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Il giustiziere della notte

2018-03-06 11:00

Marco Filipazzi

Recensioni Film, Azione, giustiziere della notte,

Il giustiziere della notte

Il giustiziere della notte: sembra un remake, ma non lo è

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Sembra un remake, ma non è un remake. Diciamolo subito, a scanso di equivoci, in modo tale da distogliere il pensiero da questo titolo così ingombrante. Il nuovo film di Eli Roth è un revenge-movie come ce ne sono stati tanti negli ultimi 40 anni (ma anche di più!) che per uno strano gioco del destino ha il medesimo titolo di un film culto del 1974 con protagonista Charles Bronson. E per il medesimo inganno del fato il protagonista della vicenda ha anche lo stesso nome, Paul Kersey. Ma entrambe sono solo mere coincidenze, perchè se il film si fosse intitolato Sete di vendetta e il protagonista chiamato Mario Rossi sarebbe stata la stessa cosa. Anzi, forse sarebbe stato meglio, così non sarebbe incappato in impacciati giochi d’omonimia e paragoni a opera di pubblico e critica.


Perciò non paragoniamo, ma giudichiamo Il giustiziere della notte di Eli Roth come se fosse un originale film di vendetta basato su un romanzo di Brian Garfield. D’altra parte dagli scritti di questo autore hanno tratto un sacco di film: Gli ultimi giganti (wester dove un ranger in pensione si lancia all’inseguimento dell’uomo responsabile della morte di sua moglie), Freshburn (storia di un soldato che si vendica di chi gli ha commesso soprusi), Death sentence di James Wan (plot identico a Il giustiziere della notte), tutti più o meno incentrati sul tema della giustizia personale.


Bruce Willis interpreta un chirurgo (il cui nome non è così importante) con una bella villa e una serena famiglia. Una sera un gruppo di teppisti fa irruzione in casa sua uccidendogli la moglie e mandando in coma la figlia. Rendendosi conto dell’incapatità della polizia di trovare e arrestare i colpevoli, Willis decide di farsi giustizia da solo in un’escalation di violenza.


Con questa storia Eli Roth prosegue un discorso personale che ha iniziato in Knock Knock, film del 2015 estremamente sottovalutato da critica e pubblico. Se lì Keanu Reeves - un padre di famiglia che una notte, solo in casa, fa entrare due ragazze e cede alle loro tentazioni – era carnefice e vittima della sua debolezza, artefice stesso della distruzione della sua famiglia e della sua vita; qui Bruce Willis è uno stoico eroe tutto d’un pezzo.


Se Reeves si dimostrava un debole e veniva punito, con le sue tentazioni sbandierate al vento per annichilirlo il più possibile perchè non ha rispettato la sacralità della famiglia, il protagonista de Il giustiziere della notte è un granitico paladino di essa e dei diritti degli americani. Fiero di se stesso (la fulminante risposta al poliziotto nell’incipit iniziale) e fermamente convinto di essere nel giusto al punto da non ricorrere mai alla violenza (il battibecco alla partita di softball). Il prototipo dell’americano modello, che sfiora il caricaturale se paragonato al personaggio di Charles Bronson (protagonista di un film sempre tratto da Brian Garfield). Ma poi la farsa finisce, qualcosa nella società in cui così profondamente crede non funziona: dei malviventi distruggono la sua vita e le autorià con sono in grado di rendegli la giustizia dovuta. Così questo "Capitan America" in carne e ossa cade e decide di infrangere le regole che per tutta la vita ha rettamente seguito, andando ad estirpare personalmente le erbacce che infestano gli Stati Uniti.


Sin dall’esordio con Cabin Fever – in cui si prendeva gioco dei redneck con una chiusura del film che, oltre a evocare La notte dei morti viventi, è una vera e propria presa in giro verso i suoi bigotti connazionali – Eli Roth non è nuovo a queste satire più o meno velate. Il suo Il giustiziere della notte non fa eccezione, basandosi su di una sceneggiatura inflessibile che rispetta tutti i canoni imposti dal revenge, un uso moderato ma gustoso del gore e soprattutto una regia spassionata, che gioca tantissimo sul volto di Bruce Willis. La sua trasformazione in Giustiziere avviene lentamente, senza clamore o scene plateali, pianti isterici o senso di rimorso. Solo piccoli smorfie e piccoli gesti che fanno virare il personaggio dagli inflessibili valori patriottici verso la spietata punizione dei colpevoli. Un film assolutamente godibile, che sfodera più di una trovata e che si piazza degnamente all’interno della categoria dei film di vendetta.


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