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Blumhouse Pictures: come Jason Blum ha reinventato il cinema horror

2019-03-25 22:18

Matteo Marescalco

Articoli, Approfondimento,

In attesa di Noi, secondo film di Jordan Peele nella scuderia Blumhouse, facciamo un breve viaggio nella casa di produzione dietro alcuni dei maggiori successi

Con 734 milioni di dollari di incassi, il 2017 si è affermato negli Stati Uniti come l'anno più redditizio per il cinema horror, confermando un trend che vede la clamorosa ascesa del genere a partire dal 2000.


Gli incassi dell'anno hanno visto in cima alla classifica It, tuttavia l'annata è stata segnata anche da una serie di eccellenti performance al box-office da parte di tre film della scuderia di Jason Blum, fondatore e attuale CEO di bBlumhouse Productions/b: Split, Scappa - Get Out e Auguri per la tua morte hanno conquistato ben 370 milioni di incassi domestici dell'anno.


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Ma facciamo un passo indietro e concentriamo l'attenzione sulla nascita del famigerato bMetodo Blumhouse/b che, in meno di dieci anni, ha cambiato il volto del cinema horror a basso budget e a cui persino Harvard ha dedicato un case study.


bBlum, come nasce un produttore/b


Dopo essere cresciuto in una famiglia dedita al mondo dell'arte, a stretto contatto con personalità quali Andy Warhol, Dennis Hopper, Roy Lichtenstein e Steve Martin, il giovane Jason Blum dimostra, non ancora ventenne, un particolare talento nel campo della produzione.


Al college fa di tutto per trovare i finanziamenti necessari alla realizzazione del primo film del suo compagno di stanza, Noah Baumbach, e successivamente diventa l'anima del Malaparte Theater Company, la prima compagnia teatrale off-Broadway non profit della città di New York, fondata da Ethan Hawke.


Il vero salto di qualità, tuttavia, arriva nel 1995, quando Blum viene assunto da bMiramax/b come responsabile dell'acquisto e della vendita dei diritti di distribuzione domestica e internazionale dei film. All'epoca, Miramax era il principale produttore indipendente in grado di muoversi come una major e di rendere largamente commerciabile il cinema art-house amato dalla critica.


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Tuttavia, un litigio con i bfratelli Weinstein/b e il fallimento dell'acquisizione di The Blair Witch Project (l'horror che avrebbe lanciato il found-footage e che, a fronte di un budget di soli 60mila dollari, ne avrebbe incassati più di 250 milioni), spinge Blum ad abbandonare Miramax e a fondare la sua casa di produzione, facendo tesoro delle lezioni imparate fino a quel momento.


b Nasce Blumhouse Productions/b


È il 2000 e Blumhouse Productions vede la luce. I primi anni sono duri e Blum porta a termine una serie di progetti già intrapresi. Nel 2007, il passato torna a colpire e offre al produttore la possibilità di un riscatto. Tra le sue mani, infatti, capita una copia di Paranormal Activity, horror che, per la tecnica del falso documentario, per il budget ridicolo e per tutti i rifiuti in cui incappa, ricorda tantissimo il caso The Blair Witch Project.


Questa volta, Jason Blum è molto astuto e, facendo tesoro dell'errore passato, acquista il film e fa di tutto per convincere Paramount e Dreamworks a concedergli un test-screening. Dopo due anni di discussioni e diversi tagli di montaggio, Paramount si assicura i diritti di distribuzione domestica ed internazionale di Paranormal Activity, che, a fronte di un budget di produzione di 15mila dollari, ne incassa circa 195 milioni. Ha ufficialmente inizio la febbre Blumhouse.


b Il metodo Blumhouse/b


A partire da Insidious e Sinister, Blum mette a punto la formula low budget, high concept (budget basso e idea forte alla base del film) che farà la fortuna della sua impresa. Per ridurre i budget dei suoi film, infatti, Blum fornisce a ogni regista con cui lavora una lista di consigli, pur concedendogli il privilegio del totale controllo creativo: evitare di superare i 25 giorni previsti per le riprese, budget compresi tra i 3 e i 5 milioni di dollari per ridurre a zero il rischio di eventuali perdite, evitare l'uso di effetti digitali e limitare le parti in cui le comparse parlano (gli extra parlati costano ben 500 dollari al giorno).


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La concessione, poi, a cast e crew di un salario di base arricchito a seconda del successo del film al box-office spingerebbe tutti quanti, secondo Blum, a dare il meglio di sé per ottenere un buon lavoro. Infine, la decisione delle strategie di release e di marketing avvengono soltanto a riprese concluse e, a partire dal 2011, sono affidate a Universal Pictures, con cui Blumhouse ha firmato un accordo di ten-year-first-look-deal (Blumhouse ha l'obbligo di mostrare in anteprima tutti i progetti su cui lavora a Universal che è libera se scegliere o meno di co-produrre e distribuire il film). Produrre un film in modo indipendente e lanciarlo come fosse un blockbuster ha dato i suoi frutti.


bDa Chazelle a Peele: chi c'è nella scuderia Blumhouse/b


Grazie a successi quali la saga de La notte del giudizio, Whiplash, Oculus, The Visit, Scappa - Get Out, BlacKkKlansman, Halloween e Glass, Blum lancia Damien Chazelle, Jordan Peele e Mike Flanagan nel firmamento hollywoodiano; arriva a conquistare cinque premi Oscar (per i film di Chazelle, Peele e Spike Lee) e dona nuova linfa vitale a James Wan e M. Night Shyamalan.


Trasforma la sua impresa in una macchina macina-soldi, sfornando ben 13 dei 25 film più redditizi negli ultimi 5 anni negli USA. Fortuna o particolare attenzione nei confronti del mercato e del prodotto film? Sta di fatto che, anche quest'anno, dopo il grande successo di Glass, che ha chiuso la trilogia iniziata con Unbreakable - Il predestinato, le potenzialità per fare molto bene ci sono tutte.


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Fra due settimane, infatti, uscirà nelle sale Noi, il nuovo incubo di Jordan Peele, un'home-invasion che ha già conquistato i pareri di critica e spettatori americani. Non ci resta altro da fare che attendere con le massime aspettative!


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