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Terminator - Destino oscuro

2019-11-06 11:00

Marco Filipazzi

Film,

Terminator - Destino oscuro

Una storia che non aggiunge nulla né al genere, né alla mitologa della saga

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C’è un problema di fondo con il franchise di Terminator. Un problema che affligge tutti i film - al momento siamo a quota quattro - che sono venuti dopo Terminator 2 - Il giorno del giudizio: non hanno una storia da raccontare. Non è che i vari sceneggiatori e registi che si sono susseguiti abbiano sbagliato il tono o l’approccio alla storia (non sempre almeno), semplicemente non sono mai riusciti ad aggiungere nulla al discorso aperto (e chiuso) da Cameron con i primi due film. Qua e là ci sono anche delle buone intuizioni, sia narrative (l’app Genisys, che poi di fatto è Skynet, che minaccia d’infettare in maniera capillare ogni nostro dispositivo) sia visive (il futuro post-apocalittico di Terminator Salvation è davvero la cosa migliore del film) ma vengono sfruttate poco e male, preferendo far procedere la storia appoggiandola, nel migliore dei casi, al solito canovaccio. Nel peggiore dei casi, invece, le sceneggiature dei primi due episodi vengono remixate tra di loro e quel che ne esce è un concentrato di dei primi due film della saga: storie che conosciamo a memoria da più di 30 anni.


Tutto questo senza contare che dal 1984 - anno d’uscita del primo film - a oggi la fantascienza è andata avanti, evolvendosi di pari passo con il mondo che ci circonda, assumendo sfaccettature sempre più inquietanti e reali, di cui Terminator è stato una sorta di apripista, facendo avvicinare il pubblico a quel tipo di mondo. L’apocalisse robotica, le macchine che vogliono annientare l’uomo sono concetti che ciclicamente ritornano, ma adeguandosi all’evolversi dei tempi. Se nel 1991 abbiamo avuto Terminator 2 - Il giorno del giudizio, nel 1999 è uscito Matrix, il cui incipit è pressoché identico, ed entrambi sono debitori alle suggestioni dettate dai vari Dick, Gibson e Sterling.


Tutto questo panegirico per dire che anche James Cameron non si è inventato nulla, ha solo rielaborato una serie di idee portandole nel suo presente, ovvero il 1984. Possibile che 35 anni dopo nessuno riesca a fare lo stesso? Perché, a scanso di equivoci, Terminator - Destino oscuro è Terminator 2 - Il giorno del giudizio. Ma non nel senso che ne è il sequel diretto o che vengono affrontate tematiche simili... è proprio lo stesso film!


Due terminator vengono rimandati indietro dal futuro dove è in corso una guerra tra uomini e macchine. Quello buono deve trovare e proteggere una persona che un giorno sarà il capo della resistenza ai robot. Quello cattivo, ovviamente, ha la missione di terminare questa persona, in modo tale da salvaguardare l’imperante sistema informatico che governa il mondo. Dopo due ore di fughe e inseguimenti si arriverà al faccia a faccia finale in una fonderia. Anzi, in una fabbrica. Questa è la storia, spogliata di ogni fronzolo e orpello: non è forse la stessa, identica, spiccicata sinossi di Terminator 2 - Il giorno del giudizio? Non che nelle due ore in mezzo non ci si diverta: il REV-09 è visivamente molto riuscito, con il suo esoscheletro nero opaco; la regia di Tim Miller riesce a coreografare bene le scene d’azione, soprattutto nell’inseguimento iniziale in autostrada (anche quello, però, sembra una versione 2.0 della sequenza del viadotto in T2) e soprattutto, al contrario dell’ignobile Terminator Genisys, viene rispettato il comparto visivo dettato da Cameron nei primi due film.


La resa dell’azione è umana, soggetta allo sforzo fisico; i personaggi si affaticano, sanguinano, si sporcano (al contrario della patinatissima scena finale di Genisys). Ma sono tutti dettagli che, per quanto ben congegnati, restano un mero contorno. Un po’ come Linda Hamilton e Arnold Schwarzenegger, la cui presenza sembra essere giustificata più per attirare i fan in sala che per veri motivi legati alla storia. Una storia che, dispiace (ri)dirlo, ma non aggiunge nulla né al genere, né alla mitologa della saga. Viene quindi da chiedersi quale sia stato l’apporto di James Cameron, il cui ritorno al franchise è stato sbandierato nella campagna marketing. Il regista canadese infatti, dopo Terminator 2 - Il giorno del giudizio, si era allontanato dalla saga, salvo tornare per questo sesto capitolo in veste di produttore e co-autore della storia. Che abbia sbagliato a pescare gli appunti dal suo cassetto delle idee e abbia consegnato agli sceneggiatori la vecchia bozza di T2?


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