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Guardia del corpo

2017-04-26 10:00

Vito Sugameli

Recensioni Film,

Guardia del corpo

Un astuto soft drama travestito da thriller

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L'ex agente segreto Frank Farmer (Kevin Costner) si lascia il passato alle spalle e, corroso dai sensi di colpa, decide di accettare un complicato incarico come guardia del corpo per l'attrice e cantante più famosa del momento: Rachel Marron (Whitney Houston). Rachel, ingestibile e capricciosa,non intende rinunciare alla propria libertà. In un primo momento rifiuta l'aiuto di Farmer, che la vorrebbe più accorta e responsabile, fino a quando le pressanti minacce di morte da parte di un misterioso maniaco non le faranno cambiare idea. Nel frattempo tra la diva e la guardia del corpo si sviluppa un sentimento conflittuale, un amore soffocato dalle esigenze professionali di lui e dalle insicurezze di lei.


Prodotto e interpretato da Kevin Costner, Guardia del corpo ha riscosso negli anni novanta un notevole successo al botteghino, immortalato dai 16 milioni di dischi venduti della colonna sonora, con I Will Always Love You di Dolly Parton reinterpretata da Whitney Houston salita in testa alle cassifiche mondiali. Un risultato a dir poco curioso: il romantic-thriller sceneggiato da Lawrence Kasdan soffre di evidenti vuoti narrativi, situazioni ostentate e intrecci che fanno a cazzotti con la logica. L'escalation che porta allo smascheramento del colpevole mostra il fianco a enormi interrogativi, inspiegabili conclusioni che di fatto non raccontano la psicologia della professione (il riferimento alla filosofia orientale, con le immagini de La sfida del samurai di Akira Kurosawa, lascia il tempo che trova) ma si limitano a sfruttarla per riproporre l'ennesima storia d'amore tra due personalità agli antipodi. Purtroppo i capelli corti e l'aria da duro non fanno di Kevin Costner un agente credibile, piuttosto freddo e imbolsito. Come produttore se la cava meglio, traendo il massimo da una sceneggiatura proposta a diversi Studios e rifiutata ben 67 volte: è suo il merito di aver puntato su Whitney Houston, andando contro l'iniziale disappunto della produzione ed evitato discorsi retorici sulle differenze etniche (l'uomo bianco innamorato della donna nera). La scelta di Mick Jackson dietro la macchina da presa ha giovato solo ed esclusivamente allo slancio economico della pellicola, rimasta vedova di uno spessore artistico ed emotivo che potesse renderla intramontabile a prescindere dalla spinta commerciale della colonna sonora. Guardia del corpo è un astuto soft drama travestito da thriller, patinato e incoerente. Un lungo videoclip musicale che esalta la bellezza e le doti (canore e attoriali) di un'indimenticabile icona pop, alla quale si deve l'altrimenti inspiegabile successo del film.


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