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Gore Verbinski svela il suo 'Rango'

2016-10-04 11:50

Marco Papaleo

Articoli, Cinema,

Conferenza stampa con un Pirata tutto d'un pezzo!

È sempre piacevole trovarsi faccia a faccia con un regista importante. In occasione della presentazione alla stampa dispan style="font-style: italic;" Rango/span, il western d'animazione made in Nickelodeon, abbiamo avuto l'onore di scambiare qualche parola con span style="font-weight: bold;"Gore Verbinski/span, grande mediatore tra tecnica ed estro cinematografico. Innovatore e portatore di trend (suoi il bel remake americano di span style="font-style: italic;"The Ring/span e la prima trilogia de span style="font-style: italic;"Pirati dei Caraibi/span), il simpatico Gore ha risposto amabilmente alle domande postegli, insieme all'altro ospite dell'incontro, la giovanissima span style="font-weight: bold;"Abigail Breslin/span, voce della petulante Priscilla nella pellicola.


p span style="font-weight: bold;"Cosa ci dice di questa nuova collaborazione con Johnny Depp?/span/p


p«L’amicizia che mi lega a Johnny oramai ci permette di lavorare su basi consolidate, ma mai scontate, anzi: ci piace tentare nuove strade, provare soluzioni originali. Come con Rango. Ne abbiamo discusso tanto, e in pratica ci abbiamo lavorato per tre anni e mezzo solo sul concept. Rango è un personaggio creato su misura per lui, modellato su di lui. Un personaggio strutturato man mano che la storia prendeva forma.» /p


p span style="font-weight: bold;"Questo è il suo primo film di animazione. Come è stato l'approccio a questo particolare genere?/span/p


p«Per me l'animazione non e' un genere, ma uno stile, uno strumento di straordinario potenziale.


È curioso ripensare alla genesi del plot della storia: all'inizio non l'avevo concepito come cartone animato. Ma da quando mi sono messo in testa di realizzarlo, mi sono convinto che Rango non poteva che essere realizzato in questo modo. Tramite un personaggio diverso dal solito, ricco di sfaccettature esistenziali, sospeso tra fantasia e sogno. Crede che la vita sia un palcoscenico. In questo senso è qualcosa di molto diverso dai soliti canoni dell'animazione, e sono felice di non avere avuto esperienze pregresse nel campo, perché ho potuto esplorarlo con un cipiglio diverso da quello oramai standardizzato, banalizzato di molte produzioni simili.» /p


p span style="font-weight: bold;"Come mai ha scelto un'ambientazione western?/span/p


p«Volevo recuperare l'estetica e il linguaggio del western, omaggiarlo a dovere. Si parte dalle citazioni, ma è un discorso più complesso. Ad esempio ho prestato parecchia attenzione al sonoro, che contribuisce enormemente all'atmosfera, in un film del genere. Coniugare la classicità con qualche aspetto moderno, rinnovato: un po' come coniugare i vecchi classici con uno stile scanzonato da cartoon. Sergio Leone, naturalmente, è stato un punto fermo di ispirazione: dopotutto Rango è un 'buono' che si erge contro i 'cattivi' in nome della giustizia e in difesa dei deboli, come nei classici. Il film ha momenti ilari, ma c'è anche tanto dramma, magari non raccontato, dietro ad ogni personaggio.»/p


p span style="font-weight: bold;"Il western tornerà di moda, dopo il suo film e Il Grinta dei fratelli Coen?/span/p


p«Curiosa coincidenza, in realtà. Ma il western non passa mai di moda, è un punto focale del cinema, l'origine del mito di tante storie. Del resto, a modo loro, anche Star Wars o Pirati dei Caraibi sono dei western! Nel film volevo rappresentare il progredire della perdita dei valori, della nostra stessa individualità, in nome di un presunto “progresso” del mondo occidentale. Per certi versi il western è un modo “pulito” per rappresentare una fiaba, lontano dalla pienezza complicata della vita odierna: nelle sterminate praterie e nei isolati deserti del far west possiamo isolare meglio le nostre problematiche e fare maggior chiarezza su noi stessi, lontani da tutto il resto. È come un mondo segreto, in cui ci sono non solo la vita e l’amore, ma anche la forza bruta e la morte, con cui dobbiamo fare i conti come nelle fiabe classiche.» /p


