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Tomb Raider

2018-03-14 11:00

Roberto Semprebene

Recensioni Film, avventura, tomb raider,

Tomb Raider

Lara Croft torna al cinema

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A distanza di 15 anni dalla sua ultima apparizione cinematografica ({a href='https://www.silenzioinsala.com/4147/lara-croft-tomb-raider-la-culla-della-vita/scheda-film'}Lara Croft: Tomb Raider - La culla della vita{/a}) Lara Croft torna sul grande schermo grazie a Roar Uthaug, con il reboot cinematografico della saga. In termini videoludici il film di Uthaug si ispira a un prodotto del 2013 che propone una Lara Croft ben diversa da quella presentata al mondo da Core Design nel 1996 e poi portata al successo cinematografico da Angelina Jolie: se a quel tempo Lara Croft era un’affermata archeologa, bella ed estremamente sicura di sé e dei propri mezzi, la Lara del reboot a opera di Crystal Dynamics per Square Enix è una giovane laureata, determinata a farsi un nome nel campo dell’archeologia, ma che non ha ancora maturato una piena consapevolezza di sé e delle proprie abilità, più vicina a una ragazza reale che alla supereroina degli anni ’90.


La stessa situazione, con alcune variazioni nelle premesse, caratterizza la protagonista interpretata da una determinata e atletica Alicia Vikander, che raccoglie il testimone di Angelina Jolie in modo abbastanza credibile e affine al nuovo corso del personaggio; pur con differenze importanti e alcune battute poco efficaci distribuite qua e là. La Lara della Vikander si trova a Londra per scelta personale: da quando il padre, Sir Richard Croft (Dominic West), è scomparso, Lara cerca di sbarcare il lunario con le proprie forze, rifiutando di ricorrere alla milionaria fortuna di famiglia. Quando ormai è prossima a rinunciare alla speranza che il padre sia ancora vivo da qualche parte, la giovane trova degli indizi del suo ultimo viaggio, che la inducono a partire alla volta di una sperduta isola giapponese, alla ricerca della spaventosa regina Himiko.


Se la sceneggiatura a opera di Geneva Robertson-Dworet e Alastair Siddons rielabora la storia del videogioco per costruire un’avventura affine ma diversa, la fotografia di George Richmond, il setting di Gary Freeman e i costumi di Colleen Atwood sono molto precisi nel riportare su grande schermo la resa estetica di un videogioco che, fra le sue qualità, aveva indubbiamente grafica e mood. In tal senso, senza nulla togliere all’impegno dei producer del film, la resa estetica delle moderne produzioni videoludiche propone delle opere di tale qualità e dettaglio da rappresentare un riferimento che consente pochi errori.


Cionondimeno, si nota nel corso del film una buona attenzione alle specificità dell’avventura che si vive giocando a {a href='https://www.silenzioinsala.com/4144/tomb-raider/scheda-film'}Tomb Raider{/a}: l’ansia della tempesta che porta Lara sull’isola, l’uso dell’arco e della piccozza, i rompicapo da risolvere, il conflitto con le forze mercenarie guidate dallo spietato Vogel (Walton Goggins) e l’atmosfera horror che caratterizza le rovine della tomba di Himiko. In termini di prospettiva, le variazioni che il film propone rispetto al videogioco semplificano la storia del singolo episodio e al contempo pongono le basi per dei sequel, creando un antagonista “ombra” in realtà piuttosto chiaramente individuabile prima che venga esplicitato. Il meccanismo di differenziazione è analogo a quello adottato dalla saga cinematografica di Resident Evil rispetto alla propria opera d’origine, ma l’effettiva probabilità di vedere dei sequel dipenderà molto da come questo primo capitolo verrà accolto.


E questo ci porta al momento dei “ma”. A dispetto di quanto di buono detto, e pur riconoscendogli una qualità generale accettabile, {a href='https://www.silenzioinsala.com/4144/tomb-raider/scheda-film'}Tomb Raider{/a} presenta un classico problema delle trasposizioni da videogioco a film (che nel corso degli ultimi 20 anni è stato raramente superato, spesso film che, più che a uno specifico titolo facevano riferimento alla cultura videoludica tout court): se la resa estetica di {a href='https://www.silenzioinsala.com/4144/tomb-raider/scheda-film'}Tomb Raider{/a} è soddisfacente e apprezzabile tanto dai videogiocatori quanto da spettatori non avvezzi al gioco (sempre meno, a giudicare dalle statistiche), il comparto narrativo - votato inevitabilmente alla costruzione delle scene d’azione - trascura la costruzione dei personaggi secondari e costruisce stereotipi, calati in un contesto che è esso stesso una rielaborazione poco variata di uno standard. Il punto debole di {a href='https://www.silenzioinsala.com/4144/tomb-raider/scheda-film'}Tomb Raider{/a} risiede quindi nella necessità di condensare in due ore (neanche pochissime in fondo) una storia che nel videogioco è molto più approfondita e dettagliata, sia nel delineare i personaggi, sia nel raccontare i contesti storici e contemporanei di quanto affrontiamo. Il {a href='https://www.silenzioinsala.com/4144/tomb-raider/scheda-film'}Tomb Raider{/a} cinematografico è il videogioco spogliato della propria interattività, la cui perdita non è compensata adeguatamente: ne risulta un film d’azione carino, ma non memorabile.


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