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Liza, la Principessa Volpe

2017-05-11 10:00

Maurizio Encari

Film,

Liza, la Principessa Volpe

Una commedia nera, ricca di bizzarrie

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La trentenne Liza lavora come infermiera privata per l'anziana Marta, vedova di un ambasciatore giapponese, da ben dodici anni. A farle compagnia, nel suo ingrato e quotidiano compito, è il fantasma di Toni: un cantante pop nipponico degli anni '50, talmente innamorato di lei da non esitare a uccidere tutti i suoi potenziali spasimanti. Quando Marta muore in circostanze sospette, la polizia concentra i sospetti proprio su Liza e le indagini vengono affidate al sergente Zoltan il quale, giorno dopo giorno (e cadavere dopo cadavere), comincia a provare qualcosa per la ragazza.


È stato definita la versione macabra de Il favoloso mondo di Amélie, questa commedia nera ungherese presentata alla 19esima edizione del Future Film Festival di Bologna. Ed effettivamente non sono pochi i punti di contatto con la pellicola di Jean-Pierre Jeunet: a cominciare proprio dalla caratterizzazione della stralunata protagonista, una giovane donna che ancora non conosce niente della vita e degli uomini. Viaggia sulle vie di un esilarante surrealismo dark l'esordio nel lungometraggio di Károly Ujj Mészáros, ricettacolo filmico bizzarro e magnetico ricco di influenze che guardano al folklore del Sol Levante. Irresistibile la scelta di far vestire i panni dell'ectoplasmatico villain a un improbabile cantante con gli occhi a mandorla, con tanto di canzoni in lingua madre che accompagnano diverse sequenze. Nella sua marcata originalità, Liza, la Principessa Volpe rivela una frizzante personalità che lo rende un titolo più unico che raro, geniale mix tra una prorompente comicità e toni più dark. La progressiva eliminazione degli spasimanti, "fatti fuori" in modi sempre più assurdi, strappa risate a scena aperta; mentre la non banale crescita della relazione tra Liza e il sergente Zoltan regala scorci di sincera tenerezza. Fino all'apocalittico finale, in cui l'elemento sovrannaturale acquista maggior forza in vista della definitiva resa dei conti. Tra citazioni degli stilemi horror e questo sotterraneo alone romantico, i novanta minuti sono una visione piacevole e fresca che intrattiene con stravagante raffinatezza.


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