p span style="font-weight: bold;"Come è stato ricreare un'ambientazione simile? Ci parla della collaborazione con Roger Deakins? /span/p


p«Roger è un direttore della fotografia straordinario. Un grandissimo artista sempre pronto a dare il suo tocco personale senza prevaricare il lavoro degli altri, anzi, mettendolo al servizio del progetto del regista. Ha lavorato, tra l'altro, come se si trattasse di un film con attori in carne e ossa, dicendo la sua su inquadrature, contrasti, colori, accorgimenti vari. Un lavoro straordinario, per un valore aggiunto notevole.» /p


p span style="font-weight: bold;"Il film è una miniera di citazioni cinefile, non necessariamente di matrice western. Pensiamo al Chinatown di Roman Polanski... ma non pensa sia quasi un peccato che i bambini non le coglieranno?/span/p


p«Be', Rango non è un film solo per cinefili, così come non è solo un film per ragazzi. È un po' una sorta di lasagna, molto stratificato. I più piccoli lo amano comunque, e avranno tempo per capire. I più grandi, invece, possono solo apprezzare i vari omaggi.» /p


p span style="font-weight: bold;"Difatti il film, per via del particolare umorismo e dei frequenti riferimenti alla morte, si spinge su una sorta di “campo minato” delle tematiche adatte o meno all'infanzia.../span/p


p«Certo, ed è voluto per evitare l'appiattimento di cui parlavo prima. Sono tematiche importanti, che vanno trattate col dovuto tatto. Ma non vanno evitate nelle narrazioni per l'infanzia. Dopotutto, anche le fiabe classiche ne sono piene, e fanno pensare e maturare.» /p


p span style="font-weight: bold;"Abigail, giovanissima eppure già così blasonata: hai anche ricevuto una nomination agli Oscar (per Little Miss Sunshine, NdR). Ultimamente stiamo vedendo parecchi astri nascenti in età adolescenziale. È un caso o negli ultimi tempi molti grandi ruoli sono riservati ai giovanissimi? /span/p


p«Ritengo ci siano grandi ruoli per attori di tutte le età, anzi, più si cresce e più possibilità ci sono.» /p


p span style="font-weight: bold;"Ti piacciono i film di animazione? E il tuo personaggio, Priscilla?/span/p


p«Oh, sì. Sapete? Secondo una mia amica, ti mantengono giovane! Tra i miei preferiti c'è La sirenetta, e ho amato molto Toy Story 3. Priscilla è molto particolare come personaggio, e caratterialmente non mi somiglia: ma ho cercato di caratterizzarla nel modo più consono, dandole anche un accento del sud. Poi, la cosa particolare è che non è esattamente carinissima, nonostante tutto, come un po' tutti i personaggi del film. Che infatti è diverso dai soliti cartoni con gli animali tutti carini: qui sono buffi, strani, anche bruttini. Ma dietro il loro lato oscuro c'è tanta dolcezza!» /p


p span style="font-weight: bold;"E com'è stato lavorare al doppiaggio insieme a Johnny (Depp, NdR), con questa nuova tecnica inventata da Gore? /span/p


p«È stato bellissimo e particolare. Non era la classica registrazione in studio, recitavamo tutti assieme e il risultato era molto naturale, come una prova di teatro, anche se dovevamo stare molto attenti a far rientrare le nostre interpretazioni nei tempi giusti. Un'esperienza straordinaria. Poi, da vera fan di Pirati dei Caraibi, lavorare con Johnny è stato meraviglioso.» /p


p span style="font-weight: bold;"La moda del momento è l'effetto 3D, soprattutto per quanto riguarda l'animazione. Come mai non l'avete implementato in Rango?/span/p


p«In effetti ci siamo posti il problema, all'inizio. Poi però mi sono accorto che Rango non aveva bisogno di “una dimensione in più”. Avrei potuto usarlo come scusa per ottenere maggiori fondi, ma sarebbe stato solo uno stratagemma, non un qualcosa che andava a migliorare il film. Se in futuro se ne riparlerà, dovrà essere qualcosa di interconnesso con le intenzioni della storia. Anche se ora come ora sono scettico: perlopiù mi sembra un 'trucchetto' per lucrarci sopra, al momento.» /p


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