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Il signor Diavolo

2019-08-01 10:00

Emanuela Di Matteo

Recensioni Film,

Il signor Diavolo

Il nuovo horror di Pupi Avati

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Pupi Avati, classe 1938, autore di commedie che mettono in primo piano teneri sentimenti amorosi e familiari è certamente anche uno dei più validi narratori italiani viventi del terrore. Un giorno il regista bolognese spiegò con semplicità questa apparente contraddizione: bambino timido e timoroso conosceva bene il significato della paura. Raffinato conoscitore della storia della magia, ma cresciuto in una realtà rurale e contadina intrisa di leggende, caratterizzata da stretto rapporto uomo/natura, culto dei morti e retaggi medioevali, Pupi Avati è il maggiore rappresentante del genere gotico padano. Dal capolavoro La casa dalle finestre che ridono, il cult Zeder, Tutti defunti… tranne i morti, al forse sottovalutato L’arcano incantatore. Il nascondiglio, risalente al 2007, è stato l’ultimo horror a vedere le sale prima de Il Signor Diavolo. Con Il Signor Diavolo infatti, Avati ritorna al mondo della paura ma anche al lungometraggio, dopo una lunga pausa dedicata a lavori televisivi.


In questa ottica di rientro quasi sperimentale, a tratti nostalgico, nel mondo della finzione cinematografica, va valutato il suo ultimo horror. In esso più che mai, emerge il divertimento di raccontare una storia di paura, di quelle che si mormorano accanto al fuoco o passano di bocca in bocca, sempre un po’ cambiate. Il protagonista è un bambino, al quale è stato insegnato a rivolgersi con deferenza ai potenti, e che quindi chiama il Diavolo con l’appellativo di “signore”. Il rispetto è la chiave di lettura del film, che racconta di un mondo antico. Il rispetto dei poveri per i ricchi, dei contadini verso i potenti, dei miseri impiegati nei confronti dei pezzi grossi del Ministero. Rispetto per le credenze, i simboli antichi, per pianti di neonati uditi levarsi all’improvviso nella notte di una sacrestia deserta, ed infine, rispetto per l’amore di una madre nei confronti di un figlio, anche se esso è l'incarnazione del demonio. In questo ultimo ruolo, quello della potente Vestry Musi, madre del ragazzo deforme nel corpo e nello spirito, rifulge di luce nera una Chiara Caselli dal fascino ambiguo, voce arrochita, cappello nero con veletta e calze smagliate.


Nell’autunno del 1952 è in corso l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un ragazzino ai danni di un suo coetaneo quattordicenne, che si dice fosse posseduto dal Diavolo. Il giovane ispettore Furio Momentè (Gabriele Lo Giudice) verrà inviato a Venezia per indagare. Egli, leggendo i verbali durante il viaggio in treno, viene a sapere che l’omicida, Carlo (Filippo Franchini), è un ragazzino sereno, che vive in simbiosi col miglior amico Paolino, fino all’arrivo di Emilio (Lorenzo Salvatori), un giovane dal comportamento squilibrato, che si dice abbia divorato a morsi la sorellina nella culla. Il regista ci mostra da subito un po’ tutto, visivamente parlando, rivelandoci carnefici e vittime, come in un racconto di vampiri. Affievolita la suspance, siamo consapevoli quindi di trovarci all’interno di una fiaba nera e che conosciuto l’autore del male, e intuite le sue conseguenze, accompagneremo l’ispettore Momentè, ragazzo dal facile sentimento amoroso e non privo di pietà filiale, nella sua ricerca, a tentoni nel buio.


L’eros si affianca a thanatos, come la terra al cielo, nella vasta campagna veneta, dove il verro, il maschio del maiale, viene sì mangiato ma anche temuto perchè può trasformarsi nel Signore del Male attraverso un procedimento magico. Lo scopo de Il Signor Diavolo non è tanto quello di mettere paura, quanto di ricordare e di raccontare una favola, fatta di riti e magie, che segue tortuosi sentieri nel buio e non si sa dove porti veramente. Nel cupo pessimismo del finale e nel mistero dei suoi protagonisti, ermetici e sfuggenti, si ritrova l’eco del più nero Roman Polański. Viaggio nel passato, attraverso magie ed orrori, Il Signor Diavolo diverte e intriga, ma più che spaventare, piuttosto immalinconisce. Il Male non è il vero Enigma, esso viene subito creduto e mostrato, il vero l’enigma è il cuore degli uomini.


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