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L'altra metà della storia

2017-10-16 10:00

Edoardo Ribaldone

Recensioni Film,

L'altra metà della storia

Ottimi attori per un film ben fatto, ma non troppo originale

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Nel prologo, ambientato nei quartieri alti londinesi, conosciamo l’agiato pensionato Tony, quintessenza della borghesia intellettuale: divorziato da una donna di classe, anche se ormai sfiorita, e padre della bella ed emancipata figlia Susie, che ha deciso di allevare da sola il nascituro. Punto di svolta della vicenda, perturbazione dell’equilibrio, si verifica quando Tony riceve una lettera da un conoscente defunto. Tony dovrà però combattere con l’ufficio legale per scoprire che l’oggetto da raggiungere è in realtà un diario appartenete a un suo ex amico e compagno d’università.


Attraverso un ampio uso di analessi e della confessione di Tony all’ex moglie Harriet, lo spettatore viene a sapere della prima fiamma dell’allor giovane Tony e dell’amico e compagno Adrian, autore del diario ereditato dal protagonista. Per rispondere agli interrogativi di un passato ormai più che decennale, Tony si rivolge a Sara (Charlotte Rampling, immancabile interprete di tutte le produzioni di lustro europee, meglio se francoinglesi), custode del diario di Adrian. Ma da quell’incontro risolutore, Tony scoprirà che forse la sue memoria ha celato i fatti più dolorosi del passato per consentirgli una vita agiata e sceva di preoccupazioni.


Il film, che come molto cinema inglese finisce col reggersi in gran parte sul contributo attoriale, rivela notevoli punti di contatto con coeve opere europee. Pensiamo ad esempio a Sotto falso nome (2003) di Roberto Andò, nel quale uno scrittore si trova ricattato e minacciato di una denuncia di plagio. Ma anche al coevo The Human Stain di Robert Benton, dove un professore allontanato dall’insegnamento per presunte affermazioni razziste, grazie a una relazione con una bellissima donna - che cela a sua volta un oscuro segreto che la tormenta - trova la forza di raccontarle, dopo quarant’anni di silenzio, un episodio del suo passato che ne ha inevitabilmente segnato in negativo l’esistenza. Rammentiamo infine quei film di Woody Allen in cui la morale pare essere, come sostiene il protagonista di Match Point: «Impara a nascondere lo sporco sotto al tappetto o verrai travolto».


Ecco allora che, alla luce di questi riferimenti, L'altra metà della storia appare dunque un film solidamente interpretato e convenzionalmente diretto, ma ampiamente derivativo sul piano tematico.


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