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Un sogno chiamato Florida

2018-03-19 11:00

Marcello Perucca

Film,

Un sogno chiamato Florida

È un’America borderline, quella descritta da Sean Baker

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Vivere al Magic Castle Hotel, un residence dalle pareti colorate di lilla, può sembrare piacevole e divertente. Soprattutto se il residence si trova a pochi passi da Disneyland, il parco dei divertimenti più famoso al mondo. Per Moonee, Scooty e Jancey - i giovani protagonisti di Un sogno chiamato Florida, ultima fatica dello statunitense Sean Baker - effettivamente le giornate trascorrono in libertà, scorrazzando e divertendosi spesso a spese degli adulti. Peccato, però, che per gli adulti in questione, la vita non sia così prodiga di soddisfazioni e divertimenti. Perché il luogo dove abitano è un motel che accoglie gente che fatica a sbarcare il lunario. Madri sole che faticano a tirar su i figli; giovani donne che, come Halley, mamma della seienne Moonee, passano le giornate a guardare tv spazzatura, a litigare con Bobby, il gestore del motel - interpretato da un ottimo William Dafoe – o, peggio, a prostituirsi per poter pagare l’affitto.


È un’America borderline, quella descritta da Sean Baker. L’America povera e derelitta delle periferie in cui il sogno americano, con le luci sfavillanti del parco dei divertimenti, si frantuma inesorabilmente sulle pareti del residence, inutilmente colorate per fingere un’allegria che qui, nella parte sbagliata di Disneyland, non c’è più. Nella pellicola di Baker – presentata alla Quinzaine di Cannes e al 35° Torino Film Festival - non succede granché. Le giornate dei protagonisti trascorrono sempre uguali, con i soliti problemi e le solite difficoltà. Forse troppo uguali per lo spettatore che, dopo circa un’ora di spettacolo, inizia a domandarsi se, prima o poi, potrà accadere qualcosa di diverso. Un limite oggettivo di un film che, tuttavia, prende quota nel finale, quando il dramma irrompe, inesorabile, nella vita di Halley e Moonee.


Un sogno chiamato Florida ha il merito di far conoscere una realtà inimmaginabile ai più. La progressiva crisi che ha colpito molti americani e ha trasformato i motel che sorgono ai lati della US Highway 192, l’arteria che taglia in due la Florida, da luogo per turisti spensierati ad abitazioni per famiglie in difficoltà. Qui i protagonisti del film rappresentano l’altro volto dell'American Dream. Un sogno che si dissolve nel pianto, tanto disperato quanto improvviso, della piccola Moonee, interpretata da una fantastica Brooklynn Prince. Il mondo fiabesco e luccicante della Disney è sempre là, dall’altra parte della strada, inutile per chi, come gli abitanti del Magic Castle Hotel, è stato relegato nei bassifondi della società.


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