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Black Butterfly

2017-07-10 10:00

Riccardo Tanco

Recensioni Film,

Black Butterfly

Il thriller con protagonisti Antonio Banderas e Jonathan Rhys Meyers

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Paul (Antonio Banderas) è un ex sceneggiatore e scrittore in crisi creativa che vive in una casa isolata nella campagna del Colorado. Un giorno, incontra Jack (Jonathan Rhys Meyers), un vagabondo che lo ha salvato da un'aggressione. Per sdebitarsi, Paul ospita Jack nella propria casa: ma l'uomo prende in ostaggio Paul, costringendolo a scrivere un romanzo.


Dopo aver diretto nel 2008 il film d'esordio Boston Streets, l'attore e regista Brian Goodman torna a girare con Black Butterfly. Goodman sceglie i territori di un thriller drammatico dai risvolti psicologici, quasi interamente girato all'interno di una casa e strutturato sul rapporto ambiguo tra i due protagonisti. Paul, un ex scrittore caduto in disgrazia, la cui vita viene stravolta dal vagabondo Jack. Dopo un inizio drama, il film si poggia sul cambiamento repentino del personaggio di Jack, che inizia a perseguitare il malcapitato Paul, imprigionandolo nella propria casa e obbligandolo a scrivere un libro basato sulla loro vicenda. Alle prime battute, un film come Black Butterfly sembrerebbe seguire gli stilemi del thriller con protagonista uno psicopatico sconosciuto, flirtando con il sottogenere dell'home invasion, dove il ruolo della vittima tocca a uno spaesato Antonio Banderas e quello del cacciatore a un manieristico Jonathan Rhys Meyers. L'andare lievemente inquietante, ma poco teso del film, ne svela l'intento meta-letterario e meta-cinematografico, dove il romanzo in creazione, protagonista della trama, diventa esso stesso la storia del film in divenire. Brian Goodman prova a sviluppare un potenziale discretamente interessante, ma si lascia bloccare in un binario monotematico troppo scontato, come l'(abusato) contrasto di verità vs finzione. Black Butterfly non riesce a uscire da questa mezza identità, poco definito tra il thriller televisivo e una riflessione più centrata sulla sovrapposizione tra romanzo e realtà. Non basta neanche il colpo di scena, forzato verso il finale, che vorrebbe rimescolare le carte. La scrittura resta poco sorprendente, nonostante gli schizofrenici cambi di rotta che attraversano il film.


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