​CONTATTI


facebook
twitter
linkedin
youtube
instagram
Sisbianco
Sisnero

CONTATTI

Piano9logobianco
Piano9logobianco

Via Carlo Boncompagni 30
20139 Milano (MI)
+39 340 5337404
ufficiostampa@silenzioinsala.com

 

Via Carlo Boncompagni 30
20139 Milano (MI)
+39 340 5337404
ufficiostampa@silenzioinsala.com

 

SILENZIOINSALA.COM – Più che spettatori
un progetto di Piano9 Produzioni

CONTENUTI IN EVIDENZA

La terra dell'abbastanza

2018-10-05 10:00

Monica De Simone

Recensioni Film,

La terra dell'abbastanza

Un racconto di formazione sulla perdita di innocenza di due ragazzi come tanti

49781-.jpeg

Mirko e Manolo sono due amici che vivono alla periferia di Roma. Due ragazzi come tanti, compagni fraterni di mille avventure la cui vita semplice e scanzonata cambia una sera quando, per sbaglio, investono il pentito di un potente clan criminale. Inizialmente spaventati dall’accaduto i due, spinti dal padre di Manolo, approfitteranno della (involontaria) uccisione dell’uomo per guadagnarsi il rispetto del clan e un ruolo all’interno dell’organizzazione criminale.


La terra dell'abbastanza presentato nella sezione Panorama al Festival di Berlino 2018 e vincitore del Nastro d’Argento 2018 per la categoria Miglior Regista Esordiente, è il primo lungometraggio di due fratelli registi e sceneggiatori romani: Damiano D'Innocenzo e Fabio D'Innocenzo. Non è un’impresa facile definire il genere al quale appartiene La terra dell'abbastanza. Pur condividendo ambientazione e tematiche con un certo cinema crime in continua ascesa nel panorama cinematografico italiano, la pellicola in realtà offre una rilettura originale e personalissima dell’italian gangster movie. La narrazione sfugge ai luoghi comuni del racconto di periferia e malavita evitando tutti rischi del “già visto”. Il percorso dei protagonisti non ha nulla di affascinante o accattivante: Mirko e Manolo compiono i loro passi in un ambiente criminale squallido tra case diroccate e luoghi desolati. La periferia semideserta è teatro di una realtà in cui non c’è possibilità di redenzione o salvezza, una terra di nessuno che ingoia i suoi abitanti trascinandoli verso l’inevitabile baratro. Un luogo/non luogo in cui i protagonisti si muovono come automi cercando invano di riscattarsi da quell’ “abbastanza” che pesa come un macigno.


La struttura del film delinea le tappe di un racconto di formazione che focalizza l’attenzione sul percorso emotivo dei personaggi, sulla perdita di innocenza di due ragazzi come tanti che, pur non desiderando di entrare a far parte del mondo della criminalità, al momento opportuno non sapranno dire di no alla possibilità di svoltare. Una svolta che ha il sapore dei soldi, della droga, del potere, del sesso. La centralità della storia di Mirko e Manolo e il carattere intimista del film si traduce in scelte formali sobrie e a tratti neorealiste. La macchina da presa si incolla ai volti dei protagonisti, segue ossessivamente i loro gesti, coglie e riporta ogni minima espressione. Non registra mai il superfluo ma esplora il necessario.


La violenza non è ostentata perché mai protagonista. Gli omicidi sono quasi sempre fuori dal campo visivo o rimangono sullo sfondo. La fotografia e il montaggio si muovono nella stessa direzione preferendo l’essenzialità alla ridondanza, la sottrazione all’eccesso. A dare voce a due figure complesse, tragiche ma mai descritte come vittime delle circostanze, Andrea Caperzano (già protagonista dell’interessante Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni) e Matteo Olivetti, al suo primo ruolo cinematografico. I due interpreti riescono a conferire ai personaggi un’aura di profonda umanità e cupa disperazione anche quando le loro azioni rivelano una freddezza e un distacco inaspettati e a tratti incomprensibili. Ad affiancare i due attori un inedito Max Tortora, nel ruolo dolorosamente grottesco di Danilo, il padre di Manolo, e Luca Zingaretti che incarna perfettamente la schizofrenica personalità del boss Angelo che alterna momenti di magnanimità a scatti di disumana violenza. Intensa l’interpretazione di Michela Mancini nel ruolo di Alessia, la madre di Mirko, una donna sola e senza mezzi necessari per reagire alla vita. La terra dell'abbastanza è un racconto coraggioso, specchio di una violenza che non ha nulla di glamour ma che riflette la miseria di un grigio e profondo vuoto dell’esistenza.


www.silenzioinsala.com @ All Right Reserved 2020 | Sito web realizzato da Flazio Experience  | P.IVA 10731440961

www.silenzioinsala.com @ All Right Reserved 2020 | Sito web realizzato da Flazio Experience  | P.IVA 10731440961


facebook
twitter
linkedin
youtube
instagram

facebook
twitter
linkedin
youtube
instagram
zhifei-zhou-XO4A1pWBEbE-unsplash

Supporta Silenzio in Sala

Quickly engage integrated total linkage whereas backward-compatible methodologies.

Efficiently synergize state of the art interfaces vis-a-vis value-added services. 

Create Website | Free and Easy Website Builder