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InHumane Resources, recensione e intervista all'autore

2016-10-21 23:40

Vito Sugameli

Articoli, Interviste,

"Non voglio fare l'autore, semmai intrattenere con qualche spunto di riflessione"

bRegia:/b Michele Pastrello br /bAssistente regia:/b Giulia Rossibbr /Sceneggiatura:/b Michele Pastrello bbr /Montaggio:/b Michele Pastrellobr /bMontaggio, suoni e musiche:/b Michele Pastrellobbr /Cast:/b Mariasole Michielein, Isacco Tognon, Michela Virago, Alessandro Serio, Marzio Dias bbr /Fotografia:/b Mattia Gribbr /Make up:/b Daniele Seriobbr /Set assistant:/b Mauro Corti bbr /Casting assistant:/b Serena Casagrandebbr /Durata:/b 21 minutibbr /Nazione:/b Italia, 2012bbr /Produzione:/b Michele Pastrellobbr /Sito ufficiale:/b a href="http://www.michelepastrello.it/"www.michelepastrello.it/a br /br /


div style="text-align: right;"«Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato. La lotta era finita. Egli era uscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello»br /(bTratto da/b 1984 di bGeorge Orwell/b)br /


/div br /Il quarto cortometraggio di bMichele Pastrello/b interrompe qualsiasi rapporto con il passato ma allo stesso tempo racconta una storia di attualità con lo stile evanescente e cadenzato che da anni lo contraddistingue. Una citazione dal capolavoro di bGeorge Orwell/b 1984, anticipa parte degli eventi che contribuiranno alla sintesi di un efficace messaggio di critica sociale applicato al mondo del lavoro. In una fredda zona industriale, quattro giovani in camicia bianca e cravatta nera si affrontano brutalmente, a mani nude, impugnando oggetti contundenti presi dalla strada. Sono sia prede che cacciatori. Motivati da uno spirito rivoltoso e privi di qualsivoglia rimorso morale, si eliminano senza badare al modo, solo al perché, come pedine umane poste su una scacchiera (la vita) comandata da un controllore (Solar Corporation). Ognuno di loro indossa una microcamera che registra gli spostamenti con lo scopo di tenere traccia delle uccisioni e lasciare che il migliore vinca lo scontro. Perché quando la fine arriverà, ne resterà soltanto uno. Ma cosa c'è in ballo e chi è il vero "Grande Fratello"? br /br /


p bIl trailer/bbr / iframe width="530" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.youtube.com/embed/LlmgX7Xaf5s"/iframe /p InHumane Resources estremizza i concetti di veemenza e prevaricazione, trasformando una corsa al massacro in un'intelligente metafora incentrata sul capitalismo e sulla competizione nel mondo del lavoro. Una riflessione insolita e tecnicamente pregevole, sorretta da un'atmosfera apparentemente asettica e impersonale in cui la comunicazione avviene con fare implicito. L'aspetto fotografico conferito alla vicenda (merito di bMattia Gri/b) e le ottime soluzioni visive adottate da Pastrello mettono in mostra la sua più grande qualità: quella di saper parlare, attraverso l'elegante abbandono verbale, dei problemi sociali legati al nostro paese. Ancora una volta il regista veneto si conferma un attento osservatore; uno dei pochi in grado di mescolare l'attualità alla grammatica cinematografica, senza risultare retorico o ridondante. Un corto minimalista, non per nulla rischioso e non per questo privo di difetti: laddove altri registi avrebbero scelto soluzioni più accomodanti e prevedibili, Pastrello adotta il linguaggio dell'action per toccare le coscienze individuali raggiungendo risultati apprezzabili. InHumane Resources è un lavoro maturo, per assurdo credibile e interpretato da giovani attori che, ci auguriamo, continueranno a correre. br /br /


pA partire dal 22 marzo InHumane Resources sarà visibile gratuitamente in streaming su a href="http://www.sugarpulp.it/"bwww.sugarpulp.it/b/a per alcuni giorni. In seguito potrete vederlo solo sul sito ufficiale: a href="http://www.inhumaneresourcesfilm.com/"bwww.inhumaneresourcesfilm.com/b/a. /p


p bMichele Pastrello/b, regista di InHumane Resources e a href="/news--ultracorpo-la-recensione.html"Ultracorpo/a, voce autorevole del cinema indipendente italiano, si racconta in esclusiva a Silenzio in sala./p


