teen come se fossero dodicenni, per dodicenni come se fossero bimbi di sette anni e ai settenni come se fossero prescolari. Il perchè a me rimane un mistero.


Noi abbiamo voluto evitare questa cosa. L'adolescenza è un'età difficile e come tale va trattata.


Insomma, è nata la nostra bibbia, i nostri personaggi, la nostra ambientazione.


Incoraggiati da alcuni commenti positivi, ci siamo messi poi a scrivere la pilota che è rimasta nel cassetto diverso tempo.


Poi un'amica (Alessandra B., che ringrazio!) mi manda il bando del Bixio.


Io subito non mi ricordo di My First Life (questo il titolo della serie, "Vlad" è il nome della pilota), ma poi mi viene in mente che un progetto pronto e finito in effeti ce l'ho.


Chiamo Marco (che era a Londra a giocare prevalentemente a tennis in quel periodo), mi dà il nulla osta, stampo, spedisco...


e il resto è storia.


(E' tanto che sognavo di scriverlo in un'intervista). /p


pbLa serie è già entrata in pre-produzione? Se si, dove e quando verrà distribuita?/b/p


pNo. Il Premio Bixio prevede un'opzione di un tot di mesi durante i quali chi ne ha acquisito i diritti può o non può far partire la produzione.


Questo dipende da mille fattori che onestamente, allo stato attuale delle cose, nessuno è in grado di prevedere.


Però Marco mi ha detto che se vince Wimbledon la produce lui.


Adesso per noi inizia la fase più delicata. Incrociamo le dita. Anche voi "lettori più distratti"!/p


pbQuali sono le tue previsioni per il futuro? Ti conosciamo come sceneggiatore che si divide tra televisione e fumetti: pensi di cambiare aria o non potresti respirare meglio di così?/b/p


pRiguardanti a My First Life spero ovviamente che presto possiate vederla tutti. Ma da qui in poi sono solo gesti scaramantici di cui non si può scrivere pubblicamente in un'intervista.


Per il resto, a me piace respirare diverse arie differenti. Da sempre. Continuerò di certo a lavorare in tv sia nella fiction che nell'animazione. Mi piacerebbe spostarmi un po' dal genere comedy che


è quello dove ho passato più tempo negli ultimi anni... ma vedremo che succede. I fumetti non li lascerò mai. Sono fighissimi! Tutti dovrebbero leggerli. Sto finendo gli ultimi numeri dell'edizione americana


di Extinction Seed (che a maggio è uscita anche in Italia in un prestigioso volume da libreria) e collaboro come sceneggiatore alla scrittura di quel nuovo fenomeno editoriale da edicola che è Mytico!


E poi... non dico nulla. Vi aggiornerò al momento. Infine, sono tornato, dopo molti anni, a occuparmi di cinema e sto scrivendo il secondo lungo in due anni. Non male, direi. Ma qui i tempi divengono molto lunghi


ed è davvero il caso di dire "chi vivrà vedrà!". E poi, ovviamente, come tutti gli italiani che si rispettino, sto finendo il mio romanzo. Sì, lo so, sono 4 anni che lo sto finendo, ma stavolta forse forse... /p


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