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A Casa Tutti Bene

2018-02-04 11:00

Andrea Desideri

Film,

A Casa Tutti Bene

Muccino racconta le contraddizioni delle famiglie allargate

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Pietro e Alba festeggiano le nozze d'oro. Per rinnovare la promessa matrimoniale, i due organizzano una funzione accompagnata da un ricevimento in grande stile. Vogliono al loro fianco la famiglia al completo, per cui chiamano a raccolta sull'isola di Ischia figli, cugini, nipoti, fratelli, sorelle, mogli, mariti ed ex mogli. A causa di un imprevisto dovuto al maltempo, terminato il lieto evento, questo nucleo familiare allargato sarà costretto a coabitare nella villa patronale. La tempesta non si abbatterà soltanto sugli scogli del mare campano, ma attraverserà ognuno di loro che dovrà ritrovarsi a fare i conti con vizi e virtù parentali.


A Casa Tutti Bene, commedia sentimentale dal retrogusto amaro, non è partito sotto i migliori auspici: le prime riluttanze sono arrivate al momento dell'uscita della locandina di presentazione. Un autoscatto generale, che raffigura l'intero cast (di ben 20 elementi) raggruppato sotto una nube che oscura il sole. Il nero della tempesta che si fa largo, intorno allo splendore apparente. Una lettura prevedibile, che ha lasciato interdetti parecchi. Lo scetticismo sarebbe dovuto scivolare via, proprio come una tempesta, dopo la visione del film. Invece quest'ultima creazione di Gabriele Muccino si porta dietro più dubbi che certezze. Il regista romano vive fasi alterne: riesce a toccare il cuore del grande pubblico internazionale con La ricerca della felicità e finisce col perdersi in sé stesso non appena rimette piede in Italia. Quando torna a casa non va tutto bene, come scandisce il titolo del suo ultimo lavoro. Anzi.


Gabriele Muccino sceglie di nuovo l'Italia e un cast assortito, per provare a raccontare la famiglia - intesa come nucleo - e le sue contraddizioni. Quel che ne vien fuori sono una serie di cliché, pensati male ed elaborati peggio: la fiera della retorica. Emerge, senza troppa fatica, una morale lastricata di luoghi comuni. Riesce difficile persino trovare una giustificazione a quei meccanismi che in passato hanno reso celebri i film sentimentali: troppe pause, silenzi ingiustificati, sospiri esagerati (anche quando non servirebbero), dialoghi intrisi di frasi fatte senza né capo né coda. Un progetto che coinvolge diverse generazioni di colleghi e attori: dai più anziani Stefania Sandrelli e Ivano Marescotti, ai giovani Christian Marconcini ed Elisa Visari. Il beneficio del dubbio lo lasciamo agli esordienti, che magari possono ancora giocarsi la carta dell'emozione per il debutto sul grande schermo; alibi che non può (e non deve) riguardare le cosiddette conferme: una Carolina Crescentini decisamente vicina a Corinna Negri - personaggio di Boris che l'ha resa celebre - piuttosto che a Ginevra (moglie desiderosa di attenzioni nel disegno di Gabriele Muccino). Pierfrancesco Favino asettico: la sua affidabilità e le doti recitative qui non hanno trovato molta linfa. Lo stesso vale per Sabrina Impacciatore e Stefano Accorsi, il quale - nei film del regista romano - sembra sempre subire un'involuzione. In questo periodo ancora più evidente, poiché l'attore bolognese è contemporaneamente nelle sale con Made in Italy in cui esprime ben altre qualità.


Se il cast corale gode di ottima fama, nonostante i nomi altisonanti non riesce a sorprendere. La responsabilità deve allora trovarsi forse nella sceneggiatura. In effetti, qui, c'è un debutto: quello di Sabrina Impacciatore, che in quest'occasione si è divertita a scrivere trame oltre che a recitarle. I risultati non sono eccezionali. A Casa Tutti Bene è ripetitivo, a tratti stantio. Un'ora e quarantacinque che passa lentamente, troppo lentamente. Un prodotto più simile a una fiction da tivù generalista, piuttosto che al cinema vero.


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