p img alt="testo" src="/image.php?type=news&id=1850" / br /br /bMichele, puoi spiegare ai nostri lettori la genesi del tuo nuovo cortometraggio?/bbr / Ho deciso di fare un “piccolo” film e farlo vedere direttamente al popolo della rete, senza passare, come in passato, prima per i Festival. Ho sentito che non avevo più voglia di rapportarmi solo con la complicata e, a volte, amareggiante realtà di molti Festival italiani. Meglio far vedere il mio lavoro a chi, in fondo, ne è il vero fruitore: il pubblico. Per cui ho concepito un film che fosse anche in sintonia con i tempi impazienti della rete, senza però dimenticarmi della mia personalità cinematografica. /p


p b'InHumane Resources' è pregno di citazionismi cinematografici e letterari; segna inoltre un'importante virata action nella tua filmografia dopo un primo attaccamento al genere horror: stufo delle etichette?/b br / Un pochino sì, anche, lo ammetto. Non mi piace la definizione regista horror, chi ha visto i miei film precedenti sa che già nel 2008 avevo cominciato a smarcarmi dal genere. Tuttavia non l’ho fatto solo per quello, anzi, soprattutto perché l’ispirazione stava andando verso altri confini./p


p bNel corto estremizzi i concetti di veemenza e prevaricazione applicata al lavoro, trasformando una corsa al massacro in un'intelligente metafora incentrata sul capitalismo: la ricchezza chiama violenza?/bbr / No, non credo che la ricchezza chiami alla violenza. Credo però - soprattutto a nordest, dove vivo – che ci sia una specie di inconscio consolidamento culturale che ci porta ad essere sempre più indifferenti nei confronti del prossimo. Quando dico, citando Orwell, che il Grande Fratello sta vincendo, intendo questo: una certa logica di fare capitalismo, di far girare i soldi, si consolida sempre più a scapito dell’essere umano. Questa non è una novità, ma la novità secondo me è che sempre più ci stiamo convincendo che sia così, che non possa che essere così e ci adattiamo. Anzi, forse, se diventiamo vincenti, la abbracciamo questa mentalità. Dice l’economista Guido Viale che la società moderna industriale ci insegna a intrattenere sempre più rapporti solamente sulla base del fatto che le persone ci servono a qualche cosa, quando non ci servono più tendiamo a sbarazzarcene. Quando si dice che un’impresa, per stare sul mercato, non fa solidarietà, si dice una cosa vera. E legittima. Ma quando questa diventa una fede integralista, che non viene messa in discussione, tutto ruota attorno ai soldi, al profitto e al far quadrare i conti: all’interno di queste matematiche non viene considerato l’animo umano, né la sua natura, che con certe dinamiche non c’entra affatto. Ma ne può venire condizionato, subirne le influenze, e intraprendere, quindi, un cammino di autodistruzione. Il mio film è pura fantasia, ma alzi la mano chi, nel mondo del lavoro, sulle sfortune di un concorrente, non ha alzato le spalle e detto “mors tua, vita mea”./p


p bCosa ti spinge a raccontare storie dalla forte connotazione sociale? In te la spinta critica è forse più forte della sola esigenza di intrattenere?/bbr / Non lo so. Ogni tanto mi arriva qualche commento critico dicendo che “voglio fare l’autore”. Una volta, pur elogiando l’eleganza del film, me l’ha rimproverato persino Valerio Evangelisti, parlando di 'Ultracorpo'. Ma la verità non è questa. Non ho nulla contro i film di Steven Seagal, per dire, solo che io sono affezionato ad un cinema che sappia intrattenere in modo efficace e che dia qualche spunto di riflessione. Certo, mi piacerebbe poterlo fare in opere più complesse di questa. Diciamo che mi sto allenando./p


p img alt="testo" src="/image.php?type=news&id=1853" / bbr /br /È la prima volta che un tuo corto finisce direttamente in rete senza passare dai festival. Ci puoi motivare la tua scelta?/bbr / I riscontri io ce li ho sempre avuti per lo più dalla rete. In fondo è un metodo per confrontarsi direttamente col pubblico. Sì, ho fatto un piccolo film e lo distribuisco direttamente nella rete e gratis, grazie anche agli amici di SugarPulp, un’associazione culturale di scrittori veneti molto attiva, tra le più interessanti e “fiche” del Nord Italia. Infatti per i primi giorni il film sarà visionabile in HD solamente nel loro sito (a href="http://www.sugarpulp.it/"bwww.sugarpulp.it/b/a) - e successivamente solo su a href="http://www.inhumaneresourcesfilm.com/"bwww.inhumaneresourcesfilm.com/b/a. D’altronde ormai i confini tra letteratura e cinema sono sempre più intrecciati. Il loro destino, un po’, è parte anche del mio destino. /p


