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Kenneth Branagh e Chris Hemsworth su 'Thor'

2016-10-04 11:50

Valerio Ferri

Articoli, Cinema,

Roma, resoconto della conferenza stampa

Regista e protagonista maschile, è la strana coppia che sintetizza in modo indicativo l’eterogeneità voluta fortemente dai produttori Marvel per dare imprevedibilità e maggior lustro a Thor, ultima trasposizione che riprende naturalmente l’ennesimo eroe fumettistico (a href="/recensione-thor.html"leggi la recensione del film in anteprima/a). Due background molto differenti che sono emersi anche dalla conferenza stampa tenutasi all’Hotel Hessler di Roma, in cui si è spaziato dall’esperienza dei presenti nel lavorare l’uno a fianco all’altro e col resto dei colleghi, fino a un’analisi complessiva del film sotto le varie sfaccettature tecniche ed artistiche.


p bKenneth Branagh/b – il regista – si è mostrato molto a suo agio e sicuro di sé, sfoggiando una proprietà linguistica non indifferente e rispondendo con puntuale accuratezza a ogni domanda. Non si poteva non partire sulle motivazioni e gli stimoli che lo hanno convinto ad occuparsi di una pellicola così inconsueta per il suo percorso professionale e la sua formazione artistica tipicamente classica. “Voglio stupire me stesso per prima cosa ed essere un avventuriero artistico, sfruttando le nuove tecnologie e unendole alla classicità. Sono abituato a lavorare con testi di Shakespeare; volevo quindi dare un senso di formalità e allo stesso tempo di umorismo al prodotto, convinto che questo avrebbe giovato non poco a un progetto così lontano dal mio retroterra culturale. Non posso quindi negare che Shakespeare sia stato come al solito molto influente anche per quest’ultimo lavoro, mi ha dato l'opportunità di ritagliare un po' di classicità all'interno dell'universo fumettistico.”/p


pSi inizia poi a fare sul serio, passando ai contenuti, dove il cineasta ostenta grande preparazione un po' su tutti gli aspetti, a cominciare dall'iter del personaggio per finire con una precisazione sull'utilizzo del 3D. “Certamente lo stile e la struttura del fumetto sono stati molto influenti e ho cercato di fondere quegli aspetti con le mie idee, attingendo anche dalle opere precedenti, come quella di Simmons. Ho trovato molti fan nel progetto Marvel e ho scoperto che hanno gradito queste piccole variazioni. Ci sono state certamente delle discussioni molto vivaci, ma siamo sempre riusciti a trovare degli ottimi compromessi lavorando in armonia tra di noi e con grande sinergia. Credo Thor sia un esempio per mostrare come si possa cambiare. Riguardo al 3D, la Marvel ha deciso saggiamente di spendere molto denaro; per dare maggiore senso di coinvolgimento nella storia e una maggiore profondità nella scenografia, specialmente in Asgard. Sono molto orgoglioso di questa scelta e devo dire di non aver avuto particolari problemi con la luce nell'utilizzo di questa tecnologia così all'avanguardia.” /p


pBranagh ha concluso con la sua scelta di non ritagliarsi un ruolo nel cast (come fatto per buona parte della sua filmografia) per via dell'eccessivo carico di lavoro già richiestogli dai suoi compiti di regista. Ad una domanda sugli eroi dei giorni nostri, non è mancato un piccolo riferimento all'attuale Presidente degli Stati Uniti (“Credo ci sia una buona dose di eroismo nei nostri leader, come il discorso di Obama durante le elezioni. L'eroismo è una buona dose per far infondere sicurezza nella gente, di cui oggi si ha molto bisogno”)./p


pUn po' più emozionato, così come in forma smagliante, è sembrato invece bChris Hemsworth/b, il possente interprete di Thor, a cui è stata rivolta qualche domanda in meno nel ping pong col regista. Dalle sue parole è evidente un po' di timidezza e trepidazione tipica dello studente al primo giorno di scuola. Si è parlato molto del suo rapporto con Branagh e col grande bAnthony Hopkins/b sul set (“Sono stati entrambi molto perfezionisti ed è stato semplicemente fantastico lavorare con loro e soprattutto nell'ambiente Marvel. È stata un'esperienza eccezionale.”), senza dimenticare il fresco premio Oscar bNatalie Portman/b (“E' stata come lavorare con Hopkins, davvero fantastico”). Confessa infine di aver avuto anche qualche titubanza iniziale riguardo al linguaggio e ai ritmi da tenere nel film, superati poi brillantemente grazie al supporto della troupe. Chissà se il primo grande impatto con la critica non lo aiuti a trovare maggior sicurezza anche di fronte alla stampa./p


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