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un progetto di Piano9 Produzioni

Transfert

2018-01-28 11:00

Andrea Desideri

Recensioni Film,

Transfert

Un thriller dai risvolti psicoanalitici

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Stefano è un giovane psicoterapeuta, molto sensibile e competente in materia. Dopo anni di studio, comincia a esercitare la professione. Ma una cosa sono gli studi, un'altra è la realtà lavorativa: i suoi primi pazienti si rivelano molto complicati da gestire; o, forse, è lui stesso a non padroneggiare il vortice di emozioni con cui deve fare i conti. Sedute di psicoterapia dai mille risvolti diventano terreno fertile per una lunga serie di intrighi e capovolgimenti al limite della tensione.


Massimiliano Russo è un regista agli esordi: nel suo primo lungometraggio ha deciso di partire dalla Sicilia per raccontare un thriller dai risvolti psicologici. Le influenze delle ultime tendenze televisive e cinematografiche hanno avuto il loro peso, anche se Transfert usa la psicologia - come suggerisce il nome - al pari di un espediente retorico. Le crisi, i dubbi, le turbe psichiche, non sono altro che una finestra sul cortile del thriller. Semplice regalare pathos e emozioni a colpi di action: Massimiliano Russo, invece, osa. Guarda oltre lo steccato, si esalta sovvertendo gli standard, ma soprattutto parte dal presupposto che ogni conseguenza nella vita è figlia di atti ben precisi, di scelte, di decisioni mancate. Così come mancati, nel tempo, sono stati gli appuntamenti possibili per fruire di questo progetto. Varie peripezie e altrettanti ostacoli dovuti al sistema produttivo hanno fatto slittare di parecchio la distribuzione di Transfert: poi la macchina si è rimessa in moto e gli ingranaggi sembrano esser ripartiti, dal basso.


In un certo senso, la ripartenza è il fil rouge che lega l'intera vicenda e il suo creatore. In un costante gioco di specchi e profondità analitiche, ogni occasione è buona per confrontarsi, per porsi domande. Magari proprio quelle domande che fanno più paura, perché portano ad azioni in cui la spietatezza potrebbe avere la meglio. Un continuo perdersi e ritrovarsi, all'interno del percorso che il protagonista fa con i suoi pazienti; la parte per il tutto, prototipo di sineddoche del cinema italiano, in cui nessuno si salva da solo. E, molto spesso, a fondo vanno anche coloro che sono mossi da buone intenzioni: il terapeuta indica la via ma porta con sé le ansie e gli scheletri nell'armadio altrui, con cui dovrà poi fare i conti, trascinando questo fardello durante la quotidianità. La visione d'insieme offre un'avvincente sfida intellettuale con precisi climax che arricchiscono la vicenda: molti dialoghi - come era lecito aspettarsi - infarciti dal giusto numero di colpi di scena. Un'opera prima che difficilmente passerà inosservata.


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