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Jacques Perrin presenta il suo 'Oceano' cinematografico

2016-10-04 11:50

Angela De Angelis

Articoli, Cinema,

Il documentario 'La vita negli Oceani', dal 5 giugno 2012 al cinema

Il 29 maggio 2012 abbiamo incontrato a Roma, presso l'Ambasciata di Francia, span style="font-weight: bold;"Jacques Perrin/span (regista) e span style="font-weight: bold;"Luciano Tovoli/span (direttore della fotografia) in occasione dell'uscita de La vita negli oceani. Il film verrà presentato a Torino in anteprima nazionale martedì 5 giugno nell'ambito della 15^ edizione del Festival CinemAmbiente (Torino, 31 maggio - 5 giugno) alla presenza di span style="font-weight: bold;"Neri Marcorè/span, voce narrante del film per la versione italiana.


p bIl film è uscito nelle sale di tutto il mondo più di un anno fa ottenendo delle buone reazioni sia da parte del pubblico che della critica. Come mai, invece, arriva con così grande ritardo proprio in Italia?/bbr /Jacques Perrin: span style="font-style: italic;"Per me era molto importante che 'La vita negli Oceani' uscisse anche nel vostro paese e finalmente siamo riusciti nell'intento grazie all'intervento della Paco Pictures. Il fine di un film come questo è di difendere i territori selvaggi e, a oggi, non c'è un altro luogo più immenso dell'Oceano. Più che una presa di coscienza culturale, vorrei che il pubblico sentisse nel profondo del suo cuore cosa vuol dire minacciare il nostro mondo./span/p


p br /span style="font-weight: bold;"La vita negli oceani non è il primo film che cerca di spiegare il mondo sottomarino. In cosa differisce da quelli che l'hanno preceduto?/spanbr /Jacques Perrin: span style="font-style: italic;"L'elemento che lo caratterizza è il movimento. La bellezza della natura non può essere completamente rappresentata dalla staticità della fotografia, per questo motivo abbiamo cercato di seguire il ritmo di ogni creatura incontrata. Solo così ci sembrava possibile riproporre nel modo più realistico l'energia della vita. Certo, ottenere questo risultato non è stato facile. Abbiamo lavorato per molti anni e progettato macchinari che ci permettessero di seguire, ad esempio, la folle corsa dei delfini. Il film dimostra un principio semplicissimo, ossia che delle creature così incredibili non debbono essere rinchiuse in uno zoo o studiate in un museo, ma per toccare i loro misteri e lasciarsi emozionare da questi bisogna scendere tra di loro diventando animali tra gli animali./span/p


p bIn quali aree avete girato tutto il materiale?br //bJacques Perrin: span style="font-style: italic;"Abbiamo girato in sessanta paesi diversi, anche perché i pesci non conoscono barriere e confini. In questo modo abbiamo totalizzato più di 300 ore di filmato realizzate con la più alta qualità tecnica, poi armonizzate nel colore e nella luce dal direttore alla fotografia Luciano (Tovoli). E’ stata un'avventura piuttosto costosa, anzi direi troppo, solo adesso me ne rendo conto: quasi cinquantotto milioni di euro, ma abbiamo a nostra disposizione molti anni per colmare i debiti./span/p


p bSignor Tovoli, come è riuscito a gestire ed amalgamare il lavoro di diciotto troupe?br //bLuciano Tovoli: span style="font-style: italic;"Solitamente il cinema è visto come un'attività basata sulla collaborazione, nella realtà, invece, ognuno cerca di imporre la propria opinione. In questo caso, però, si è realizzato un vero e proprio lavoro di squadra dove ognuno è intervenuto con sensibilità e punti di vista diversi. Tutti hanno portato un contributo personale secondo le capacità professionali. Per questo nel nostro numeroso team avevamo tecnici esperti nelle riprese sottomarine, mentre altri erano particolarmente preparati per quelle in superficie. Per non parlare di chi ha filmato una tempesta spaventosa con più di cento nodi di vento./span/p


pbParlando di elementi tecnici, quali innovazioni avete utilizzato?/b br /Luciano Tovoli: span style="font-style: italic;"Prendiamo la scena della tempesta, appunto, abbiamo montato la macchina da presa su dei sistemi militari di stabilizzazione. Le riprese sono state effettuate da un elicottero che si è trovato a volare a un livello più basso delle onde per la maggior parte del tempo con condizioni di sicurezza al limite del consentito. Per quanto riguarda, invece, il lavoro in acqua sono state utilizzate delle macchine trainate con fibra ottica. Questo ci ha permesso di ottenere una panoramica immensa e di seguire con agilità' ogni movimento degli animali. La vita degli Oceaniè stato realizzato con gli stessi identici principi di un film e con i mezzi economici di uno studio. Siamo arrivati anche a montare un dolly sul gommone pur di fotografare tutto nel migliore dei modi possibili. Il mio compito è stato quello di unificare ogni elemento in modo armonioso, mentre il mezzo ci ha consentito di raccontare in maniera nuova il tema del film./span/p


p bCome siete riusciti ad avvicinarvi ai grandi cetacei come orche e balene per realizzare quelle sequenze straordinarie senza disturbarle?/b br /Jacques Perrin: span style="font-style: italic;"Innanzi tutto abbiamo adottato un sistema di respirazione con il riciclo dell'aria e quindi senza bolle. Nel caso delle balene, poi, bisogna considerare che sono dotate di due emisferi. Uno è sempre sveglio, mentre l'altro dorme. Il segreto è avvicinarsi alla parte meno vigile. Gli squali, invece, non hanno un gran cervello e confidano solo nella loro forza fisica, quindi, per evitare un attacco bisogna rimanere immobili. E non dico che sia semplice. Considerate, però, che il lavoro più lungo in progetti come questi non è tanto realizzare le riprese, quanto riuscire a farsi accettare dal branco. Una volta adottati, tutto è più semplice. Spesso ci vogliono settimane per riuscire a diventare “invisibili” e pochi giorni per filmare il necessario./span/p


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