p bI festival indipendenti, quindi, eccetto arricchire le locandine, contribuiscono ancora alla diffusione di un'opera e alla conseguente affermazione di un regista o il loro scopo è cambiato nel corso degli anni?/bbr / Tranne alcuni colossi (Venezia, Torino, Trieste, il NoirFest) e alcune realtà che probabilmente mi sfuggono, posso dire che hanno un senso solo se ancorati, in qualche modo, con la realtà produttivo-artistica della cinematografia odierna. Un Festival di cinema dovrebbe porsi come obbiettivo di farsi da “mediatore” tra i nuovi talenti e chi il cinema lo crea, lo produce o lo distribuisce, inseguendo la possibilità di farli emergere. Partecipare o meno ad un Festival in cui ci sono 30 spettatori, a me cambia davvero poco o nulla. I Festival molto spesso selezionano le opere, io dico che un buon filmaker deve selezionare il Festival. Certi Festival meriterebbero il razzie award del Festival. bbr /br /Produrre un film per il mercato indipendente (ammesso che ci sia) quanto è difficile e perché vale la pena provare?/bbr / C’è un mercato indipendente? E dove sta? In Italia non c’è, mi pare. Il bello è che sarebbe (al netto dell’imbuto della distribuzione) un possibile business, secondo me. Perché, sarò banale, ma talenti giovani ce ne sono, anche dalle mie parti, penso a Jacopo Fontana. Ma in una logica di cinema vissuto sempre all’ombra del finanziamento pubblico, come si fa? Qualcuno ci sta provando, comunque./p


p bDei tuoi lavori curi sempre regia, sceneggiatura, montaggio e colonna sonora: factotum per scelta o per necessità?/bbr / Necessità, naturalmente. Amo la regia e il montaggio, la scrittura è sempre stata il mio punto debole e infatti spero di trovare un fidato collaboratore che si occupi di quel reparto. Per quanto riguarda le musiche, meglio far da sé piuttosto di avere a che fare con la SIAE e certe case editrici musicali. /p img alt="testo" src="/image.php?type=news&id=1851" /


p bbr /Per quale motivo hai scelto attori esordienti, alcuni dei quali, per altro, non hanno ambizione di recitare nella vita?/bbr / Beh, magari le ambizioni ce le hanno, ma non sul cinema. Da noi, a NordEst, ci sono varie scuole teatrali. Ne sono contento, ma sovente chi esce dal teatro non sa rapportarsi con la macchina da presa. Ed è più gravoso “togliere” a questi attori le loro influenze, che condurre chi non ha esperienza. Poi, ovviamente, gli attori che ho scelto, secondo me, sono portati e soprattutto sono molto svegli e “alla mano”. Ho lavorato benissimo con tutti loro, se qualcuno vede il film e decide di contattarli per fare qualcosa - spero di ancor più bello di quel che ho fatto io - ne sarò felice.


bCon l'avvento sul mercato della Canon 5D Mark II, le possibilità offerta ai videoamatori sono cambiate, di conseguenza le opportunità e la qualità delle opere audiovisive. Stando alla tua esperienza, preferisci lavorare con videocamere semiprofessionali o fotocamere reflex munite di obiettivi?/b


Al momento, le Canon 5d – rapporto prezzo/qualità – sono le migliori. Certo, hanno alcuni limiti, soprattutto nelle riprese in movimento, ma hanno una grande resa.


bQuale metro di giudizio adotti per selezionare i tuoi collaboratori?/b


Una volta appurato che il loro talento lo trovo degno di nota, credo siano loro a selezionare me. Ho un carattere un po’ permaloso, a volte polemico: se lo sopportano e apprezzano i lavori che ho fatto in precedenza, posso dire di esser stato selezionato. Mattia Gri, Daniele Serio e Fabio Martignago (il cuore di InHumane Resources) sono delle tranquillissime persone, per nulla superbe, umili e preparate. E munite di grande passione per il video.


bQuale consiglio daresti ai giovani videomaker che sognano di trasformare la loro passione in lavoro: seguire dei corsi professionali o gettarsi nella mischia senza pensare alle conseguenze?/b


Oddio, non ho alcun titolo per dare consigli. Solamente di guardare tanto cinema, soprattutto estero, e avvicinarsi alla loro resa qualitativa. Non parlo di mezzi, ma di grammatica e ortografia visiva.


bOra che l'occhio sociale ha inquadrato il tuo talento, ti senti pronto per il definitivo salto di qualità? Hai già pensato a un soggetto per un eventuale lungometraggio?/b


Sì, mi sento pronto. Credo che riuscirei a portare a casa qualcosa di interessante, sempre se non mi mettono a girare una commedia di 6 metri sopra il cielo (che comunque rifiuterei). Sapere se e chi me lo farà realizzare. Ma questa, naturalmente, è altra storia.


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