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Carne trémula

2020-03-19 11:00

Cristiano Salmaso

Recensioni Film,

Carne trémula

Victor è il protagonista del film Carne tremula, girato da Pedro Almodovar ormai più di vent'anni fa.

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Madrid anni '70: una prostituta (Penelope Cruz, in una piccola parte, prima di diventare musa del regista) si ritrova a dover partorire sul sedile di un autobus il figlio Victor. Ed è proprio Victor il protagonista del film Carne tremula, girato da Pedro Almodovar ormai più di vent'anni fa. Dramma della passione ambientato negli anni novanta, la pellicola incrocia i destini di due coppie, che verranno travolte da una catena di eventi, spesso al limite del grottesco. David e Sancho sono due poliziotti che si trovano a dover sedare una lite tra Victor ed Helena, da lui conosciuta qualche notte prima; da un parossistico confronto partirà un (accidentale?) colpo di pistola che condannerà David alla sedia a rotelle. Con un ulteriore salto in avanti nel tempo, ritroveremo David sposato con Helena; e Victor amante della moglie di Sancho. Gli intrighi si complicheranno ulteriormente fino al regolamento di conti finale, non senza altro spargimento di sangue.

 

Dopo le prime (magistrali) inquadrature, il film fatica a ingranare ma, una volta trovato lo slancio, diventa inarrestabile: migliora insomma un po' alla volta, fino a costituire un tassello importante di quell’unico grande film che è il cinema di Almodovar nel suo insieme. È infatti del 1997 questa pellicola (alla quale ne seguiranno in sequenza quattro fra le più riuscite del regista spagnolo) che contiene già tutti gli ingredienti tipici di Almodovar: la virilità degli uomini e la libertà delle donne, le vite rovinate e quelle che ricominciano, il flamenco e Madrid, la carne e il desiderio, il sesso e il tradimento, l'alcol, la cocaina (che “asciuga le lacrime”), l'incidente, le lettere, le lacrime, le urla, gli spari, il sangue.

 

 

Non il miglior film di Almodovar ma nemmeno troppo distante dalle prove più riuscite: Francesca Neri, che interpreta Helena, sembra inizialmente essere elemento di disturbo; eppure, proprio come il film stesso, anche il suo personaggio finisce per risultare convincente. Occorre abbandonarsi al racconto senza porsi troppe domande, fidarsi delle pieghe assurde di certi risvolti e della teatralità degli attori. Il regista svela le sue passioni senza farne mistero e, tra queste, risulta evidente quella per il cinema di Elia Kazan, in particolare nei drammi di Tennessee Williams. Non ha paura di nulla, Almodovar, neanche di sfidare il senso del ridicolo, che esorcizza scherzando proprio al culmine della tragedia. Tanto che sembrano proprio sue le ultime parole, in realtà di Victor, che chiudono il film: « È da tanto tempo che in Spagna non abbiamo più paura».

 

 

 

 

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